I lettori non sono clienti. 

I giornalisti devono cercare la verità

Se si impedisce ai giornalisti l’accesso ai fatti prevale una narrazione falsa (messaggio indiretto ad Israele per il “blocco” di Gaza). 

Grande è la differenza tra chi esprime un’opinione e chi è chiamato a raccontare i fatti alla pubblica opinione.

Chi racconta i fatti è tenuto al rispetto della deontologia professionale, garantita dall’Ordine professionale.

La qualità dell’informazione è in capo a vari soggetti: cittadini, giornalisti, editori, istituzioni e ciascuno deve fare la sua parte.

Sull’Intelligenza artificiale vanno rispettate le regole stabilite dall’Europa.

Non è ammissibile che la Commissione di vigilanza Rai non possa nominare gli organi di governo del servizio pubblico. E va applicato il Media Freedom Act europeo (messaggi indiretti al governo Meloni).

Un antidoto al potere è l’autoironia (messaggio indiretto a Donald Trump).

Concetti chiari e fondamentali che il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha elencato davanti a una delegazione di studenti e docenti delle Scuole di giornalismo riconosciute dall’Ordine dei giornalisti, ricevuta al Quirinale n el pomeriggio del 14 aprile. C’erano studenti, Direttori e docenti delle scuole di Torino, della Luiss e della Lumsa di Roma, della Cattolica di Milano.

Il discorso di Mattarella è risultato una sorta di “summa” dei pilastri e dei problemi del giornalismo. Merita di essere ricordato. Ecco un’esposizione in base ai punti salienti. 

PROFESSIONE SPECIALE. “Quello dei giornalisti è un ordinamento professionale peculiare, distinto dagli altri che esistono: il rapporto non è con un cliente al quale si propone una prestazione, perché lo scopo è la tutela di un bene pubblico dei cittadini, l’informazione.

Se ne trova puntuale traccia nella legge Gonella, quella che ha istituito l’Ordine: ‘Il diritto di cronaca ha per oggetto gli atti e i fatti. È il diritto di narrare, a mezzo stampa, ciò che è avvenuto o avviene. La libertà di informazione soddisfa il bisogno individuale e sociale di conoscere obiettivamente i fatti’”. 

DOVERE DI VERITA’. “C’è una straordinaria attualità nei principi ispiratori della legge voluta da Gonella: i doveri verso la verità. Anzitutto il dovere di verificare e conoscere i fatti che i giornalisti narrano. I giornalisti non sono in campo per rendere verosimili le narrazioni. Sono, invece, testimoni di verità, antidoti ai tentativi di manipolazione delle opinioni pubbliche. Una immensa responsabilità.

Quanti contenuti realizzati con escamotages cognitivi vengono diffusi nelle piattaforme che alimentano le agorà digitali, con il trionfo delle pseudo verità!”.

PROCESSO DEMOCRATICO. “Oggi la domanda di verità rischia di inciampare in risposte fuorvianti, in un mondo governato da tecnologie che, confondendo comunicazione e informazione, assottigliano sempre più i confini tra vero, verosimile e falso. Demarcare quei confini è compito affidato al giornalista, testimone diretto, mediatore tra i fatti e la loro rappresentazione e, in forza di questo, protagonista nella vita della società e dello stesso processo democratico”.

ESPRESSIONE E INFORMAZIONE. “Si confondono talvolta, fra di loro, libertà di espressione del pensiero -in capo a ogni cittadino- e libertà di informazione. Entrambe fanno riferimento all’articolo 21 della Costituzione. Ma vi è differenza tra chi esprime un’opinione -diritto da garantire appieno- e chi, invece, è chiamato a raccogliere e raccontare fatti alla pubblica opinione. Da tutto questo deriva l’esigenza di una scrupolosa formazione professionale”.

LIBERTA’ E RESPONSABILITA’. “Repubblica e Costituzione ci hanno offerto un percorso che unisce due elementi: libertà e responsabilità. Elementi inscindibili in qualsiasi ambito della vita, resi evidenti per il giornalismo dal carattere di professione intellettuale. Questo ne sottolinea alcuni aspetti, a partire dalla autonomia di pensiero nell’elaborazione delle notizie cui si lavora, e nel rispetto delle indicazioni puntuali che derivano dalla deontologia, sulla quale sono chiamati a vigilare gli appositi organismi istituiti presso l’Ordine dei giornalisti”.

DIVIETI DI ACCESSO. “Se viene impedita la presenza o limitata l’operatività dei giornalisti nei luoghi in cui i fatti avvengono -si pensi ai teatri di guerra e, quindi, anche ai giornalisti caduti nell’adempimento della loro missione- in quei casi, prevale una narrazione artefatta, piegata agli interessi dei contendenti”.

GARANTI DI QUALITA’. “La qualità dell’informazione interroga più soggetti: chi la produce, chi la realizza, chi la riceve e chi deve provvedere

Dunque i cittadini, perché possano formarsi un’opinione consapevole e liberamente critica.

Dunque i giornalisti, che devono agire con indipendenza e rigore. 

Gli editori, che sanno di impegnarsi in un settore vitale per la democrazia; fanno impresa, naturalmente, ma quel che ne è al centro non è un mero prodotto, bensì un bene pubblico. 

Non ultime, le istituzioni che sono chiamate, in ogni Paese, ad assicurare quanto previsto nelle Carte costituzionali e nelle Dichiarazioni e Convenzioni internazionali alle quali i singoli Paesi hanno deciso di aderire”.

INACCETTABILE IN RAI. “Non è accettabile che tuttora, dopo un anno e mezzo, il Servizio pubblico televisivo manchi dell’assetto dei propri organi amministrativi, che la Commissione Parlamentare di vigilanza non sia posta in condizione di poter espletare le sue funzioni”.

MEDIA FREEDOM ACT. “Va posto riparo al ritardo nella applicazione del Media Freedom Act approvato dal Parlamento Europeo e dai governi riuniti nel Consiglio Europeo sin dalla primavera del 2024”.

GIGANTI E AI. “L’Intelligenza artificiale sta conquistando un ruolo sempre più diffuso se non addirittura egemone nella nostra esistenza, rendendo ancora più urgente la riflessione sul rapporto con la verità. Occorre un’adeguata consapevolezza morale per rendere possibile il suo utilizzo a beneficio dell’umanità, con la definizione di regole. Come quelle messe in campo dall’Unione Europea per il governo dell’AI, senza che essa si trasformi in uno strumento di dominio da parte di giganti tecnologici che pretendono di sostituirsi agli Stati sovrani e all’ordinamento internazionale”.

PONTE DI COMANDO. “Joseph Pulitzer -ben noto per il Premio prestigioso a lui intitolato- usava un’espressione enfatica ma efficace per definire il ruolo del giornalismo: ‘Il giornalista è il ponte di comando sulla nave dello Stato. Prende nota di tutte le vele di passaggio e di tutte le piccole presenze di qualche interesse che punteggiano l’orizzonte quando c’è bel tempo. Riferisce di naufraghi alla deriva che la nave può trarre in salvo. Scruta attraverso la nebbia e la burrasca per allertare sui pericoli incombenti’. In questo tempo di guerre, di conflitti, di contrasti, molte nebbie e burrasche ci circondano ed energie vengono richieste perché emerge qualche pericolo. Ai giornalisti in attività, oggi, e a voi, aspiranti giornaliste e giornalisti, nel prossimo futuro sta il compito di diradare quelle nubi, quelle burrasche, affermando sempre la verità della realtà”.

AUTOIRONIA AL POTERE. “Leone XIV -questa mattina- ha inviato alla Pontificia Accademia di Scienze Sociali della Santa Sede uno splendido messaggio sul potere. Il Papa mette in guardia dal pericolo dell’autoesaltazione. Mi torna in mente quando -in questo salone, numerosi anni fa- uno studente delle scuole superiori mi ha chiesto come si fa a resistere alle tentazioni del potere. Gli ho risposto che il potere, o quello cosiddetto tale, per chi ricopre ruoli di vertice nello Stato, nei sistemi sociali, può inebriare e far perdere l’equilibrio. Ma vi sono due antidoti. Il primo istituzionale, l’equilibrio tra i poteri, la distribuzione delle funzioni di potere dello Stato tra i vari organi costituzionali. Il secondo è rimesso alla coscienza personale, individuale, ed è una alta capacità di autoironia”.

(nella foto, il Presidente Mattarella saluta gli studenti delle Scuole di giornalismo)

2 Commenti

  1. Questo discorso credo che entrerà nella storia del giornalismo. Non perché dica cose che non siano gia state dette, ma per la forza, la chiarezza e la concisione.
    Mi sembra che i punti chiave siano quattro.
    1. Esiste un diritto all’informazione come bene pubblico
    2. Il diritto-dovere di informare non va confuso con la libertà di espressione, che ha a che fare invece con le opinioni. Invece l’informazione tratta della verità dei fatti.
    3. Il cittadino lettore ha un bisogno, e quindi un diritto a essere informato.
    4. I destinatari di questi punti sono non solo i giornalisti, i politici e i lettori, ma anche gli editori.
    Infine, tutti questi punti hanno a che fare con la democrazia. Cioè non sono campati in aria come diritti astratti, ma sono precondizione necessaria di un assetto democratico. Grazie a Mattarella e a Professione Reporter che ce lo ha raccontato.

  2. Non dico niente su potere e autoironia, perché è un’idea talmente bella (detta da un capo di stato che verosimilmente parla anche ai suoi pari) che meriterebbe una storia a parte!

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