(S.A.) Il Tempo di lunedì 17 agosto ha pubblicato “Stipendi faraonici e costi incredibili” della trasmissione Report (Rai 3) guidata da Sigfrido Ranucci. La redazione di Report contesta le cifre e annuncia querela.

Secondo quanto pubblicato da Il Tempo, il totale delle somme riferite a giornalisti e autori sarebbe passato da 2.206.083 euro nella stagione 2022-2023 a 2.524.200 euro nel 2023-2024, fino a 2.909.316 euro nel 2024-2025. Il quotidiano ha pubblicato anche una tabella con gli importi attribuiti ai singoli inviati nelle tre stagioni.

Tra le cifre indicate per il 2024-2025, Il Tempo riporta 303.052 euro per Giorgio Mottola, 235.493 euro per Bernardo Iovene, 232.585 euro per Luca Chianca e 228.026 euro per Giulia Innocenzi. Nella stessa tabella compaiono, tra gli altri, 217.106 euro per Manuele Bonaccorsi Bertazzoni, 186.923 euro per Danilo Bellano, 183.004 euro per Alessio Procaccianti e 163.505 euro per Giuliano Marrucci Mondani.

Secondo la redazione, le somme indicate dal giornale non corrisponderebbero agli stipendi ricevuti individualmente dai giornalisti. La redazione sostiene che le cifre riportate dal quotidiano comprendano non soltanto il compenso del giornalista, ma anche il denaro necessario per realizzare materialmente un’inchiesta. “I giornalisti e le giornaliste di Report hanno per la maggior parte contratti di lavoro autonomo a partita Iva con la Rai e, in base al modello produttivo della trasmissione, autoproducono i propri servizi, pagando dunque di tasca propria i costi di trasferta, di montaggio e tutte le altre spese vive necessarie a condurre per mesi un’inchiesta”, precisa la nota. “Le somme pagate per i servizi giornalistici vanno dunque solo in parte a pagare i compensi dei giornalisti, una gran parte copre le spese di produzione già sostenute dagli inviati”.

Secondo i giornalisti, Report costa circa 150 mila euro a puntata. “Report è la trasmissione di approfondimento giornalistico meno costosa della prima serata Rai, altre nella stessa fascia e sulla stessa rete arrivano a costare il doppio. Se qualcuno intende occuparsi davvero di compensi faraonici in Rai, deve indirizzare l’attenzione ad altri giornalisti, graditi alla politica, che negli ultimi anni sono stati messi alla guida di trasmissioni rivelatesi fallimentari”, conclude sul punto la nota.

Sul caso è intervenuto anche il conduttore Ranucci. In un messaggio pubblicato su Facebook, Ranucci ha concentrato l’attenzione sulla provenienza dei dati utilizzati nell’articolo. “Presenteremo denuncia anche al comitato etico su chi in Rai abbia fornito al tempo tale documentazione sensibile”.

Barbara Floridia, senatrice del Movimento 5 Stelle ed ex Presidente della Commissione di Vigilanza Rai ha dichiarato: “Come è possibile che dati che per altre trasmissioni erano stati richiesti in via ufficiale dalla commissione di vigilanza Rai non siano mai stati messi a disposizione del Parlamento, mentre adesso sono nelle mani di un giornale, di proprietà di un parlamentare di maggioranza, che li usa per attaccare Report?”.

Usigrai, il sindacato dei giornalisti Rai ha ricordato di aver chiesto più volte all’azienda di rendere pubblici alcuni dati relativi ai costi: “Da anni chiediamo invano all’azienda di rendere pubblici i dati sul numero e i costi delle prime utilizzazioni, ricevendo sempre come risposta un muro di silenzio”, afferma il sindacato.

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