Non c’è solo la Repubblica, nel 2026, a festeggiare il cinquantenario dalla fondazione. Il prossimo 4 maggio tocca anche allo spagnolo El Paìs stappare lo champagne: la prima pubblicazione nel 1976, a nemmeno quattro mesi dall’esordio della testata romana nelle edicole italiane, fu un evento nella vita pubblica della Penisola iberica.
Non solo perché fin dal suo primo numero, il quotidiano è stato un punto di riferimento politico e intellettuale per un Paese che si avviava e apriva alla democrazia, ma soprattutto perché la testata è arrivata a incontrare il suo pubblico a distanza di pochi mesi dalla morte del dittatore Francisco Franco, “el Caudillo”, il Generalissimo, al potere dal 1° aprile 1939, alla fine della guerra civile iniziata nel 1936, all’ottobre del 1975.
due fondatori
Due testate quasi gemelle, El Paìs e la Repubblica, con diversi punti in comune, dal formato tabloid, all’impianto politico fortemente democratico, a quello giornalistico innovativo (testate che non nascono neutrali ma con una forte missione culturale e civile), alla prevalenza dei commenti e delle analisi sulle cronache, fino alla figura fortissima dei due fondatori, Juan Luis Cebrián Echarri ed Eugenio Scalfari, che da soli hanno definito il tono, la linea politica ed editoriale dei rispettivi giornali, stabilendo cosa è “dentro” e cosa è “fuori” dal loro perimetro culturale.
La nascita di El Paìs è stata resa possibile da un gruppo di giornalisti e intellettuali, spinti da un folto gruppo di investitori che impegnarono il loro capitale anni prima dell’uscita della prima edizione “per creare un giornale indipendente al passo con i tempi”. Parola d’ordine, pronunciata da José Ortega Spottorno, Presidente di Prisa, la casa editrice, alla prima assemblea generale degli azionisti tenutasi nel marzo 1977: “”El Paìs deve essere un giornale liberale, indipendente, socialmente responsabile, nazionale, europeo, attento alla trasformazione in atto nella società occidentale oggi”.
cinquecento azionisti
El Paìs ha subito numerosi cambiamenti nel corso di cinque decenni per garantire che i suoi principi fondanti prevalessero su ogni altra cosa. E questi valori “consistono essenzialmente nel non servire nessuno se non la società per la quale lavorano i suoi professionisti. Mantenere quotidianamente questo impegno nei confronti dei lettori è stato il fondamento di un processo decisionale di successo”, ha scritto lo scorso 15 gennaio Quino Petit, responsabile della Comunicazione e dei Media del quotidiano di Madrid.
Così, guidata da questi valori, la Spagna ha iniziato mezzo secolo fa a creare un nuovo giornale per difendere una democrazia che non era ancora nata. Nel suo articolo di fondo del primo numero, il direttore Cebrián sottolineava “l’incrollabile pazienza di circa cinquecento azionisti che, per tre anni, hanno sopportato senza defezioni i rifiuti del governo [franchista] di concedere il permesso di pubblicazione, e l’entusiasmo di duecento persone che, sacrificando il sonno e lavorando contro il tempo per soli tre mesi, possono vantarsi con orgoglio di aver messo un giornale in piazza oggi”.
libertà civili
“Fu l’inizio di una storia tumultuosa e piena di colpi di scena. Ma una costante è rimasta immutata attraverso le generazioni: guardare al futuro con gli occhi di oggi per raccontare chi siamo e chi possiamo diventare”, scrive Petit. La prima redazione ha iniziato la propria attività nella sede centrale di Calle Miguel Yuste, a Madrid. Con un forte impegno sul fronte tecnologico: 48 pagine formato tabloid, stampato in offset e con l’integrazione della fotocomposizione, che in quegli anni ha sostituito la composizione tipografica a piombo.
Solo pochi anni dopo, fu introdotta la tecnologia Atex per digitalizzare i processi di redazione, con i computer che hanno sostituito le macchine per scrivere, mentre il Paese si sta avviando verso la sua trasformazione democratica accompagnata dalla nuova testata che dà impulso alle riforme. Soprattutto sul piano delle libertà civili. Tanto che El Paìs che il 30 ottobre 1978 subisce un attentato che costa la vita a tre redattori. Una bomba esplode all’interno degli uffici redazionali. Ma il giornale non s’arrende: “Se i terroristi pensano che una bomba possa sconfiggerci, si sbagliano di grosso”, scrive il giornale sotto il titolo d’apertura “Il prezzo più alto”.
golpe militare
Lo stesso impulso ha poi portato alla pubblicazione di ben sette edizioni speciali nella notte del 23 febbraio 1981 e nel giorno successivo a causa del tentativo di golpe militare della vecchia guardia franchista e con i golpisti già dentro il Parlamento. “Colpo di Stato: El Paìs con la Costituzione”, il titolo principale. “Viva la Costituzione”, l’editoriale.
El Paìs è stato il primo quotidiano nel 1977 a introdurre “El libro de estilo”, un manuale, una guida di criteri e regole per ottenere uno stile coerente di scrittura nelle pubblicazioni. Poi, nel 1980, è la volta dell’approvazione da parte dell’Assemblea generale degli azionisti dello Statuto di redazione, che stabilisce una serie di garanzie e di diritti dei giornalisti.
garante dei lettori
Ciò che comporta anche la nascita del Comitato di redazione del giornale, l’organo di rappresentanza professionale della categoria che, in tempi più recenti, ha reso più semplice la nomina d’un membro della redazione nel Consiglio di Amministrazione di Prisa, la società editrice, come “invitato permanente”.
E nel 1985 viene creato Il Garante dei lettori, organismo la cui nomina è sempre stata soggetta all’approvazione della Direzione del giornale, ma che, una volta in carica, gode di completa indipendenza nello svolgimento delle proprie funzioni. L’introduzione dello Statuto dei redattori ha anche segnato la fine della guerra tra gli azionisti che ha segnato la vita della società editrice nel corso dei primi anni.
seicento milioni
Una vasta rete di corrispondenti e di analisti ha sempre caratterizzato il quotidiano di Madrid sul piano della sua presenza giornalistica in campo internazionale. E lo ha fatto in lingua spagnola “diventando una fonte di informazione leader per oltre 600 milioni di ispanofoni”, sottolinea Quino Petit.
I conflitti internazionali si sono riversati in altrettanti successivi articoli, dall’America Latina al continente africano; dagli orrori dei Balcani alle guerre del Golfo Persico; dalla prolungata guerra in Medio Oriente alle ostilità nel subcontinente asiatico o alle incursioni delle Tigri Tamil in Sri Lanka; dalla caduta del Muro di Berlino e dal crollo dell’Unione Sovietica all’invasione russa dell’Ucraina. Dall’ascesa della Cina alla caduta delle Torri Gemelle che hanno violentemente inaugurato i cambiamenti nell’ordine mondiale del XXI secolo. E poi le inchieste, i reportage.
marquez e vargas llosa
Molte sono state le firme eccellenti nel corso di questi cinquant’anni: scrittori latinoamericani, dai premi Nobel Vargas Llosa e Gabriel García Márquez a cronisti come Alma Guillermoprieto, Martín Caparrós e Leila Guerriero. E poi tanti altri scrittori spagnoli, come Umbral, Marsé, Vázquez Montalbán, Javier Marías e Almudena Grandes. Senza dimenticare prestigiosi ispanisti come Hugh Thomas e Paul Preston, presenti sulle sue pagine fin dagli esordi.
Il giornale, nato come “quotidiano mattutino indipendente”, ed è ora “giornale globale”, con edizioni internazionali come El Paìs Us, voce de latinoamericani negli Stati Uniti, El Paìs America, El Paìs inglese, oltre a edizioni specializzate in Messico, Colombia e Cile, a cui si aggiungono le newsletter “che hanno superato il milione di abbonanti registrati”, come si legge in un articolo di resoconto, e “una divisione audiovisiva con oltre 3 milioni di abbonati YouTube” e “una community di follower su tutte le sue piattaforme social che raggiunge i 27 milioni in tutto il mondo”.
E dal 2021 El Paìs ha raggiunto i massimi della sua diffusione “con un aumento del 15% dei lettori nell’ultimo anno”, il 2025.





