Il Post, giornale online, che programmaticamente “spiega bene” le cose, spiega ai lettori anche i suoi conti economici 2025. Perché la testata, diretta da Francesco Costa e guidata editorialmente da Luca Sofri, punta soprattutto sulla “comunità” dei suoi affezionati seguaci.
Nel 2019 il Post aveva chiuso (prima di imposte, svalutazioni, interessi e ammortamenti) con una perdita di 200mila euro, nel 2026 ha registrato un attivo di 1,1 milioni di euro. Negli ultimi sei anni la spinta positiva è venuta soprattutto dagli abbonamenti. Il Post è visibile gratuitamente da tutti, ma gli abbonamenti -oltre a essere una prova di affezione- comportano anche il diritto ad accedere a eventi e a contenuti speciali.
meno pubblicità
Nel 2025 i ricavi del Post hanno superato gli 11 milioni di euro, con un aumento del 18% rispetto all’anno precedente. I ricavi provenienti dagli abbonamenti sono aumentati del 22%, e la loro quota rispetto al totale, che è stabilmente quella prevalente, ha superato i tre quarti. Questo ha fatto di poco diminuire la quota di ricavi dalla pubblicità (che è del 9%), ricavi che sono comunque anch’essi cresciuti del 7% rispetto all’anno prima, in numeri assoluti. In sei anni -dal 2019- gli abbonamenti sono passati da un valore di 0,4 milioni a un valore di 8,3 milioni, mentre la pubblicità è passata da 1,8 milioni a 1 milione.
lezioni online
Sono aumentati di oltre il 20% i ricavi provenienti dagli eventi pubblici del Post, e anche quelli legati alla vendita dei libri (pubblicazioni aumentate nel 2026) e di altri prodotti. L’unica fonte di ricavo che ha avuto una riduzione rispetto all’anno prima è quella delle lezioni online, che ha continuato a essere in attivo.
Il Post ha approfittato di queste risorse economiche per fare crescere l’offerta giornalistica, attraverso i contenuti del sito, i podcast, le newsletter, i libri, gli eventi, i social network. La redazione Il Post scrive che ha cercato di conservare e migliorare il suo rapporto con chi lo segue, ha cercato di estendere la “comunità”.
crescono i compensi
Il Post ha speso nel 2025 oltre il 20% in più per i compensi dei dipendenti e dei collaboratori, rispetto al 2024, introducendo tra l’altro nuove offerte di “welfare”. Quindi, gli abbonati e le abbonate del Post sostengono oggi il lavoro di ottantaquattro lavoratori e lavoratrici dipendenti, e di una ventina di persone che collaborano stabilmente. Tra i primi ci sono più di cinquanta giornalisti e giornaliste: la maggioranza sono cresciuti al Post, iniziando a lavorare tra i venti e i trent’anni di età.
Gli altri costi sono cresciuti più o meno proporzionalmente dentro un aumento complessivo del 19%, per un totale di quasi dieci milioni di euro.
indulgenza sul prezzo
Nel complesso la crescita percentuale di ricavi e di guadagni è stata di poco più contenuta rispetto agli anni precedenti: si può dire che erano stati anni eccezionali, per il Post, quelli tra il 2020 e il 2023. Abbonati e abbonate -la comunità del Post- hanno dimostrato grande collaborazione e indulgenza nei confronti dell’aumento del prezzo dell’abbonamento che il Post ha annunciato di recente assieme a una serie di nuove offerte per estenderne l’accessibilità.
Il Post è stato fondato nel 2010 da Luca Sofri ed è oggi pubblicato da il Post S.r.l.
(nella foto, Luca Sofri)





