La conferenza stampa. Ecco una delle questioni sulle quali i giornalisti hanno talvolta dei dubbi e dovrebbero riflettere. Anche l’ultima conferenza, quella oceanica, convocata a Sanremo quando mancavano poche ore all’inizio del Festival della canzone, spinge a domandarsi: a cosa serviva? Quali notizie poteva consegnare ai cronisti, a parte qualche sorriso, qualche apprensione, i respiri di Carlo Conti messo a spiegare perché aveva invitato uno e non l’altro? Più che fonte di notizie importanti la conferenza stampa è apparsa una mossa escogitata dai registi della pubblicità, un ultimo colpo sparato per far volare il colosso in groppa ai mass media. A posteriori, si può dire, un colpo che ha finito per ingrossare l’elefante, che ben poco poi sarebbe riuscito a sollevarsi da terra.
nessuna notizia
Il codice deontologico proibisce tassativamente ai giornalisti di partecipare a iniziative di carattere pubblicitario. Quindi, meglio abbandonare il pessimismo e lasciar correre. Anche se l’esempio è clamoroso, in tanti casi meno vistosi capita di pensare che la conferenza stampa sia organizzata, più che per dare notizie rilevanti, per accalappiare i giornalisti e per ingrossare il rumore mediatico. Ci devono riflettere per primi i giornalisti, i quali si accorgono che in certe occasioni chi li aveva chiamati non aveva in realtà vere notizie da raccontare. Certe volte sono proprio i cronisti a essere chiamati in causa, visto che nessuno può costringerli ad andarci (ma di solito è il giornale che li manda) e poi a restare o a tornarsene a casa. Le conferenze stampa non sono un obbligo, ma solo un’opportunità. Sempre più spesso vengono indette da qualcuno che vuole farsi ascoltare, magari perché ha vinto a Sanremo. E li mette tutti insieme.
dati e appunti
Dunque, è semplice: chiunque possieda una iniziativa da diffondere; chiunque voglia far conoscere un prodotto nuovo, dal quale naturalmente spera di ricavare un profitto; chiunque ha “roba grossa” da comunicare, può indire una conferenza stampa. E così chiama cronisti, inviati ed esperti, li fa sedere dentro una sala, distribuisce dati ed appunti, fa loro ascoltare: un presidente, un direttore generale, un industriale, l’allenatore di una squadra sportiva. Quei giornalisti ascolteranno silenziosi. E al termine può darsi che chiedano qualche chiarimento. Forse faranno una domanda che l’oratore avrebbe preferito evitare. Può succedere ed è per questo che la presidente Giorgia Meloni molti mesi fa annunciò (lei che è una giornalista) che le conferenze stampa non le avrebbe fatte: per non finire nelle polemiche, per non accettare ironie e provocazioni da parte di chi, secondo lei, la vuole solo mettere solo in difficoltà.
missili e droni
Ed ecco che la conferenza stampa sta scomparendo perfino nei casi più seri e importanti. Eppure di una conferenza stampa proprio della Meloni si sarebbe sentita forte l’esigenza quando iraniani, americani e israeliani hanno cominciato a tirarsi i droni e i missili. Era la guerra. Altro che Festival della canzone! Sarebbe stato utile ascoltare il Capo del governo e una conferenza stampa si sarebbe rivelata adatta. Ci rifletta Giorgia Meloni. E’ una modalità che consente di stare con i cittadini quando ce n’è bisogno, perché ciò che accade nel mondo consiglia a chi governa di essere presente. Non fa un comizio televisivo, ma un intervista collettiva. Parla attraverso i giornalisti.
pubblicare verità
In concreto uno strumento che magari non viene usato, anche se consente (per esempio ai politici e ai governanti) di incontrare in un colpo solo 20/30 giornalisti. Ma ognuno fa informazione come crede, ovviamente. Molti giornalisti lo sanno fare, in libertà, come vuole la Costituzione, e non hanno bisogno di ricevere lezioni. Però ai cittadini è bene spiegare come si svolge una conferenza stampa e bisogna sapere quando alcuni giornalisti alzeranno la mano per fare una domanda, che non è solo un loro diritto, visto che ciò rientra in quella che possiamo definire la loro “figura”. Non si deve dimenticare – e succede spesso a chi parla con i professionisti dell’informazione – che costoro hanno per legge il dovere di pubblicare la verità e per questo, una volta acquisite le notizie che sono stati chiamati ad ascoltare, devono esaminarle e pure controllarle. Sarebbe bene insomma che tutti capissero che il giornalista, quel giorno, dopo aver anche virgolettato le parole dette dal presidente (anche quello del Consiglio dei ministri) non ha esaurito il proprio compito perché ora, partendo dall’informazione ricevuta, può lavorare e indagare, anche dopo aver deciso se e con quale rilievo quella notizia possa o debba finire nel giornale, scritto, radiotelevisivo o telematico, dal quale viene compensato.
primi a diffondere
Ci sono poi volte nelle quali, prima che termini la conferenza stampa, il cronista scappa via silenziosamente, perché vuole annunciare subito (magari lavora in una agenzia) la notizia di rilievo che è stata data e che vuole essere il primo a diffondere. Il Governo si dimetterà, ci sarà uno sciopero, scatta una tassa nuova, arrivano i dazi su alcuni generi alimentari, il sindaco ha deciso di costruire in città uno stadio più grande? Simili annunci sono già notizia e non bisogna perdere tempo. Facciamola conoscere, gli interessati già sono molti. “Diamolo alle stampe”, si dice in gergo. Raccontiamo ciò che è stato detto, pubblicando forse anche qualche parola pronunciate dal personaggio che ha parlato durante la conferenza stampa (che è un fatto pubblico). Naturalmente, se l’annuncio è un omicidio o l’arresto di quello che potrebbe esserne stato il colpevole (e così in tanti altri frangenti) il giornalista si metterà a fare il lavoro di scavo, di arricchimento, di indagine, che sarà necessario dopo il semplice annuncio. Non si fermerà. Anzi, è lì che comincerà la sua fatica, è da lì che dovrà dimostrare non poche capacità.
bravo e curioso
I cittadini però è bene che conoscano in cosa consiste l’opera di informazione giornalistica e cos’è una conferenza stampa. Perché è vero, che in molte occasioni l’organizzatore dell’incontro avrà un proprio tornaconto. Chiunque egli sia, poiché molti di quegli annunci hanno un valore commerciale. Ma l’interesse della intera collettività è la conoscenza di ciò che è stato annunciato. Ma fino in fondo. Dunque, subito dopo starà ai giornalisti lavorarci sopra. Eccola l’importanza di quella mano alzata, di quella domanda posta subito, sia pure al Presidente del Consiglio. E’ proprio da lì che si vede se il giornalista è curioso, è bravo, o se si accontenta di ciò che ha appreso col supporto di qualche annotazione e qualche foto.
Ci si rifletta: dovrebbe esserne compiaciuto anche il Capo del governo nel vedere cronisti e reporter subito impegnati nell’approfondimento di notizie talvolta anche complicate. Infatti la democrazia, parola grossa, se esiste, si vede già in quel momento, dentro quella sala. La verità intera verrà fuori chissà quando, certo. Ora si è assistito solo al primo atto della vicenda. Il giornalista dimostrerà più avanti fino a che punto saprà fare il mestiere.
opera lunga
Perciò, le faccia le conferenze stampa, signora Meloni, visto che sono strumenti preziosi, utili a lei, ai mass media e ai cittadini. E l’Ordine dei giornalisti lo insegni ai giovani praticanti e durante i corsi di formazione annuali: quelle “conferenze” sono mezzi con i quali il lavoro di informazione è cominciato, non sono passerelle fini a se stesse o a fare pubblicità a tizio o a caio. Durante quelle conferenze è scattato il primo colpo, con parole e annunci, ma poi toccherà al giornalista mostrare di cosa è capace (i provocatori vanno allontanati proprio dagli addetti ai lavori) e far vedere che ha cominciato a cercare la verità, attraverso un‘opera forse lunga e difficile, della quale, anche se non da solo, egli porterà sulle spalle la responsabilità. E questo può succedere dovunque, anche al Festival di Sanremo. Ed è un lavoro che deve essere rispettato.




