(S.A.) C’è una prima pagina che, più di altre, racconta un’idea di Italia: quella del Corriere della Sera del 6 giugno 1946, con il titolo “È nata la Repubblica italiana”. In quelle parole si concentra un passaggio chiave: per la prima volta i cittadini, attraverso il referendum istituzionale del 2 giugno 1946, decisero direttamente la forma dello Stato ed elessero l’Assemblea Costituente, incaricata di scrivere la Costituzione.
Nel discorso del 31 dicembre 2025, alle spalle del Presidente Mattarella su quella pagina era stata montata l’immagine di una giovane donna, Anna Iberti, ventiquattrenne impiegata del quotidiano socialista Avanti!, fotografata da Federico Patellani sul tetto del Palazzo dei giornali di piazza Cavour, a Milano. La sua foto fu pubblicata per la prima volta sul settimanale illustrato Tempo il 15 giugno 1946 e divenne una delle icone più riconoscibili della Repubblica. La scelta di una ragazza comune come simbolo della nuova fase dello Stato richiamava anche un dato preciso di quel voto: per la prima volta, su scala nazionale, le donne parteciparono alle elezioni.
Il Corriere della Sera, fondato nel 1876, era il quotidiano più diffuso e autorevole del Paese. Dopo la fine della guerra e della dittatura, la direzione fu affidata a Mario Borsa, giornalista di lunga esperienza internazionale che negli anni Venti aveva lasciato il Corriere per non accettare le pressioni del regime. Durante il fascismo era stato arrestato e confinato, e aveva continuato a scrivere saggi storici e testi sulla libertà di stampa. Il suo ritorno alla guida del giornale segnò il riallineamento del quotidiano ai principi dell’informazione in un contesto democratico.
Nel corso della campagna referendaria, il Corriere si schierò apertamente a favore della Repubblica, spiegando ai lettori i passaggi che avevano condotto l’Italia a quel bivio. Al centro del racconto vi erano i comportamenti della monarchia, in particolare del re Vittorio Emanuele III, e i limiti dello Statuto Albertino, la costituzione concessa nel 1848 da Carlo Alberto, che non aveva impedito il progressivo restringimento delle libertà politiche. Quando il risultato del referendum divenne chiaro, con circa due milioni di voti di scarto a favore della Repubblica, il titolo “È nata la Repubblica italiana” fissò quel momento come una data di riferimento nella storia nazionale.
Quella prima pagina è sempre stata al centro dell’attenzione, a tal punto da esser collocata dietro al Presidente della Repubblica durante il discorso di fine anno. Le immagini del Corriere del 1946 e di Anna Iberti hanno richiamato il legame tra il voto popolare, la nascita della Costituzione repubblicana e le istituzioni che ancora oggi ne derivano.
(nella foto, Anna Iberti)


