Scriveva Susan Sontag: il pittore costruisce, il fotografo rivela.

Una citazione che ci porta con la mente ai grandi fotografi del passato, che hanno raccontato, documentato, proposto il loro punto di vista, il loro occhio.

E il pensiero corre ad Umberto Pizzi, classe 1937, da Zagarolo.

In attività dagli anni ’60, dai tempi eroici della Dolce Vita, l’epopea dei paparazzi.

Anche lui un paparazzo con un istinto fuori dal comune e un occhio velocissimo a cogliere l’attimo fuggente.

connery ed Hepburn

Memorabili i suoi scoop, da Liz Taylor e Richard Burton, Sean Connery, Mick Jagger, Gerard Depardieu, da Sofia Loren a Audrey Hepburn, scatti memorabili che hanno fatto la storia del costume e non solo.

Umberto Pizzi racconta anche la politica, quella degli anni ’70 con i suoi personaggi simbolo: Sandro Pertini, Giulio Andreotti, Enrico Berlinguer.

Uno dei suoi scatti più iconici coglie un impassibile Giulio Andreotti, con alle spalle una sensualissima ballerina del ventre e lo sguardo sconvolto della moglie che sembra dire: ”… ma dove mi hai portato?”.

passaggi fondamentali

Tutti i passaggi fondamentali della nostra storia sono passati sotto l’obiettivo di Pizzi, con i suoi protagonisti, i vizi e le virtù, una galleria infinita di soggetti e di situazioni assolutamente originali.

Un archivio infinito, il suo, che racconta veramente chi eravamo e chi siamo diventati.

Umberto Pizzi ha colto le trasformazioni diventando egli stesso protagonista oltre che testimone.

Tutti lo conoscono, se lo vedono arrivare ovunque, ancora oggi in giro per Roma in sella al suo scooter, alla venerabile età di 89 anni.

importante esserci

E tutti vogliono farsi fotografare da lui anche se molte volte il risultato non è proprio lusinghiero per l’immagine del soggetto fotografato. Ma l’importante è esserci, essere fotografati da Pizzi, nel tempo, è diventata una sorta di certificazione di notorietà.

Ottenuta, qualche volta, anche a costo di sembrare ridicoli e grotteschi.

Basti pensare alle fotografie cosiddette “gnam gnam”, dove l’l’obiettivo di Pizzi, colleziona migliaia di soggetti che sembrano i protagonisti di una vera “Grande abbuffata”.

Assalti ai buffet, piatti stracolmi, colpi di sonno improvvisi dopo mangiate pantagrueliche.

occhi azzurri

Tutti conoscono Umberto Pizzi, con quei suoi grandi occhi azzurri, il suo muoversi in maniera apparentemente felpata e gentile, il suo eloquio affascinante e delicatamente popolare.

Una memoria prodigiosa, un flusso di ricordi che diventa incontenibile e che copre l’arco di una esistenza vissuta da protagonista. 

Conosco Umberto da tanti anni e ci lega un grande affetto come, ho scoperto negli anni, con tante altre persone che lo amano, lo stimano e lo rispettano.

orto e guanciale

Siamo stati 2 giorni nella casa di Umberto a Zagarolo a raccogliere la sua testimonianza, tra attività nell’orto e preparazioni di meravigliose amatriciane.

Guardandolo mentre taglia il guanciale si capisce la sua attenzione verso tutto ciò che riguarda il mangiare, perché come dice un vecchio detto popolare: tutto dipende dal cibo! 

Ore di racconto, centinaia di aneddoti, divertenti, emozionanti anche tristi. 

Ne è venuta fuori una docuserie, in 4 episodi, per Rai Cultura, realizzata insieme a Gianluigi De Stefano, con la collaborazione di Valentina Magrin e Sabrina Pizzi, la fotografia di Stefano Serra e Paco Sannino, il montaggio di Alessandro Cerquetti, prodotta da Quantica per Rai Cultura, che va in onda a partire da sabato 11 aprile su Rai 5, in seconda serata.

ultima intervista

Umberto Pizzi ne è, ovviamente il protagonista, ma intorno a lui si sviluppa un percorso narrativo che si avvale di importanti contributi: Fulvio Abbate, Davide Bornigia, Maurizio Caprara, Filippo Ceccarelli, Fabrizio d’Esposito, Marisela Federici, Guglielmo Giovanelli e Paolo Cirino Pomicino, grande amico di Pizzi e protagonista dei suoi scatti, nella sua ultima intervista tv.

I racconti di Pizzi non finiscono mai, si potrebbe stare giorni ad ascoltarlo. E questo flusso di parole trova la sua messa in scena della infinita galleria fotografica di Umberto.

Di ogni singola foto ricorda il contesto, ogni scatto ha una storia da raccontare.

“bArca de sordi”

Come quando ricorda il suo primo incontro con Mick Jagger, in concerto a Roma con i Rolling Stones.

Pizzi si precipita all’hotel Parco dei Principi, dove alloggiava la rockstar, e lo “pizzica” all’uscita.

Viene aggredito dai suoi guardiaspalle che gli distruggono la macchina fotografica, una Nikon F1 che, come racconta Pizzi, “costava una barca de sordi”. 

Decide di rivolgersi ad un avvocato che ottiene un decreto di sequestro di tutte le attrezzature del concerto e i Rolling Stones dovevano suonare quella sera.

guardiaspalle avvertiti

Racconta Pizzi: “Allora dopo mezz’ora, ce chiamò l’avvocato: senti, se vonno mette d’accordo, te ripagano la macchina. E mi diedero, non so se era 1750 sterline. Era una cifra, è vero?”

Da allora Mick e Umberto sono diventati grandi amici e si abbracciano ogni volta che si incontrano.

È lo stesso Jagger, quando appare alla sua vista la sagoma di Umberto, a dire ai suoi “custodi”: “Let him do what he wants. He’s too expensive”.

apparenza e sostanza

Ascoltare Pizzi e guardare le sue fotografie è come guardare in noi stessi e al folle mondo che ci circonda.

Il suo racconto, la versione di Pizzi, in qualche maniera ci rassicura, perché autorevole e originale e ci fa capire come girano le cose.

Perché come testimonia Filippo Ceccarelli, impareggiabile narratore dei nostri tempi:

(Pizzi) “…è il primo ad accorgersi che l’apparenza ha in qualche maniera superato la sostanza”.

(nelle foto, Giulio Andreotti, la moglie Livia e la ballerina del ventre; Umberto Pizzi)

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