(G.L.) Le agenzie giornalistiche, si sa, devono arrivare prima. A volte, però, capita che arrivino fin troppo “prima”.
È accaduto il 26 ottobre, alle 13, durante una seduta della Commissione bicamerale sull’emergenza Covid. In audizione c’è Roberto Speranza, ministro della Salute del governo Conte II.
Il politico del Partito Democratico -ed ex segretario di Articolo Uno- sta per terminare il suo discorso, ma viene anticipato dal Presidente dell’organo, il senatore di Fratelli d’Italia Marco Lisei.
“E voglio chiudere… “, dice Speranza. “Con Papa Francesco”, lo interrompe Lisei, che prosegue: “Stanno uscendo le agenzie di quello che dice prima che lei lo dica. Se vuole glielo cito io Papa Francesco”. A quel punto, altri componenti della Commissione iniziano a borbottare e ridere, facendo notare che il discorso è già apparso nei lanci di alcuni agenzie, tra cui l’Adnkronos.
“Queste cose le dico sempre. I miei appunti sono noti, la mia posizione è nota”, risponde Speranza, prima di concludere il suo intervento con la citazione di Bergoglio. Quindi Lisei riprende la parola: “Mi perdoni se gliel’ho fatto notare, è che stavano uscendo le agenzie dicendo ‘l’ex ministro Speranza ha detto’, quando lei non l’aveva ancora detto, riportando parola per parola”. E Speranza: “Saranno previggenti (sic). Comunque c’è il mio portavoce qui fuori con il discorso, se ci sono agenzie lo avrà fatto vedere. L’importante è che siano le cose giuste, non quelle sbagliate”. “Questo non lo so, le incroceremo”, conclude il Presidente. Alice Buonguerrieri, capogruppo FdI in Commissione Covid, rilancia: “Lei ha manifestato mancato rispetto delle istituzioni, ha dato fuori prima le sue comunicazioni piuttosto che renderle qui in Commissione”.
Istituita dalla maggioranza nel 2024, la Commissione parlamentare di inchiesta sulla gestione dell’emergenza Covid divide la politica. Per le forze di governo serve ad accertare fatti, errori e responsabilità di quegli anni; per l’opposizione è una iniziativa strumentale e politicamente orientata. Ciò che qui interessa, però, è un altro punto: se per qualsiasi motivo la seduta del 26 ottobre fosse stata interrotta prima, prestigiose agenzie italiane avrebbero pubblicato fatti mai avvenuti.




