(A.G.) Aspri i rapporti fra Giorgia Meloni, Presidente del Consiglio e i giornalisti. O almeno alcuni di loro.

Forse perché si vedono (e si parlano) poco.

Se n’è avuto qualche esempio nel corso della conferenza stampa di inizio anno, occasione quasi unica per incontrarsi.

“INtollerabile vergogna”

Cominciamo dal principio. Carlo Bartoli, Presidente dell’Ordine dei giornalisti, il 9 gennaio ha introdotto la conferenza stampa di Giorgia Meloni con un elenco dettagliato. Bartoli ha parlato della sicurezza degli inviati in zone di guerra, delle 81 aggressioni a giornalisti nei primi sei mesi del 2025, delle 93 querele temerarie mirate a intimidire i giornalisti, dei freelance che vivono con meno di mille euro al mese: “Gran parte dei proprietari dei giornali, quelli che pagano compensi da fame, compaiono nelle liste degli uomini più ricchi d’Italia. Cosa intollerabile, vergogna per un Paese civile”. 

Qui Meloni, nella sua replica in apertura, ha risposto che il governo ha varato misure per finanziare le assicurazioni degli inviati in zona di guerra, che sta per recepire la direttiva europea sulle querele temerarie, che si muoverà con il ministro della Giustizia per accelerare le norme sull’equo compenso.

 tasse e reati

Bartoli, nel suo intervento molto puntuale, ha detto che ci sono capitani d’industria e di finanza, presidenti e allenatori di calcio, sindaci, assessori, esponenti delle istituzioni che denigrano, diffamano, discreditano chi fa informazione. Ha ricordato che le grandi piattaforme digitali saccheggiano il lavoro dei giornalisti, non pagano le tasse e non rispondono di reati. Ha ricordato i giornalisti spiati. Ha parlato degli “oltre 300 giornalisti palestinesi assassinati dall’esercito israeliano per oscurare la tragedia che si è consumata”. “Per due volte -ha aggiunto- abbiamo lanciato un appello affinché sia permesso alla stampa internazionale di entrare a Gaza”. E poi: “Le critiche al governo israeliano, non significano giustificare in alcun modo i rigurgiti antisemiti, che condanniamo senza esitazione”. 

Nessun passo

Meloni non ha espresso opinioni, né fornito risposte precise a tutto questo. Ha detto di essere pronta ad affrontare con gli organi istituzionali dei giornalisti le grandi trasformazioni in atto nel settore. In particolare, si deve ritenere che non ci saranno passi del governo italiano su Netanyahu per permettere alla stampa di vedere cosa sta succedendo davvero nella Striscia.

Ilario Lombardo della Stampa ha auspicato “che quest’anno le conferenze stampa di questo tipo possano essere un numero maggiore”. E Meloni: “Lei lo ha auspicato anche l’anno scorso e non ha portato bene”. Lombardo ha ricordato il fuori onda alla Casa Bianca in cui Meloni disse di non amare il colloquio con i giornalisti e ha chiesto: “Non pensa che delegittimare i poteri dello Stato -visto che prima ha fatto l’elenco delle colpe dei magistrati in tema di sicurezza- e i poteri di controllo, i giornalisti, sia un pericolo per la democrazia?”. Meloni ha risposto che “magistrati e giornalisti sono importantissimi, la politica è importante: più tutti fanno bene il loro lavoro meglio è. Mi pare che però solo ai politici venga chiesto conto. Chi ha ruoli di responsabilità è chiamato alla responsabilità, a essere corretto a 360 gradi. L’Associazione nazionale magistrati diffonde menzogne nella campagna sui referendum. E ci sono notizie che vengono pubblicate e sono false”. 

“non e’ uno scoop”

Poco prima Meloni se l’era presa con la giornalista di Domani Francesca De Benedetti, che aveva detto: “La mia redazione aspetta una sua spiegazione riguardo il nostro scoop sul capo di gabinetto Gaetano Caputi, spiato dai servizi segreti interni”. Meloni: “Mi sarei aspettata una domanda su un altro vostro importante scoop: che io avrei brigato con l’Agenzia delle Entrate per fare accatastare casa mia in una classe inferiore a quella che meriterebbe per pagare meno tasse. Probabilmente lei non me ne chiede conto perché non era una grande inchiesta. Chiunque avesse voluto fare una brevissima velocissima verifica su questo tema si sarebbe reso conto che nel quartiere in cui abito, fuori dal Grande raccordo anulare, non c’è neanche una casa accatastata a livello A8”.

vita scandagliata

Nell’ultima domanda, invece, Susanna Turco de L’Espresso è tornata sul caso del software spia Paragon utilizzato dal governo italiano e dei giornalisti di Fanpage spiati tramite Paragon. Turco ha poi ceduto parte della sua domanda al Direttore di Fanpage, Cancellato, uno degli spiati. “Paragon -ha detto Cancellato- ha detto di aver offerto aiuto al governo per capire chi ha spiato manager, giornalisti, comunicatori dell’opposizione, editori, ma l’aiuto è stato rifiutato”. Meloni: “Io non ho trovato la vita scandagliata e buttata sui giornali, o i conti in banca spiati, o i fatti sul padre morto 11 anni prima o quelli della situazione patrimoniale della madre su Cancellato o altri. Le ho trovate su di me!”. 

cosa pensa veramente

A questo punto, l’auspicio è che la conferenza stampa di inizio anno non resti l’unica dell’anno. Anche i giornalisti potrebbero diventare più esperti nelle domande (esempio: il 9 gennaio, nemmeno una richiesta di commento a Meloni su Renee Nicole Good, uccisa a Minneapolis due giorni prima da un agente anti-immigrazione). 

Roberto Natale, consigliere d’amministrazione Rai vicino a Avs, ha chiesto più volte a Meloni di fare in Rai una conferenza stampa periodica con giornalisti di diversi orientamenti. 

Professione Reporter, dopo il fuori onda con Trump ad agosto 2025, ha rivolto a Meloni dieci domande sulla sua visione del giornalismo, essendo lei stessa iscritta all’Ordine. Non c’è stata alcuna risposta. 

(nella foto, Ilario Lombardo)

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