Due intere pagine -16 e 17- del Corriere della Sera del 2 agosto dedicate a un’intervista a Urbano Cairo, proprietario di Rcs-Corriere della Sera.

Non succede tutti i giorni.

L’intervista celebra dieci anni da quando Cairo, formato alla scuola di Berlusconi, “editore puro”, nel senso che non ha altri campi di interesse economico (a parte il Torino calcio), ha acquisito il più grande e il più diffuso quotidiano italiano. La notizia chiave delle due pagine è questa: “Quando sono arrivato avevamo un debito di 430 milioni: negli ultimi 5 anni avevano perso un miliardo e 300 milioni. Ora viaggiamo con utili tra i 50 e i 60 milioni l’anno”. E questo è davvero un enorme successo di Cairo, poiché con i precedenti padroni (Fiat, Mediobanca, Pirelli e altri componenti del “salotto buono”) le cose stavano sempre più precipitando.

Come intervistatore Cairo ha scelto il più brillante del Corriere (assieme naturalmente al vicedirettore Aldo Cazzullo), Fabrizio Roncone, che a un certo punto, raccontando che l’editore guarda e controlla personalmente tutti i conti del giornale, confessa di essere in ritardo di otto anni nella presentazione delle sue note spese da inviato. L’editore non replica.

Nell’intervista, corredata da sei grandi foto, si parla dell’idea temeraria di comprare il Corriere, che veniva letto dalla prima all’ultima pagina dal nonno Mario, dei due forni Corriere e La7, uno più governativo, l’altra più oppositiva, dei posti di lavoro che non sono in discussione, dell’Intelligenza artificiale, che i giornalisti usano tanto (frecciatina). E poi gli elogi per i due Direttori principali del Gruppo, del Corriere e della Gazzetta dello Sport, Luciano Fontana e Stefano Barigelli, i giudizi in chiaroscuro su Meloni, Salvini, Tajani, Conte, Vannacci. Renzi a parte: “Un fenomeno!”.

E la giornata più triste, quella dello sciopero della redazione di due giorni, giugno 2023 su smart working e aggiornamento professionale.

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