Basta, la facciamo finita.

Per tre lunghi mesi abbiamo tenuto in apertura di questo sito (cambiando ogni tanto la foto) le dieci domande per Giorgia Meloni sulla sua visione del giornalismo. Dieci domande a una Presidente del Consiglio che è giornalista iscritta all’Ordine. Dieci domande che nascevano dal suo colloquio “rubato” con Donald Trump alla Casa Bianca quando Meloni disse: “Io con i miei giornalisti preferisco non parlare”. Domande sul ruolo della stampa in una democrazia (che si possono rileggere qui sotto). 

nicchia e categoria

Meloni non ci ha degnato di risposta. Professione Reporter è un sito di nicchia e di categoria e la presidente ha probabilmente ritenuto che non meritasse una porzione del suo tempo. Tuttavia, il suo atteggiamento nei confronti dell’informazione è abbastanza chiaro nei fatti. Va poco in tv e solo da giornalisti “amici” (categoria che non dovrebbe esistere), come Bruno Vespa, che la ospita anche nella sua masseria pugliese. Va, insomma, dove non si aspetta domande a sorpresa. Non domande “ostili”, ma domande per capire e per chiarire. Interviene però sui social (senza possibilità di replica), o diffonde video (assertivi), o scrive appunti su Facebook (a senso unico).

più lodi che critiche 

Ad onor del vero -come ha spiegato qui Filippo Ceccarelli- trattasi di una malattia comune a molti Presidenti del Consiglio, quella di non gradire i giornalisti e le loro curiosità. Evidentemente i potenti -in tutto il mondo- amano le lodi più che le critiche.

In molti casi, però, non rispondere alle domande equivale a rispondere, nel senso che -ove non si voglia dare la propria versione- si tradisce imbarazzo e ogni sospetto negativo diventa lecito. 

studio e fiuto

Negli ultimi tempi il governo in carica ha mostrato un altro segno di sprezzo nei confronti della macchina dell’informazione: nonostante le ribadite richieste dalle istituzioni dei giornalisti, di intervenire presso il governo “amico” di Israele affinché permetta -ora che c’è la “pace”- l’ingresso dei giornalisti a Gaza, Meloni e il suo governo non hanno fatto alcun passo in quella direzione. 

Di fronte a tanta scarsa disponibilità, i giornalisti hanno sempre una strada, la solita: rinunciare ad avere notizie (anche) dalle conferenze stampa  o dai contatti stampa con portavoce e comunicatori di Meloni e del governo e cercarle in autonomia, dovunque riescano ad arrivare con il loro fiuto, il loro studio, la loro capacità di analisi. Facendo fact checking e rivelando cosa davvero succede a Palazzo Chigi e dintorni. 

Le nostre dieci domande non le buttiamo via. Restano in archivio, per eventuali conversioni sulla via del Colle Oppio.

(Giorgia Meloni con Bruno Vespa)

LE DIECI DOMANDE

  1. “Non voglio mai parlare con la mia stampa”: la sua battuta alla Casa Bianca il 18 agosto era solo una battuta?
  2. Alla fine dell’incontro lei ha suggerito di non incontrare i giornalisti. Solo per una questione di tempi o perché non riteneva opportuno informare i cittadini anche attraverso le domande della stampa?
  3. Lei crede nella funzione della stampa in un sistema democratico?
  4. Lei è iscritta all’Albo dei giornalisti professionisti. Cosa pensa dei giornalisti italiani?
  5. Pensa che i media italiani siano più governativi o anti-governativi? Pensa che dovrebbero essere più semplicemente professionali e trattare i temi senza spirito di parte?
  6. Il Consigliere Rai Natale ha proposto una conferenza stampa in Rai al mese per il Presidente del Consiglio, sul modello delle tribune politiche di un tempo. E ha proposto di abolire nei Tg le dichiarazioni brevi dei politici, in molti casi autoprodotte. Che ne pensa? 
  7. Spesso lei ha scelto di non incontrare la stampa e comunicare direttamente con i cittadini attraverso video o messaggi. Perché?
  8. Se esercitasse il giornalismo, come interpreterebbe il ruolo?
  9. Pensa che sarebbe giusto sospendersi dall’Ordine mentre si occupa una carica istituzionale come la sua?
  10. In Parlamento è in discussione una nuova legge sulla stampa: ce n’è bisogno secondo lei e cosa dovrebbe soprattutto contenere? Lo Stato dovrebbe sorreggere e difendere il giornalismo indipendente?

 

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