“L’editoria è un’infrastruttura del Paese e la qualità dell’informazione è un vantaggio competitivo e democratico, non un residuo del passato” (19 dicembre 2025).

Leonardo Maria Del Vecchio, quartogenito di sette eredi Luxottica, azienda fondata nel 1961 ad Agordo, nel bellunese, dal padre Leonardo, scomparso nel 2022 a 87 anni, annuncia d’aver stretto un accordo per acquistare il 30% del Giornale, affiancando la famiglia Angelucci. Entra nel quotidiano fondato e diretto da Indro Montanelli nel 1974, poi appartenuto a Silvio Berlusconi, che licenzia Montanelli nel 1994. L’acquisto, Del Vecchio jr lo fa attraverso il suo family office Lmdv Capital, piattaforma italiana d’investimenti, che proprio pochi giorni prima, il 18 dicembre, ha costituito la Lmdv Media con i capitali destinati all’editoria. Contestualmente annuncia che sta trattando in esclusiva la maggioranza nel polo editoriale Quotidiani Nazionali che controlla Carlino di Bologna, Nazione di Firenze, Giorno di Milano e il Quotidiano Nazionale (Qn), che dal 1999 fa da contenitore nazionale comune alle tre testate dell’allora Gruppo MonRif (Monti-Riffeser). 

persone al centro

Classe 1995, 31 anni, intorno alla figura di Del Vecchio jr. c’è molta curiosità. Non foss’altro perché ha un patrimonio personale stimato intorno ai 7,5 miliardi di dollari, un contenzioso in corso con i fratelli per l’eredità del padre e un altro con la ex compagna. È anche indagato per “omissione di soccorso e sostituzione di persona” in un incidente d’auto con la sua Ferrari. E si trova, nella doppia veste d’indagato e parte lesa, al centro del “caso Equalize” (accessi abusivi alle banche dati). 

Alla domanda sul perché un giovane imprenditore con un family office che punta su tecnologia e marchi guarda all’editoria, Del Vecchio risponde:

“Proprio perché la tecnologia e la valorizzazione dei marchi editoriali possono fare da volano a un settore che deve guardare al futuro con un nuovo progetto che metta sempre al centro le persone. Il mio impegno è quello di un imprenditore, con grande senso di responsabilità, guidato da un obiettivo: investire e costruire valore per l’Italia”.

colori della politica

All’obiezione d’esser entrato al Giornale, aver acquisito un Gruppo editoriale moderato (MonRif) che guarda al centrodestra solo pochi mesi dopo l’offerta di rilevare da John Elkann la Repubblica, giornale storicamente a sinistra, ricevendone un netto rifiuto, replica:

“Un anno fa Lmdv Capital ha stanziato gli investimenti per debuttare nell’editoria. Prima è arrivata la cessione di Gedi e intanto si preparava l’operazione su Il Giornale. È stata solo una questione d’opportunità, non di scelte politiche. Il mio desiderio è costruire un polo italiano dell’informazione, slegato dai colori della politica. Non destra o sinistra, per il futuro dei nostri figli e dell’Italia. Con il mio team, abbiamo già individuato e stiamo coinvolgendo manager, esperti e firme autorevoli, capaci di guidare, nei ruoli strategici, lo sviluppo e il consolidamento del progetto. Persone con un’esperienza profonda nella costruzione di piattaforme digitali”.

notizie e lifestyle

Quali garanzie promette a direttori e redazioni? Cosa intende per informazione vera e fonti autorevoli? Come descrive il rapporto fra giornali, TikTok, social e algoritmi? Quale spazio assegna a AI, dati, abbonamenti, nuovi ricavi? 

“Valuteremo con attenzione le evoluzioni del mercato. Lmdv Capital è disponibile a confrontarsi su progetti seri, industriali e di lungo periodo per l’editoria italiana”.

A quali modelli di giornali e di giornalismo s’ispira Leonardo Maria?

“Al Financial Times, che ha costruito un modello centrato sugli abbonamenti. A Le Monde e al New York Times che ha ampliato il perimetro unendo notizie, digitale e lifestyle. Realtà che hanno saputo evolversi mantenendo identità, credibilità e sostenibilità”.

 risorse e competenze

Quanto a Qn: 

“Posso solo dire che è un progetto diverso. Nel capitale de Il Giornale siamo entrati in una partnership con Tosinvest, che ci vede in minoranza. (…) Il mio progetto di polo dell’informazione è per rafforzare l’editoria con capitale italiano, paziente e industriale. (…) Non possiamo accettare che il futuro dell’informazione venga deciso esclusivamente dagli algoritmi o da piattaforme che non investono nel lavoro giornalistico. L’obiettivo è esattamente l’opposto: mettere risorse e competenze al servizio di redazioni libere, capaci di parlare alle nuove generazioni senza rinunciare alla qualità”.

Si entra nel 2026, comincia l’operazione simpatia di Leonardo Maria.

22 gennaio. “Questa operazione rientra in un progetto industriale di lungo periodo che riconosce all’editoria un ruolo centrale per il Paese. Crediamo nel valore dell’informazione di qualità e nell’autonomia delle redazioni. Il nostro impegno è investire con capitale paziente, mettendo tecnologia e competenze al servizio del lavoro giornalistico. Una volta completati i passaggi formali, intendiamo confrontarci con giornalisti, redazioni e Comitati di redazione per costruire un percorso condiviso”. 

firme autorevoli

29 gennaio. LMDV si fa intervistare a “Otto e mezzo” da Lilli Gruber: perché ha deciso di buttarsi nell’editoria e investire su un settore per altro oggi in forte sofferenza? Per avere più influenza?

“Perché credo molto nell’informazione, l’informazione vera. E ho notato, essendo giovane, ora un po’ meno rispetto alle giovani generazioni che traggono risposte da mezzi non autorevoli, che reputo sia un potenziale per il futuro: perché mia figlia un giorno possa avere l’informazione da firme autorevoli e non da tiktoker”.  

Manca solo una tv, obietta Gruber.

“Mi è sempre stato detto che corro troppo, ma in questo caso le devo rispondere che prima di fare un ulteriore passo ce ne vuole”.

non cambiare dna

Da che parte batte il cuore di Leonardo Maria, visto che con i giornali non si guadagna?

“Il mio cuore sta dalla parte dell’informazione libera e del pluralismo. Io ho sempre rispettato il Dna delle aziende. Cambiare il Dna di un’azienda significa snaturarla. Ora è vero che i giornali e l’editoria non sono paragonabili a occhiali o frigoriferi, però credo anche che se gruppi importanti siano diventati tali, è stato grazie proprio al loro Dna, alle firme e ai giornalisti che ne fanno parte”.

Vota più per il centrodestra o per il centrosinistra?

“Ho votato entrambi. Ho votato Renzi e ho votato la Meloni. A me piace l’Italia e dopo questi tre anni di governo devo dire che se non mi fossi sentito stabile nell’investire in Italia non l’avrei fatto. E questa stabilità è anche parte del lavoro del governo”.

pacchetto completo 

Ha intenzione di costruire una Media Company italiana solida, come ce ne sono in giro per il mondo in Europa, che contengono tutto…? Repubblica è ancora nei suoi pensieri futuri?

“Non conosco il Gruppo greco Antenna e non so se farà bene e renderà la redazione fiera di far parte di un gruppo internazionale o meno, ma per me Media Company significa creare un prodotto che si possa vendere ad aziende, che non sia frammentario. Intendo portare ad aziende non solo una consulenza sul marketing, non solo il talent, non solo su che giornali, su che media, ma portargli un pacchetto completo. Creare un’agenzia media che possa unire talent, strategic marketing e media in base all’azienda e alle richieste dell’azienda suggerire su quali media uscire e quale sia la strategia migliore”. 

sporcarsi le dita

Dopo l’acquisto dell’80% del Gruppo MonRif.

“Ho la fortuna di poter guidare questo gruppo verso il futuro. E il futuro non può prescindere dalla storia, abbiamo una grande responsabilità. La prima verso i giovani, che non sanno più cosa vuol dire sporcarsi di nero le dita, come facevo io quando mio padre mi passava il giornale. Quello che vedo è che si fa sentire chi fa più rumore sui social. Ecco perché penso che il vero scatto sia quello di portare l’editoria nel mondo di oggi. Un’editoria che sappia parlare a chi ha vent’anni, rinnovando il proprio linguaggio senza tradire ciò che è stata. Perché la storia evolve e noi evolveremo con essa”. 

12 ottobre. Del Vecchio va da Fedez a Pulp Podcast, un’ora e 25 minuti di confessioni, anche molto intime (donne, droga, padre, sentimenti). Dà fastidio che le facciano i conti in tasca?

“Non mi dà fastidio, dovrebbe essere chiaro a tutti ormai: il debito bancario è quello, quel che mi dà fastidio è che non si guardi al resto. Ma d’altro canto c’è la libertà di esprimere qualsivoglia opinione e io sono per il liberalismo e per il pluralismo, grandi parole che riempiono la bocca. La verità è che le grandi firme non ci sono più ed è per questo che ho investito anche sull’editoria, per dare di nuovo lustro al vero giornalismo, alla vera cronaca, quello che fate voi qua. Perché ormai alla fine i giornali son diventati… alcuni giornali, anche il più gran giornale che abbiamo in Italia, ormai le visualizzazioni le fa sul gossip… sui titoli di cronaca rosa…”.

numeri uno

Lo stesso giorno Leonardo Maria incontra 300 tra giornalisti e dipendenti vari a Bologna nella sede di Qn:

“È la prima volta che varco questa soglia: voglio imparare a conoscervi, voglio imparare da voi, sono contento di avere accanto a me una famiglia che ha dedicato anni all’editoria e creato un gruppo riconosciuto e stimato su tutto il territorio. Penso che da qui, grazie al lavoro svolto, si possa fare un grande step. Siamo qui per diventare i numeri uno. (…) Ricordo quando mio padre aveva il giornale e voleva essere il primo ad aprirlo. La storia è ciclica e vedo già un cambiamento nel mondo dell’editoria. Un mondo importante, fatto di responsabilità civica e impegno, come accade per i medici. Non si può permettere che l’informazione venga strumentalizzata o estremizzata per far sì che qualche tiktoker abbia più follower o visualizzazioni. Gli algoritmi prediligono gli estremi, quindi più la spari grossa più vieni ascoltato: ma le polarizzazioni agli estremi, estremi di qualsiasi colore e bandiera, sono pericolose. Soprattutto per i giovani”.

tecnologia e social media

Riconoscendo il sacrificio di redazioni e giornalisti, Del Vecchio precisa:

“Questo sacrificio deve essere veicolato anche con i nuovi mezzi: Intelligenza artificiale, tecnologia e social media possono aiutare. Ma fondamentali sono persone, firme, professionalità e autorevolezza”.

25 ottobre. Alle 19.56 l’Ansa batte la notizia con cui Lmdv Media ha deliberato di autorizzare un’attività di due diligence sulla Società Editoriale Il Fatto al fine di promuovere un’offerta pubblica di acquisto. Un’Opa, che i soci del Fatto Quotidiano respingono.

26 ottobre. Intervistato da Rtl 102.5 Del Vecchio spiega:

“L’Opa sul Fatto Quotidiano per me è un grande onore. Salvare un brand così storico, con un portato culturale così influente, così forte nel settore dei giornali online, è qualcosa che per me rappresenta un onore”.

fuori dal coro

Sulla contrarietà dei soci del Fatto a farsi comprare:

“È una prima reazione, dovuta al fatto che ancora non ci siamo. Non c’è stato un piano di investimento e non c’è stato un dialogo. Ma, al di là di tutto, io stimo profondamente Travaglio. Anzi, vi dico qualcosa in assoluta esclusiva: nell’intervista da Lilli Gruber io avevo chiesto una cosa: avere Travaglio accanto a me. L’ufficio stampa non l’ha voluto. A me interessano la dialettica, il dibattito costruttivo e le voci fuori dal coro, o comunque quelle non allineate al mio pensiero. Sono voci dalle quali posso solo imparare. Non ci devo andare a cena con Marco Travaglio: quello che mi interessa è il pluralismo dell’informazione”. (…) “Servono dei soldi, quattro milioni, altrimenti c’è un rischio di continuità aziendale. C’è un tema di conti. Ho usato il verbo ‘salvare’. Questo cambia un po’ le carte in tavola, s’è detto: vuole comprare per controllarci. Le mie esperienze, a partire dal Qn e dalla mia partecipazione minoritaria nell’acquisto del 30% del Giornale, dimostrano che non ho mai interferito con la redazione. Non ho mai dato nessuna direzione, né editoriale né politica. Quello che ho sempre voluto mantenere e ristabilire è l’onore e la passione. Niente cassa integrazione, tornare a dare quello che veramente le grandi firme si meritano di avere, per essere i fari del domani”.

cinquanta milioni

Su la vendita di Repubblica al Gruppo greco di Antenna:

“È stata venduta ai greci, a parità, credo, di offerta. Io ho fatto la mia, ognuno sceglie. Probabilmente è stata venduta anche ascoltando la mia offerta. Il problema è che ci sono cinquanta milioni di perdite anche quest’anno per Repubblica e io sono ancora qui”.

Leonardo Maria torna sulla propria linea editoriale:

“A me non interessa se qualche firma è a destra, a sinistra o al centro. Non guardo i colori e non guardo la direzione. Quello che guardo è un’informazione libera, cronaca vera, inchiesta vera, senza il bisogno di dover portare all’editore i numeri dei clic. Non bisogna più relegare i giornalisti e le firme al dover portare clic”.

(nella foto Fondazione Del Vecchio, Leonardo Maria Del Vecchio con il papà Leonardo Del Vecchio)

1 commento

  1. Eccolo, quello che parlava di “ratti del giornalismo”. Quando un miliardario esce dall’ombra, che é il suo habitat naturale, per comprarsi un’immagine pubblica e gli organi di informazione significa che é ora di toccarsi i Maroni e stare bene attenti.

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