Lunedì 22 giugno, alle 13, presso il Palais de l’Europe a Strasburgo, si apre la mostra fotografica “Saving lives at sea in the name of humanity and human rights”, promossa dalla senatrice Sandra Zampa, presidente della Commissione migrazione, protezione internazionale e cooperazione economica dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa (Apce) e vicepresidente della delegazione italiana presso la stessa Assemblea. La mostra, curata dalla Ong Open Arms,  resterà allestita fino al 26 giugno, per tutta la durata della sessione estiva dell’Apce, che riunisce a Strasburgo i parlamentari dei 46 Stati membri del Consiglio d’Europa.

Curata dall’organizzazione spagnola Open Arms, impegnata dal 2015 in operazioni di ricerca e soccorso in mare con la propria flotta civile, la mostra raccoglie fotografie scattate durante le missioni dell’Ong nel Mediterraneo centrale. Da quando ha iniziato la propria attività, Open Arms ha salvato oltre 70.000 persone in fuga da guerre, persecuzioni e povertà, gran parte delle quali nelle acque tra la Libia, la Tunisia e l’Italia, in quella che resta la rotta migratoria più letale al mondo.

L’obiettivo dell’esposizione è dare un volto alle persone soccorse e riportare l’attenzione dei parlamentari sulla crisi umanitaria che continua nel Mediterraneo centrale, ribadendo la necessità di salvare vite in mare nel nome dell’umanità e dei diritti umani fondamentali. Le immagini esposte fanno parte del volume fotografico pubblicato da Open Arms per celebrare i suoi primi dieci anni di attività.

L’inaugurazione cade a pochi giorni dall’entrata in vigore, il 12 giugno 2026, del nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, che introduce in tutti gli Stati membri dell’Unione procedure di frontiera accelerate, un sistema comune di rimpatrio, una definizione di Paesi di origine sicuri e un meccanismo di solidarietà tra Stati membri. Mentre le istituzioni europee parlano di una riforma storica, numerose organizzazioni umanitarie della società civile, tra cui Open Arms, denunciano il rischio che le nuove misure riducano ulteriormente le garanzie per chi richiede protezione internazionale e, in alcuni casi, per chi opera nel soccorso civile in mare. 

L’iniziativa si inserisce nell’ambito della promozione della Risoluzione 2612, adottata nel giugno 2025 dall’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa e intitolata “Salvare la vita dei migranti in mare e tutelare i loro diritti umani”. La risoluzione invita i 46 Stati membri del Consiglio d’Europa a ripristinare e promuovere operazioni europee di ricerca e soccorso su larga scala per salvare vite umane in mare, a consentire alle organizzazioni umanitarie della società civile di operare senza ostacoli giuridici o amministrativi e a istituire percorsi sicuri e legali per i migranti e per le persone bisognose di protezione internazionale. Secondo i numeri rilasciati dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, nei primi cinque mesi del 2026, sono morte o disperse 1.239 persone nel Mediterraneo. Un incremento superiore al 150% (dato Oim) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente: il dato più alto per questo periodo dell’anno dal 2014. Intanto, solo il 21% delle persone arrivate in Italia nei primi cinque mesi del 2026 è stato soccorso da navi delle Ong nel Mediterraneo. 

(nella foto, sul ponte di Open Arms, una volontaria tiene in braccio un bimbo salvato in acque internazionali vicino alla costa libica, marzo 2018)

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