Il New York Times ha inviato ai suoi collaboratori freelance una nuova comunicazione per ricordare le regole sull’utilizzo dell’Intelligenza artificiale nella produzione di articoli e immagini destinati alla pubblicazione. L’e-mail, spedita martedì 12 maggio e visionata dal sito Futurism, ribadisce che ogni contenuto consegnato al giornale deve essere creato esclusivamente da persone e non può essere generato, modificato o migliorato tramite strumenti di AI generativa.
Nel messaggio il quotidiano americano spiega che “tutti i testi e le immagini che i freelance inviano al Times devono essere frutto della creatività e della maestria umana”. Il documento aggiunge che i collaboratori “non devono inviare materiale per la pubblicazione che contenga contenuti generati, modificati o migliorati da strumenti di AI generativa”.
brainstorming generale
L’avviso rimanda anche a una politica interna più dettagliata dedicata all’uso dell’AI da parte dei freelance. Secondo le linee guida, gli strumenti di Intelligenza artificiale possono essere usati soltanto per attività di brainstorming generale, ma non per scrivere o modificare articoli. Il documento precisa infatti che i collaboratori “non possono utilizzare strumenti di Intelligenza artificiale generativa per la stesura di alcuna parte di un articolo”.
Tra le attività vietate rientrano la creazione, la revisione, la modifica, il miglioramento e la riformulazione dei testi tramite software di AI generativa. Nelle linee guida vengono citati direttamente alcuni strumenti, tra cui ChatGPT, Gemini, Claude e Perplexity per i chatbot, Google AI Overviews per le ricerche automatiche e generatori di immagini come Adobe Firefly, DALL-E e MidJourney.
recensione letteraria
Il richiamo arriva dopo diverse controversie che hanno coinvolto il giornale negli ultimi mesi. A marzo una collaboratrice della rubrica “Modern Love” era stata accusata pubblicamente di aver utilizzato l’Intelligenza artificiale per creare un saggio personale. L’autrice aveva poi dichiarato a Futurism di avere usato chatbot per ideare e revisionare il testo.
Ad aprile il quotidiano ha invece interrotto la collaborazione con un freelance che aveva ammesso di avere utilizzato l’AI per scrivere una recensione letteraria. Dopo la pubblicazione, l’articolo era stato accusato di contenere materiale plagiato.
inesatta citazione
La scorsa settimana il New York Times è stato coinvolto in un nuovo caso legato all’utilizzo dell’AI. Una rettifica pubblicata dal giornale ha spiegato che un articolo dedicato al primo ministro canadese Mark Carney conteneva una citazione inesatta generata da uno strumento di Intelligenza artificiale. Secondo quanto riportato nella correzione, una frase attribuita al leader conservatore Pierre Poilievre era in realtà un riassunto automatico delle sue posizioni politiche trasformato erroneamente in una citazione diretta.
Nel testo della rettifica il quotidiano ha scritto: “Il giornalista avrebbe dovuto verificare l’accuratezza del risultato fornito dallo strumento di Intelligenza artificiale”.
Futurism ha chiesto al New York Times se il nuovo promemoria inviato ai freelance fosse collegato ai recenti episodi. In risposta, il giornale ha dichiarato che “forniamo regolarmente linee guida aggiornate ai freelance e in questo caso volevamo chiarire le nostre politiche relative all’uso dell’AI”.





