Protesta il Comitato di redazione dell’Espresso perché “al momento della chiusura del numero in edicola il 16 ottobre, ancora una volta, il Direttore ha deciso arbitrariamente di togliere un articolo dalla pagina, previsto da una settimana nel timone, senza un confronto e senza una adeguata motivazione”. Ma ci sono anche altri problemi, dall’utilizzo della redazione digitale al cambio di linea del giornale. Sostanzialmente dei denuncia lo snaturamento della tradizione legata al nome L’Espresso.

Il caso -spiega il Cdr- “è l’ultimo di una serie, variegata e numerosa di censure, comminate con una certa frequenza e in maniera del tutto irrispettosa del lavoro dell’intera redazione. Non di rado si tratta di pezzi già impaginati, illustrati, titolati e presenti nel sommario. In tal modo si delegittima e si terremota il lavoro di tutti”.

testata autonoma

Il comunicato parla poi della redazione del digitale, che dalla scorsa primavera è testata autonoma con sede a Milano: “Nell’ultimo anno la redazione del digitale è stata utilizzata come strumento di progressiva epurazione della storica redazione del settimanale di carta. Da un lato si affidano sempre più al digitale articoli e persino copertine della carta; dall’altro le firme della redazione del settimanale sono quasi sparite dalla rete: la visibilità dei loro articoli è, sul sito, estremamente ridotta, arrivando quasi a zero sui social. La stessa logica, in misura variabile, è applicata agli eventi che portano il nome Espresso”.

“Guardiano dei conti”

C’è poi il tema del “clamoroso cambio di linea”: “Sia nelle scelte editoriali del settimanale, sia negli eventi. Ad esempio si dà grande visibilità e lustro a interviste e ospitate a ministri ed esponenti del governo Meloni, con un generale atteggiamento di ossequio nei confronti del potere. Uno scivolamento visibile anche in copertina: quella del 2 ottobre, “I cavalieri della mancia”, dedicata alle mance del governo a fine legislatura (concepita dalla redazione) e quella del 9 ottobre, “Il guardiano dei conti”, dedicata a incensare il ministro dell’Economia, cambiata in corsa e affidata a un divulgatore al suo primo articolo per l’Espresso”.

settant’anni

Il Cdr parla dello “snaturamento dell’identità editoriale e politica che è il Dna del nostro giornale, senza la quale L’Espresso diventa un marchio da utilizzare nei contesti e per gli scopi più vari, ma dietro il quale non c’è più nulla di ciò che ha rappresentato nei suoi settant’anni di storia”.

Direttore de L’Espresso dal maggio 2024 è Emilio Carelli, editore dal dicembre 2023 il gruppo Ludoil (energia e raffinazione) guidato da Donato Ammaturo.

(nella foto, la copertina del 23 ottobre 2026)

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