Al netto delle inchieste giudiziarie, e dell’imbarazzante aneddotica che affiora nelle pratiche domestiche del collegio del Garante della Privacy, se c’è una ragione di merito per chiedere le dimissioni dei 4 commissari è l’inerzia esibita nei confronti degli editori che hanno profilato i propri utenti.
E’ una delle tante incongruenze che il dossier Privacy sta facendo tracimare dalle esperienze di quella brigata.
diritto incompleto
Si tratta di un tipico caso in cui si viaggia proprio sul crinale di un diritto ancora evanescente e incompleto , e dove appunto le asimmetrie nell’utilizzo dei dati personali fra i service provider e gli impotenti utenti andrebbero tutelate da raccomandazioni e vincoli che proprio un ufficio come il Garante della Privacy doveva assicurare.
La cronaca ci dice che quasi 4 anni fa, nel 2022, i principali editori italiani, titolari delle grandi testate quotidiane, fra cui il Corriere della Sera, la Repubblica e La Stampa, e ancora Il Messaggero e il Giorno, scelgono una strategia di marketing molto aggressiva. Propongono ai propri lettori che usano le pagine digitali delle versioni web dei giornali, di scegliere fra pagare l’abbonamento per accedere a quegli spazi, oppure farsi profilare con l’uso di varie tecniche fra cui gli ormai noti cookies, i biscottini digitali che tracciano i comportamenti di ogni navigante in rete.
corte europea
E’ una proposta che vanta autorevoli precedenti da parte di grandi gruppi editoriali sia americani che europei, ma comunque si muove in uno spazio border line, in cui poco è regolato e molto ancora è improvvisato.
Ci sono state pronunciamenti della corte europea che non ha interdetto questa scelta, ma anche in quel caso si è approvata solo una parte delle attività dei profilatori, ossia la raccolta diretta dei dati e non le successive rielaborazioni.
E qui veniamo ai nostri eroi dell’Autority che fanno sapere, subito all’annuncio di tale politica degli editori, che intendono studiare il caso, per aprire poi una procedura di indagine.
improvviso risveglio
La pentola bolle sul fuoco per altri due anni senza dare segni di decisioni, poi un improvviso risveglio l’anno scorso, con un altro comunicato stampa, ma ancora senza esito.
Ora la domanda che bisognerebbe rivolgere agli editori e soprattutto al sonno del Garante è che fine hanno fatto i dati raccolti in questi anni in maniera indisturbata?
Come sono stati accumulati, dove sono stati archiviati e soprattutto che uso ne è stato fatto?
strutture digitali
Sono quesiti che non possono non incuriosire chi dovrebbe vegliare sul settore, ma dovrebbero anche interessare le altre componenti del mondo dell’informazione, a cominciare dai giornalisti.
Infatti se i dati degli utenti sono stati usati solo ai fini di marketing editoriale, come dichiaravano i proprietari delle testate, allora qualcosa dovrebbe essere arrivato ai giornalisti delle strutture digitali, che dovrebbero aver avuto precisi input per personalizzare e territorializzare le proprie pubblicazioni.
input da verificare
E’ andata cosi?
Le redazioni web del Corriere della Sera, di Repubblica, e altri hanno verificato questi input e li hanno direttamente usati, oppure queste informazioni sui profili individuali di milioni di utenti unici sono rimaste solo nel circuito pubblicitario e commerciale del gruppo?
Il secondo aspetto che dovrebbe essere chiarito è se questi dati sono stati usati internamente così come sono stati raccolti, o invece ne è stata fatta una rielaborazione, integrandoli con altri elementi per rendere i profili più completi e identificabili?
cessione a terzi
E, infine, gli eventuali profili aumentati, che ne sarebbero derivati da ulteriori elaborazioni sono stati ceduti a terzi?
Questo ultimo punto è dirimente per dare una vera valutazione dell’intera operazione. Infatti i comportamenti nella scelta delle notizie e delle diverse forme di approfondimento sono contenuti preziosissimi per quelle società che lavorano, sempre in un campo informale ai confini della legge, per mappare i comportamenti elettorali di gruppi sociali considerati contendibili.
Siamo in una vigilia di elezioni fondamentali in questo paese, sapere come si stanno approntando i veri protagonisti della prossima campagna elettorale, che sono propri quegli apparati in grado di calcolare i bersagli da raggiungere con ogni tipo di manipolazioni digitale, diventa essenziale per cercare di rendere meno inquinata e vulnerabile la volontà popolare.
Per questo sarebbe utile che qualcuno si muovesse nell’inerzia dell’autority competente e reclamasse una vera indagine conoscitiva sulla materia.




