(S.A.) Reuters ha pubblicato il suo primo documentario investigativo, con l’obiettivo di rafforzare la presenza nel giornalismo video e raggiungere un pubblico più ampio. Il film, intitolato “Death in Darfur”, dura 28 minuti e racconta le violenze avvenute nella città sudanese di al-Fashir attraverso immagini registrate dai gruppi paramilitari coinvolti negli attacchi contro i civili.
Il documentario è disponibile sul sito ufficiale di Reuters e su YouTube. Il progetto nasce dalla volontà dell’agenzia internazionale di collegare il lavoro delle sue inchieste testuali con la grande rete globale dedicata ai contenuti video.
Per sostenere questo piano, Reuters ha assunto Suzanne Vanhooymissen come prima responsabile delle inchieste documentaristiche e Sarah Cahlan come responsabile delle inchieste visive. Vanhooymissen, che ha prodotto e diretto “Death in Darfur”, ha dichiarato a Press Gazette: “All’interno dell’unità investigativa abbiamo una forza incredibile quando si tratta di indagini basate su testi che vengono poi elaborate graficamente e animate in modo accattivante online”.
La responsabile ha spiegato che Reuters possiede già una struttura video con presenza internazionale e che il nuovo obiettivo è unire queste competenze con il lavoro investigativo. Secondo Vanhooymissen, in passato le inchieste scritte potevano includere brevi contenuti video, ma questi materiali non facevano parte del progetto fin dall’inizio.
Il progetto sul Darfur è iniziato nell’ottobre 2025, quando una troupe Reuters è arrivata nei campi profughi del Ciad, vicino al Sudan, dopo gli attacchi avvenuti ad al-Fashir. Inizialmente il gruppo non prevedeva di realizzare un documentario, ma la disponibilità di materiali esclusivi ha portato la redazione a trasformare il lavoro in una produzione più ampia.
Alla realizzazione del film hanno collaborato anche Sudan Witness, che aveva raccolto diversi filmati, e il team Reuters Arabic, impegnato nella verifica e nella traduzione del materiale video. Reuters ha inoltre spiegato di voler coinvolgere sempre di più i propri 2.600 giornalisti nella ricerca di storie che possano diventare documentari investigativi grazie ad accessi esclusivi o conoscenze dirette del territorio.
L’agenzia sta lavorando per costruire un pubblico stabile su YouTube, dove verrà creata una playlist dedicata esclusivamente ai documentari investigativi. L’obiettivo è fare in modo che gli utenti riconoscano questa nuova offerta editoriale accanto alle tradizionali notizie dell’ultima ora pubblicate dal gruppo. Secondo Reuters, proprio YouTube potrebbe diventare il principale punto di contatto con nuovi utenti, soprattutto giovani.
Il trailer pubblicato su TikTok ha superato i sei milioni di visualizzazioni, mostrando una forte diffusione del contenuto sulle piattaforme social.




