“Sono un solitario. Andavo e colpivo”. 

Colpiva in due punti soprattutto: mentre portavano il cibo alla bocca e mentre chiudevano gli occhi in pubblico. Per sognare, forse. 

Nel giorno della sua scomparsa dalla Terra -o “tera”, come diceva lui- per celebrarlo privatamente ho riguardato i 200 minuti di “Profumo di Pizzi”, la serie che Fabrizio Berruti e Gianluigi De Stefano gli hanno dedicato su Rai Cultura. 

Così, l’ho rivisto nella villa che si è costruito con i soldi guadagnati, non sull’Olgiata, non sull’Appia Antica. Ma a Zagarolo, dov’è nato. Con una grande piscina, a Zagarolo, 45 chilometri da Roma. Ho rivisto gli occhi azzurri di Umberto Pizzi, ho risentito i suoi racconti con un cappellaccio di lana in testa e una sciarpetta rossa, mentre pota le rose. Pizzi può rievocare i fatti più sconvenienti o vergognosi, con voce pacata, come dicesse: io che c’entro?, ero lì per fotografare. 

bonario e implacabile

“Sembrava bonario, un amico -ha detto Fabrizio D’Esposito, che ha lavorato con lui al Fatto- ma era implacabile, con l’obiettivo non faceva sconti. Raccontava il potere”. “Rubber face”, lo chiamava Liz Taylor, faccia di gomma, “sei sorridente e cattivo”. Pizzi, il solitario, aveva una legge morale dentro di sé, fare le foto. Ma quali? Quelle che spiegavano la realtà, con un lampo, perché il grande fotografo vede l’attimo cruciale. “Con i soldi delle foto a Liz e Richard Burton ci ho comprato mezza casa”, dice. Ma, soldi a parte, Pizzi si può dire fosse guidato da un senso primordiale di giustizia, di esattezza.

Aveva cominciato a fare foto nel bosco con una piccola Voigtlander, poi qualcuno lo presentò alla Fao, girò il mondo, ma le foto di bambini coi fucili non interessavano più di tanto in giro. Si mise a seguire i paparazzi in via Veneto: “Ho capito qual era il lavoro per fare soldi”. 

tentazione londra

Negli anni ’70 era già una star, per americani e inglesi, pubblicava su National Enquirer, la bibbia del gossip in Usa. “Il caporedattore del Mail mi disse: vieni a stare a Londra. Lì non esisteva gente come noi. Eravamo speciali. Usavamo la macchina fotografica per imprimere ciò che pensavamo”.

Roma, però, non si poteva lasciare, ne succedevano troppe. Una sera c’era Agnelli davanti al Jackie O’ con una bella ragazza, molto giovane. Pizzi scatta. Agnelli s’infuria. “Preso col sorcio in bocca”. La mattina dopo arriva una telefonata a Zagarolo: “Vorremmo acquistare le foto di ieri sera”. “Ma io vendo solo ai giornali”. “Poco più tardi -racconta Pizzi- mi chiama L’Eco dell’industria, un giornale di Agnelli, per acquistare le foto. Ho chiesto 8 milioni. Ho portato le foto, mi hanno dato 8 milioni”. 

“too expensive”

E capitava di fotografare Audrey Hepburn che spazzava il balcone di casa indossando un cappottino Givenchy. Mick Jagger distrusse una macchina fotografica davanti all’hotel Parco dei Principi: “Ho chiamato un avvocato, ha fatto sequestrare le attrezzature per il concerto della sera. Al volo, mi hanno dato 1750 sterline per i danni. Da allora Jagger come mi vedeva diceva alle guardie del corpo: ‘Let him do what he wants. He’s too expensive'”, fategli fare ciò che vuole, è troppo caro. 

Vennero gli anni ’80 e Pizzi era lì a fotografare l’avvento della Seconda Repubblica: finita la Dolce Vita, comincia Cafonal (su Dagospia). “Fu il primo -dice il giornalista e scrittore Filippo Ceccarelli- ad accorgersi che l’apparenza ha superato la sostanza. A cogliere il narcisismo, l’esibizionismo che si è impadronito della vita pubblica di questo Paese”. 

bertinotti e cardinali

Pizzi fotografa l’arrivo prepotente sulla scena di Craxi e De Michelis e frequenta la villa “La furibonda” di Marisela Federici, dove si ritrovavano assieme politici, attori, scrittori, cardinali, chirurghi, avvocati, anche il riformatore del comunismo Bertinotti. Si ritrovavano attorno al buffet, perché, testimonia Pizzi, “a Roma si organizzano tante cose, ma se non se magna non ci va nessuno. E Marisela faceva magna’ pure i morti”. Allora, inventa un genere, foto mentre i personaggi portano alla bocca (aperta) il cibo, momento quanto mai “cafonal”. Ci cascano Baudo, Vittorio Feltri, Brunetta, Malgioglio, Vespa, Confalonieri, Cicchitto, la moglie del figlio di Romiti (Fiat), la moglie del principe Orsini e tantissimi altri, sono stati riempiti almanacchi. 

occhi chiusi

Pizzi non è sazio, inventa un altra galleria degli orrori, i colpi di sonno in pubblico, ed ecco a occhi chiusi, in giacca e cravatta, i prestigiosi Monti e Draghi e Napolitano, Amato, Berlusconi, Romiti, Andreotti, e il cardinal Ruini in tonaca.

Ci sarebbe un terzo capitolo: le sans culotte, signore che escono senza l’intimo e non disdegnano di farlo vedere: “La bandiera era Marina Ripa di Meana”.

E oggi? Pizzi è imperturbabile, con i soliti occhi azzurri: “Oggi non fanno più entrare. Mi cacciano prima di cominciare a mangiare. Ma poi, dentro, chiunque scatta e fanno girare le immagini dappertutto. Chi paga più? Forse pagano me perché ho uno stile e un nome, ma ai ragazzi dico sempre: cercate un lavoro che vi dà da mangiare. Fate fotografie solo per piacere”. 

Lui, comunque, fino alla fine, verso i 90, da Zagarolo ogni mattina veniva a Roma. A cercare qualcuno da colpire.

(nella foto, il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida in una foto Pizzi; Umberto Pizzi)

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