(A.G.) Il Direttore si è mostrato “massivamenle collaborativo”, la notizia -ha assicurato- sarà trattata in forma estremamente ridotta, limitata all’edizione locale, senza richiamo in prima pagina e con una collocazione tale da renderla “praticamente ‘na roba invisibile”. Poi il Direttore cambia e il successore “ascolta e capisce la situazione”. 

Sono estratti delle intercettazioni del responsabile di una Università telematica con l’Amministratore delegato della proprietà di un giornale e con l’Amministratore delegato della concessionaria di pubblicità dello stesso giornale. 

decine di migliaia

Parliamo dell’inchiesta avviata dalla Procura di Napoli. L’Università telematica è indagata per immatricolazioni di persone che non avevano i titoli ed esami condotti da personale non qualificato. I dirigenti dell’Università -secondo i documenti dell’inchiesta- mettono in atto una serie di interventi su proprietà e direzioni dei media per minimizzare le notizie sull’indagine. In cambio, promettono pubblicità per decine di migliaia di euro. Ipotesi: corruzione tra privati. 

Non sappiamo se questo impianto si risolverà in condanne per amministratori e direttori. Ci occupiamo però della vicenda perché alla base c’è un intreccio di funzioni fra chi fa marketing/pubblicità e chi fa informazione. Intreccio che è all’ordine del giorno e costituisce un rischio grave  per la reputazione e il futuro del giornalismo. Si ritiene da più parti che con i soldi della pubblicità si possano salvare le aziende e invece si rischia di condannarle alla sfiducia dei lettori.

nessun nome

Utilizzeremo alcune circostanze dell’inchiesta senza fare nomi. Nostra intenzione è soltanto segnalare una deriva pericolosa.

Ecco il Direttore numero 3. E’ lui che contatta l’Ad dell’Università. Quest’ultimo gli prospetta un rilevante incremento degli investimenti pubblicitari: da 50.000 a 100.000 euro, sino a giungere, in presenza di “iniziative speciali”, a circa 150.000. L’Ad collega espressamente gli incrementi finanziari alla necessità dì instaurare “un dialogo che ci permette di mitigare gli eventuali downfall e gli scivoloni del cammino”. Il Direttore acconsente (“stravolentieri”), e manifesta piena disponibilità all’apertura di un canale di comunicazione preventiva sulle notizie di interesse per il Gruppo guidato dall’Ad.

tre cifre

Direttore numero 4. L’Ad gli dice che “quest’anno varchiamo le tre cifre (l’investimento pubblicitario si fermava a 90mila euro circa, fino a quel momento), invita il Direttore a “vegliare su di noi anche su eventuali altre robe”, e a concordare la pubblicazione delle notizie riguardanti il gruppo “sempre prima che vadano in onda”. Risposta del Direttore: “Va bene. perfetto”.

Direttore numero 5. L’Ad prospetta un rilevante incremento degli investimenti pubblicitari destinati alla sua testata, parla di “triplication”, da investimenti per euro 50.000 a investimenti per euro 150.000. L’Ad quindi anticipa l’esistenza di una indagine sulla sua azienda e chiede al Direttore di poter essere preventivamente informato ove la testata intercetti la notizia. Chiede di attivare “un sistema di ‘linfonodi sentinella’ nel tuo reame”. Il Direttore manifesta disponibilità, affermando di essere in procinto di incontrare il proprio ‘linfonodo sentinella’. 

mutamento della figura

Direttore numero 6. Contattato dall’Ad, lo rassicura, dicendogli che gli aveva già scritto la rappresentante della proprietà del giornale e che avrebbe prontamente contattato la redazione “online” del quotidiano per bloccare l’uscita di un articolo. “Se si può evitare di mettere online sono graditissimo”, dice l’Ad. E il Direttore: “Assolutamente, assolutamente”.

Emerge in tutte queste interlocuzioni il mutamento della figura dei Direttori, avvenuto nel corso degli anni. Dietro, c’è la preoccupazione per le situazioni economiche delle aziende senz’altro, ma c’è anche l’accettazione di un ruolo che non dovrebbe essere il loro. I Direttori dovrebbero occuparsi delle informazioni da pubblicare e del governo della redazione, a norma di Contratto. 

ruoli impropri

Uno degli aspetti che emerge dall’inchiesta è che i vertici dell’azienda indagata si rivolgono ai vertici delle aziende che pubblicano i media affinché questi influenzino i loro Direttori. In una mescolanza dei ruoli del tutto impropria. 

L’Ad dell’Università chiede all’Ad della concessionaria di pubblicità di un gruppo editoriale di pre-allertare il Direttore di un’edizione locale e di chiedergli di contattarlo preventivamente su ogni notizia relativa al Gruppo. E ricorda l’imminente sblocco di un “budgettone”. Dopo circa un mese, il responsabile della concessionaria preavvisa l’Ad dell’imminente uscita della notizia su “40 indagati”. L’Ad chiede che sia data “piccola, piccola ,piccola”, richiama gli accordi e il denaro versato (“Gli abbiamo dato un sacco di soldi”). 

“montagna di soldi”

Al Direttore generale di un’altra azienda editoriale l’Ad prospetta l’aumento del budget annuale da 200.000 a euro 500.000 euro e chiede che le notizie sulle indagini siano gestite “in modo più occulto”, “circoscrivibile” e dopo un confronto su come presentarle. L’Ad avverte che una pubblicazione sfavorevole farebbe perdere il nuovo investimento e la prospettiva di un piano triennale. 

L’Ad parla con l’amministratore delegato di un’altra azienda editoriale: prospetta, a fronte dei circa 200.000 euro dell’anno precedente, un investimento tra 400.000 e 600.000 euro. Dice: “Non c’è nessuno che prenderebbe come voi. Sono una montagna di soldi”. L’aumento degli investimenti viene collocato all’interno di esigenze di “difesa e tutela”, nella necessità di comprendere “come ci possiamo innamorare a 360 gradi”. Il rappresentante dell’azienda editoriale ricorda di aver già fissato incontri con il Direttore, promosso cene e garantito un costante canale di interlocuzione con la componente editoriale.

articolo eliminato

Alla responsabile commerciale di un altro gruppo editoriale l’Ad prospetta un “mega budget da 100k”, legato al preavviso sulle notizie riguardanti il Gruppo. L’Ad pretende la rimozione di una articolo sulle indagini in corso e la ripubblicazione “come vogliamo noi, col titolo che vogliamo noi”. L’articolo viene eliminato e sostituito con un altro che contiene il punto di vista dell’Azienda. 

Il General manager di una testata viene redarguito dall’Ad per il mancato preavviso sulla pubblicazione di una notizia riguardante il gruppo: “Ci dovete chiamare prima di scrivere di noi, ce lo siamo detti miliardi di volte”, aggiungendo: “Abbiamo triplicato gli investimenti per cosa?”.  Il manager assicura che trasmetterà i messaggi: “Lo dico subito a tutti, subito a tutti”.

codici e leggi

L’inchiesta di Napoli ipotizza una vera e propria “rete”, la chiama “operazione filtro”. Riguarda il condizionamento dell’informazione mediante la promessa, l’erogazione o l’incremento di investimenti pubblicitari, partnership editoriali e altri accordi economici. Per ottenere, in cambio, silenzi, preavvisi, notizie attenuate, rimozione di notizie già diffuse. In qualche modo i rappresentanti delle testate -manageriali, commerciali ed editoriali- avrebbero accettato di porre la propria funzione al servizio dell’inserzionista pubblicitario.

Sono gli stessi magistrati, nelle ordinanze, a richiamare l’articolo 2 della legge sull’Ordine che vincola i giornalisti alla ricerca della “verità sostanziale dei fatti” e il Codice deontologico dell’ordine dei giornalisti che prescrive autonomia, indipendenza, essenzialità, completezza e accuratezza. E richiamano, inoltre, i Codici etici esistenti in molte aziende editoriali. 

 

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