Va via una persona speciale, un bravissimo collega. Da lui ho imparato tanto. Mauro Piccoli era anche un amico. Se l’è portato via a 76 anni una malattia che limita i movimenti. Mauro aveva una mente bellissima, solare. Infondeva calma, empatia. L’ho conosciuto nei primi anni del mestiere. Vittorio Emiliani, Direttore del Messaggero, gli aveva affidato un inserto quotidiano sui Quartieri di Roma, con una redazione giovanissima: Gianluca, il più piccolo, aveva 18 anni.

Mauro ci faceva da chioccia. Trentino di nascita, conosceva Roma come le sue tasche. Ricordo la preparazione del “numero 0“ e la prima uscita in copertina: “Non basta dire mela”, era il titolo. Un’inchiesta sui mercati rionali, realizzata da un altro collega bravissimo, Gigi Malandrino, in arrivo anche lui da Paese Sera e che purtroppo non c’è più. 

compleanno dal padre

Mauro sfornava dei titoli efficacissimi. Era accogliente. Ti convinceva con un sorriso e buoni argomenti. Era modesto, ma con una cultura sconfinata. Ricordo un suo compleanno, in casa del padre, Flaminio Piccoli, che è stato segretario della Democrazia cristiana. In salotto c’era una stupenda libreria bianca, zeppa di libri che arrivavano al tetto. Mauro che  la pensava in modo completamente diverso dal padre, sicuramente quei libri li aveva prosciugati.

L’esperienza dei Quartieri durò un paio di anni (1986-1987), nonostante l’iniziativa avesse fruttato diecimila copie in più su una piazza come Roma con una fortissima concorrenza. Il nuovo Direttore Mario Pendinelli non ritenne di continuare. Il nostro era un giornale nel giornale, arrivavamo nei quartieri più periferici e abbandonati. Ci muovevamo anche con un camper. I nostri telefoni squillavano in continuazione, le notizie, le micronotizie ci piovevano addosso.

direttore d’orchestra

Mauro si muoveva come un direttore d’orchestra, non lasciava nulla al caso. Ognuno di noi aveva tanti difetti, dettati principalmente dall’inesperienza, ma lui, con la sua serafica pazienza riusciva a tirare fuori il nostro meglio. Si discuteva, si litigava, nascevano gli amori, una ventata di freschezza, che partiva all’angolo del secondo piano di via del Tritone, in fondo alla Cronaca di Roma, diretta da Vittorio Rodi, un’altra colonna del giornale, che era affaticato e disperato al funerale di Mauro, in una chiesa affollatissima. C’erano Gianni Giovannetti, Francesca Numberg, Alessandra Spinelli, Mariella Venditti, le due Anna Maria, Sersale e Caresta, Fabio Morabito, Fabrizio Peronaci, Daniela Schiazzano, Massimo Giraldi, e tanti altri, la redazione di ragazzini, in cui Mauro ha trasferito la passione per la notizia piccola o grande che fosse.

nozze in campagna

Ai Quartieri si era creato uno spirito di comunità, di amicizia che andava al di là del giornale con tante festicciole. La più bella è stata quella delle nozze di Gigi Malandrino con la compagna inglese nella sua casa di campagna, appena acquistata. Mauro propose di regalargli un piccolo trattore e Gigi ci omaggiò con una singolare bomboniera, fatta di due bottiglie di olio e vino, frutto della sua neo passione contadina. Gigi è morto pochi anni dopo, fulminato da un infarto.

Mauro ha lasciato il giornale per andare a Repubblica, dove si è fatto apprezzare come capocronista, responsabile del Politico e di un inserto domenicale molto originale, fino alla pensione.

Di recente ho saputo della  sua malattia. Avrei voluto andarlo ad abbracciare. La morte e’ stata più veloce, è arrivata due giorni dopo l’Epifania. Restano tanti ricordi di un mestiere condiviso e amato da ventenni e trentenni, che eravamo. Sono stati gli anni più belli. 

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