Da una parte gli editori registrano ricavi in crescita. Dall’altra resistono su equo compenso e rinnovo del Contratto nazionale di lavoro. Lo dice la Federazione nazionale della stampa in una nota del 31 luglio.
Il sindacato dei giornalisti spiega: “La semestrale di Rcs parla ‘di ricavi in crescita a 428 milioni (dai 426,2 milioni della semestrale 2025), margini stabili (ebitda) a 76,8 milioni e una cassa netta di 17,2 milioni -dopo aver distribuito dividendi per circa 36,4 milioni di euro- ulteriormente rafforzata di 1,2 milioni rispetto a fine anno scorso. Il Gruppo Sole 24 Ore chiude il primo semestre del 2026 con margini operativi in miglioramento e un risultato netto positivo di 1,2 milioni di euro, in crescita dei 17,7% rispetto al pari periodo del 2025. Mondadori segnala un semestre in crescita, ricavi netti consolidati a 415,9 milioni (+6,8%) e ricavi nell’area media per 35,1 milioni pari ad un +4,2%”.
erosione del reddito
Fnsi si rallegra per i dati di bilancio positivi: “Ma sono anche dati che dimostrano come sia strumentale la posizione della Fieg al tavolo per il rinnovo del contratto scaduto nel 2016 (anche se in prorogatio) o la totale chiusura al tavolo dell’Equo compenso. Solo negli ultimi anni i giornalisti dipendenti hanno subito una grave erosione (20%) del proprio reddito dovuto all’inflazione, mentre i compensi dei collaboratori e delle partite Iva non sono tali da assicurare un’esistenza dignitosa”.
Per Fnsi “gli aiuti all’editoria devono sostenere il prodotto, l’informazione professionale, l’indipendenza del giornalismo e il rinnovo tempestivo dei contratti e non finire a ingrossare gli utili delle aziende editoriali”.
misure di sostegno
Il 29 luglio Fieg ha rivolto un appello al governo per lo stanziamento di ulteriori risorse a sostegno dell’informazione di qualità, al termine del consiglio generale della Federazione degli editori. Durante l’incontro, il presidente Andrea Riffeser Monti ha riferito di aver ricevuto dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’informazione e all’editoria, Alberto Barachini, rassicurazioni sulla emanazione dei provvedimenti per la conferma delle principali misure di sostegno: il contributo per le copie vendute, quello a favore della rete di vendita e della distribuzione locale e il sostegno agli investimenti in innovazione.
Misure che però, a causa della contrazione delle risorse complessive a disposizione, avranno importi minori rispetto allo scorso anno. Con il rischio di “non coprire il reale fabbisogno delle imprese editrici e della filiera in un momento così delicato”.
transizione digitale
Da qui l’invito rivolto al Governo e alle istituzioni per individuare e stanziare ulteriori risorse anche per altre misure di sostegno. Gli interventi dovrebbero “garantire la tenuta occupazionale delle aziende, il pluralismo dell’informazione e la transizione digitale di un comparto strategico per l’intero Paese”.
Durante l’incontro, il Consiglio generale ha esaminato lo stato del confronto con le organizzazioni dei lavoratori poligrafici e gli sviluppi relativi al Fondo Casella, nell’ambito del dialogo tra le parti sociali volto a individuare rapidamente soluzioni condivise per le esigenze del settore e dei suoi addetti.
Ampio spazio è stato poi dedicato ai temi della distribuzione della stampa, settore che è stato sottolineato richiede urgenti interventi strutturali di salvaguardia, e all’andamento del negoziato con le organizzazioni sindacali degli edicolanti.
nessuna riga
“Gli editori -ha ribattuto Fnsi- non hanno dedicato neppure una riga ai giornalisti che fino a prova contraria sono il core business dei loro media. Gli aiuti servono certo e servono anche in misura maggiore, ma non soltanto a mandare in prepensionamento i colleghi. Al contrario i fondi devono essere subordinati anche al rispetto e al rinnovo dei contratti. Sono almeno 15 anni che gli editori hanno diminuito il costo del lavoro con lo svuotamento delle redazioni e applicando forfettizzazioni selvagge”.
La Fnsi sottolinea che Fieg si rifiuta anche di regolamentare l’uso dell’Intelligenza artificiale nelle proprie aziende. “Tutti temi che non hanno ricevuto una sola risposta costruttiva al tavolo aperto da quasi tre anni per un contratto scaduto nel 2016”.
(nella foto, Urbano Cairo, Presidente e Amministratore delegato Rcs-Corriere della Sera)





