Anche se la data esatta del cinquantenario cade il 4 maggio, il quotidiano spagnolo El Paìs ha già cominciato i festeggiamenti per l’anniversario da metà gennaio di quest’anno, iniziative che proseguiranno per tutto il mese di maggio e oltre.
Così come ha fatto la Repubblica, che ha cominciato a festeggiare già nel 2025, nell’attesa d’arrivare al 14 gennaio 2026, data della fondazione cinquant’anni fa, per ufficializzare gli eventi.
Nei giorni 1, 2 e 3 maggio ci sarà un Festival dedicato al giornalismo e una mostra fotografica (“Momenti”) curata dalla fotografa del quotidiano spagnolo Marisa Flórez, un omaggio al fotogiornalismo attraverso fasi cruciali e figure di spicco degli ultimi cinque decenni.
evento unico
Il Festival si aprirà con un evento unico in cui, per la prima volta, i lettori potranno assistere a una riunione del Comitato editoriale del giornale con il Direttore, Jan Martínez Ahrens, e il suo team, oltre a incontri e dibattiti di vario genere, dalla politica estera ai conflitti che incendiano il mondo, fino alla riflessione sui pericoli per la democrazia nell’era della sorveglianza di massa.
El Paìs e Repubblica, che festeggiano, di fatto insieme, mezzo secolo di giornalismo sono entrambi giornali della “transizione democratica” che hanno un’origine quasi gemella, fusa in un modello di rifermento di “giornale europeo progressista”.
nascita in comune
A pochi mesi di distanza l’uno dall’altro, nascono nello stesso anno, il 1976, tant’è che il fondatore e primo Direttore di El Paìs, Jean Louis Cebrián, ha ricordato proprio con un articolo su la Repubblica del 14 luglio 2022, giorno della morte del suo fondatore, Eugenio Scalfari, le “affinità elettive” tra i due quotidiani. Descrivendo la sua discesa a Roma, in piazza Indipendenza, prima sede del quotidiano romano, proprio per ispirarsi e carpirne i segreti a pochi mesi del debutto in edicola della testata spagnola da lui stesso diretta.
Tra le affinità c’è il fatto che le due testate non nascono neutrali ma hanno in comune una missione culturale e civile, che si riassume in un motto: “Non raccontare tutto, ma prendere parte”. Sia El Paìs sia la Repubblica hanno avuto, all’origine, due direttori fortissimi, solidi culturalmente e politicamente, che sono stati al tempo stesso anche i “garanti” dell’autonomia e dell’indipendenza delle due testate, angeli custodi di entrambi i corpi redazionali. Forse il vero punto debole, relativamente alle regole e alle garanzie.
forte identità
La forte identità dei due direttori è stata tale che ha preceduto e sovrastato anche la necessità di uno Statuto che garantisse e mettesse al riparo i rispettivi giornali dal rischio di imboscate editoriali, di agguati del mercato, d’esser comprati e successivamente rivenduti al miglior offerente o a una lobby.
Finché i fondatori sono stati in campo, la questione delle garanzie non si è posta, ma il problema non tarderà ad emergere per porsi più avanti negli anni, sia per l’una sia per l’altra testata.
Per esempio nel 1990 la Repubblica deve affrontare il blitz di Silvio Berlusconi che conquista il vertice e la maggioranza della Mondadori dopo che nel 1984 la Cir dell’Ingegner Carlo De Benedetti diventa socio della Arnoldo Mondadori Editore, ribaltandone completamente gli assetti. Tant’è che tutti i giornali del cosiddetto Gruppo Espresso-De Benedetti-Caracciolo si trovano ad avere direttamente “il nemico” in casa, il proprietario della Fininvest e delle sue reti tv.
lodo mondadori
Sprovvista di autodifese, la Repubblica e tutti i giornali del gruppo, tramite Cir, devono ricorrere a un “lodo arbitrale”, il cosiddetto Lodo Mondadori, per poter tornare in possesso –dopo una lunga trafila giudiziaria– dei propri diritti, dell’autonomia, ed essere nuovamente deposti nelle mani di De Benedetti. Grazie alla mediazione di Andreotti e dell’editore e senatore Dc Ciarrapico, Scalfari, De Benedetti e Caracciolo riescono a riavere indietro i propri giornali e sottrarli all’abbraccio di Berlusconi.
De Benedetti annuncerà la volontà di creare una Fondazione a tutela dell’indipendenza proprietaria di Repubblica, ma non se ne farà mai nulla.
travolta dai debiti
Quanto a El Paìs, tra il 2012 e il 2014 la testata di Madrid si ritrova travolta dai debiti in seguito alla crisi finanziaria spagnola. Per risalire la china, il Gruppo Prisa, che ne è l’editore, deve aprire le porte a banche, fondi e nuovi soci.
Le conseguenze sono immediate: vi è un repentino cambio dei vertici, il fondatore Juan Luis Cebrián è costretto a lasciare il controllo operativo della testata, il direttore responsabile Javier Moreno viene rimosso dall’incarico e, di conseguenza, il contraccolpo ricade sulla linea del giornale, con la diffusa percezione che il suo atteggiamento rispetto al potere politico ed economico sia diventato più prudente. Non una censura formale, bensì un riallineamento.
nessuno scudo
Il paradosso che unisce El Paìs e la Repubblica è dato dal fatto che proprio i due giornali nati per sfidare il potere politico hanno dato per scontato che proprio il potere politico non sarebbe mai entrato a casa loro a interferire.
In questo caso il parallelismo diventa strutturale, perché né El Paìs né la Repubblica hanno avuto e hanno trust editoriali che li potessero preservare da conquiste o ingerenze, né hanno avuto ed hanno Fondazioni di garanzia che li tutelino, né Statuti che prevedano diritti di veto della redazione o che limitino il potere del proprietario.
Per entrambi, la forza della loro indipendenza è storica e al tempo stesso culturale, non giuridica. Ovvero, finché la proprietà è “coerente” o rassicurante con la missione del giornale, il sistema regge, ma quando la proprietà cambia natura o priorità, non ci sono scudi a difenderla.
cambiamento di proprietà
Infatti, a Roma, tra il 2019 e il 2021, con il passaggio da Gedi a Exor di John Elkann, le prime conseguenze sono state un cambio rapido dei direttori (Calabresi, Verdelli, Molinari), un riposizionamento editoriale percepito come “discontinuità”, un forte dibattito interno-esterno. Il risultato è che il cambiamento è passato dalla proprietà, non da una decisione redazionale.
La differenza sostanziale con la Repubblica consiste nel fatto che nel giugno 1980 El Paìs si dota d’uno Statuto della redazione, che viene approvato dall’Assemblea generale degli azionisti, da cui scaturisce anche la nascita del Comitato di redazione quale organo di rappresentanza professionale interno e di carattere sindacale.
ventuno articoli
Un documento di tre pagine e 21 articoli, tuttora in vigore, “uno degli strumenti più preziosi al mondo per i giornalisti per garantire il rispetto dei principi fondamentali della professione” si legge sulle colonne del quotidiano spagnolo. Ma che non ha ancora una sua propria giurisdizione specifica e precisa in materia di cambio degli assetti proprietari.
Un modello che non incideva sulla proprietà, ma cercava però forti garanzie d’indipendenza professionale. A tutela da ingerenze esterne o della pubblicità, alle scelte sulla direzione, persino al diritto di obiezione rispetto a incarichi non graditi.
Il Comitato stabilisce allora delle linee guida e decide di indire delle elezioni per nominare i cinque rappresentanti che avrebbero poi avviato le trattative con la direzione e l’azienda.
tensione culturale
Nel mentre va avanti la proposta di raggiungere un accordo consensuale, immediatamente incoraggiata da Juan Luis Cebrián, Direttore e fondatore di El Paìs, “che all’epoca aveva appena stretto un’alleanza con Jesús de Polanco”, azionista di riferimento e Presidente della casa editrice del quotidiano, Promotora de Informaciones (Prisa), “per garantire un modello giornalistico professionale e ampi poteri al Direttore del quotidiano”.
Diverso il “modello francese” di Le Monde, ovvero la Società degli scrittori del quotidiano parigino, che sul piano degli assetti proprietari dà più garanzie, in quanto prevede che un 25% di azioni del giornale sia in mano ai redattori, che hanno anche il diritto e potere di veto. Mentre El Paìs, relativamente al tema di evitare che l’ingresso di grandi investitoti privati si traduca anche in influenza editoriale, vive l’argomento come tensione culturale, discussione interna e protesta o stigmatizzazione morale, ma di scarsa efficacia pratica.
armatore greco
Atteggiamento che un po’ ha caratterizzato anche la vita di Repubblica in questi 50 anni, fino al ripensamento e al punto di svolta di soli alcune settimane o mesi fa, sollecitato proprio dalla vendita in blocco dell’editrice Gedi all’armatore greco Kyriakou.
El País è il quotidiano leader in Spagna, con una forte espansione digitale che ha superato i 400.000 abbonati a inizio 2025. Vende oltre 50.000 copie cartacee medie e ha un’ampia diffusione internazionale (edizioni in America e Cile).
La Repubblica fra carta e digitale è sotto le 100mila copie giornaliere.
(nella foto, Jan Martinez Ahrens, Direttore del Paìs)
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