E’ vietato manifestare davanti alla sede della Federazione Editori in via Piemonte. Il  Coordinamento dei lavoratori poligrafici che si battono per il passaggio all’Inps del loro fondo pensionistico obbligatorio, “Fiorenzo Casella”, voleva farlo lunedì 2 marzo. Ma la Questura di Roma, ha comunicato al loro rappresentante, dopo molte ore di attesa, che sarebbe stato concesso soltanto un presidio (massimo 80 persone) in piazza Fiume, a qualche centinaio di metri di distanza. Una delegazione, accompagnata da poliziotti, avrebbe poi potuto recarsi in via Piemonte, se la dirigenza Fieg avesse accettato un incontro.

Motivazione: la presenza di “obiettivi sensibili” in zona.

accordo di 15 mesi fa

La manifestazione è stata convocata un anno e tre mesi dopo l’accordo fra editori e sindacati per la liquidazione del Fondo. L’appuntamento doveva essere dalle 10 in via Piemonte 64 e 60 a Roma, davanti alle sedi di Fieg e Covip.

Il Coordinamento ha già protestato pubblicamente il 12 novembre, quando suoi rappresentanti sono stati ricevuti dal Presidente di Covip (Commissione di Vigilanza dei fondi pensione) e dal suo staff. La richiesta è la cancellazione dell’accordo di “autoliquidazione”, per permettere una soluzione diversa alla situazione di squilibrio finanziario del Casella. Che non è in dissesto, per ammissione della stessa Covip. 

Il Coordinamento ha scelto di manifestare anche di fronte alla sede della Fieg, firmataria dell’accordo, che non ha mai espresso giudizi sulle critiche mosse dal Coordinamento sulla sostanza e la legittimità dell’accordo. 

attivi e pensionati

In questo momento i lavoratori attivi e/o pensionati che sostengono le iniziative del Coordinamento sono circa 2mila e 500. All’orizzonte l’ennesima audizione alla Bicamerale di vigilanza sugli enti pensionistici obbligatori. Il ministero del Lavoro ancora non ha proceduto ad alcuna iniziativa ufficiale sull’argomento. 

La liquidazione del Fondo Casella ha provocato l’estinzione della previdenza integrativa di circa 14mila lavoratori poligrafici.

(nella foto, il Presidente Covid Mario Pepe)

5 Commenti

  1. Ci devono quello che abbiamo versato in questi ultimi 25/30 anni, si parla di migliaia di euro. Coloro che hanno fatto fallire il fondo devono pagare in tutti i sensi. Rivogliamo quello che ci spetta o metterci in condizione di decidere se procedere con l’autoliquidazione o percepire una pensione integrativa., questa è la strada più giusta e “democratica” da intraprendere.

  2. Direi che la motivazione della Questura è abbastanza insolito: perché davanti la vecchia sede della Covip, in pieno centro di Roma dove insistono uffici distaccati di Montecitorio e dei ministeri, la prima manifestazione del Coordinamento è stata regolarmente autorizzata? Si temono contro la Fieg e la nuova sede della Covip lanci di dentiere e pannoloni di una popolazione di poligrafici – lavoratori e pensionati è indifferente – ormai invecchiata come il resto d’Italia?

    La Fieg ha utilizzato il Fondo Casella come pratica finanziaria per intensificare ancora di più i vantaggi offerti dalla L.416 e i prepensionamenti, senza curarsi minimamente delle ricadute sullo stato finanziario dell’ente previdenziale. Sorvolo sulle responsabilità di chi glielo abbia permesso, o meglio ne abbia condiviso la gestione e l’approccio. Ma almeno ora si faccia chiarezza sugli obblighi amministrativi e finanziari di un bene collettivo al quale i lavoratori sono stati obbligati per legge di Stato a contribuire senza la possibilità di alcuna partecipazione diretta alle decisioni e alla vigilanza

  3. Ci hanno obbligato per anni a versare i nostri soldi in questo fondo sapendo che già 20 anni fa era messo malissimo.
    Ora senza chiedere nulla a nessuno hanno deciso di chiudere facendo sparire definitivamente i nostri soldi. Si chiama truffa!!!

  4. Abbiamo pagato la pensione integrativa obbligatoriamente ,e a suon di “ Contratti” messi nel fondo . L alternativa è confluire in INPS come è stato fatto per i giornalisti !!

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