I giornalisti del Corriere della Sera hanno respinto all’unanimità il piano dell’azienda che prevede 50 nuovi prepensionamenti e hanno affidato al cdr tre giorni di sciopero. La parola scritta dal cdr e confermata dall’assemblea è “irricevibile”. La stessa usata nei giorni scorsi dall’assemblea della Stampa per un piano presentato dalla Gedi e quindi dal nuovo padrone John Elkann. Anche lì c’erano sul tavolo prepensionamenti, ventidue, più altre 15 uscite.

Il Cdr del Corriere della Sera ha incontrato l’azienda nel pomeriggio di mercoledì 5 febbraio, l’assemblea si è svolta il giorno successivo. Il documento presentato dai delegati dell’editore Urbano Cairo -si legge nel comunicato del cdr- “comporterà per il Corriere della Sera una riorganizzazione del lavoro dalla quale conseguiranno 50 esuberi su un organico complessivo di 354 giornalisti. Di fatto l’azienda ci prospetta un taglio del 15% del corpo redazionale. Un obiettivo inaccettabile perché comporterebbe un drastico impoverimento del giornale. Se poi il numero di 50 esuberi non dovesse essere raggiunto, la ricaduta economica per l’intera redazione sarebbe pesantissima. Questo in un’azienda che lo scorso anno ha distribuito dividendi per oltre 30 milioni”.

figure del mondo digitale

 A fronte di questi tagli, dicono i cinque membri del cdr, Rcs prevede investimenti irrisori e di dubbia natura. Inoltre non viene confermato in maniera chiara ed esplicita il cambio del sistema editoriale, annunciato “entro il 2020” in una precedente riunione. In caso di prepensionamenti, infine, si parla di ingressi di “nuove figure legate al mondo digitale”, lasciando dunque intendere che possano essere non giornalisti. Prospettiva che il Cdr rigetta con forza.

Il piano punta su una nuova “riorganizzazione aziendale con vocazione al digitale, che non lascia immaginare, nemmeno in linea teorica, le possibili ricadute economiche in grado di invertire il trend negativo di ricavi editoriali e pubblicitari”.

Dopo La Stampa, il Corriere. E la RCS, perché Cairo ha chiesto altri 15 prepensionamenti alla Gazzetta dello Sport e 10 ai Periodici. Stavolta la stagione delle ristrutturazioni aziendali a spese dei conti pubblici e dell’Istituto di previdenza dei giornalisti, sembra essere meno semplice che nel passato. Il governo Pd-5 Stelle proprio ieri ha inaugurato un tavolo per il risanamento dell’Inpgi. Ma a dicembre, mentre veniva programmato questo impegno, a sorpresa il sottosegretario per l’editoria, Andrea Martella, inseriva nella legge finanziaria una norma che finanziava circa altri 120 prepensionamenti dal 2020 al 2027 con uno stanziamento di 28 milioni. La norma prevede che per ogni due prepensionamenti gli editori debbano fare un’assunzione. Ma -altra clamorosa sorpresa- non necessariamente di giornalisti. Gli editori, al posto dei giornalisti, possono assumere anche “soggetti in possesso di competenze professionali coerenti con la realizzazione del programma di rilancio, rincoversione digitale e sviluppo aziendale”. Da una parte l’Inpgi dovrebbe pagare pensioni in anticipo e dall’altra gli editori possono assumere persone che non pagano contributi all’Inpgi stessa.

doppia trappola per l’inpgi

I prepensionamenti sono a disposizione delle aziende che abbiano presentato in data successiva al 31 dicembre 2019, quindi dopo l’approvazione della Finanziaria, piani di riorganizzazione o ristrutturazione aziendale. Quindi non c’è neanche più un legame stretto con una crisi aziendale, clausola che avrebbe tenuto fuori per esempio Rcs, dove Cairo vanta dal 2017 il risanamento dei conti e il ritorno agli utili.

Fra i molti guai dell’Inpgi ci sono i prepensionamenti effettuati negli ultimi dieci anni, mille e cento. Si sperava che quella stagione fosse esaurita. Invece riprende, e con la possibilità delle assunzioni dei non giornalisti è ancora più devastante per i conti dell’istituto di previdenza e appare del tutto consona ai desideri degli editori, che vogliono liberarsi dei contratti giornalistici.

Ora la resistenza di due redazioni importanti prefigura una difficoltà a portare a destinazione il piano. Senza la firma dei cdr i prepensionamenti non si possono fare.

La Federazione nazionale della Stampa italiana, afferma il segretario generale Raffaele Lorusso, «è al fianco dei colleghi del Corriere della Sera e delle testate del gruppo Rcs e ribadisce la propria indisponibilità, come peraltro stabilito nell’ultima riunione della Conferenza nazionale dei Comitati e fiduciari di redazione, a discutere piani di riorganizzazione aziendale che non siano giustificati da situazioni di criticità di bilancio e non prevedano investimenti concreti e assunzioni di giornalisti in sostituzione dei prepensionati. La Fnsi, come sempre, è pronta ad affiancare e assistere nelle vertenze i Comitati di redazione e a stabilire insieme con loro azioni comuni di mobilitazione e di lotta». Allo stesso modo la Fnsi si è dichiarata al fianco della redazione della Stampa.

Professione Reporter

(nella foto, Urbano Cairo)