(C.G.) Un primo passo, ma altri saranno necessari e inevitabili. Obiettivo: una legge che sottolinei il valore dell’informazione per la democrazia, e fornisca norme e risorse per salvaguardarlo. “Molti altri paesi l’hanno, noi no. E la mossa spetta ai politici, spetta al Parlamento”. Vittorio Roidi ha aperto il confronto con politici, giuristi, rappresentanti delle parti sociali nell’evento organizzato dall’Associazione Professione Reporter, di cui è fondatore, assieme alla Fondazione Murialdi. Una mattinata intera con ben tredici interventi, guidati da Maria Concetta Mattei, nella sala della Protomoteca in Campidoglio. L’informazione come servizio pubblico, era il tema dell’incontro, perché il giornalismo deve essere considerato alla pari della scuola, della salute, dei trasporti. Ma sul termine da adottare, Roidi ha rivelato di non aver ottenuto il consenso da due illustri giuristi consultati: Gustavo Zagrebelsky e Sabino Cassese, perché il termine servizio sottintende dei beni materiali da normare, mentre invece il giornalismo produce informazioni, notizie, che sarebbero beni immateriali.
interesse generale
Su questo, è venuto in soccorso del progetto il costituzionalista Paolo Aquilanti, consigliere di Stato e docente universitario, suggerendo che non si parli di servizio pubblico ma di “bene di interesse generale”. “E’ diventato urgente tutelare con una legge l’informazione professionale – ha spiegato Aquilanti – E lo richiedono due articoli della Costituzione, uno è il 21, sulla libertà di espressione, l’altro è il secondo comma dell’articolo 3, dove si dice che la Repubblica deve rimuovere tutti gli ostacoli che limitano la libertà e l’uguaglianza dei cittadini”. Per Aquilanti lo strumento giusto è una legge delega varata dal governo, che contempli poi svariati decreti delegati, quanti ne richiede una materia così complessa.
tutte le componenti
A confermare l’urgenza di un intervento legislativo è stato il sottosegretario all’editoria Alberto Barachini: “Serve una legge di sistema che parta da questo principio chiave – ha osservato – l’informazione come bene di interesse pubblico”. La legge del 1963 sull’editoria “va rivista, aggiornata ma – ha avvisato il sottosegretario – il percorso deve essere condiviso da tutte le componenti coinvolte: associazioni di categoria, Parlamento e professionisti dell’informazione”. Barachini ha osservato come il mercato stia “cambiando pelle”. Perché non c’è solo la trattativa per la cessione del gruppo editoriale Gedi, che comunque ha “un’importanza strategica per il settore”. “Il calo degli introiti e delle vendite è un aspetto dirimente, e il contesto pubblico è fondamentale per mantenere in equilibrio il sistema”. Occorrerà comunque “modificare anche i criteri di distribuzione delle risorse pubbliche per accompagnare una trasformazione che nei prossimi anni si preannuncia veloce”.
sostegno alle edicole
Walter Verini, senatore Pd, ha annunciato che a Palazzo Madama sta muovendo i suoi passi una proposta di legge sul sostegno alle edicole, in crisi gravissima, di cui è il primo firmatario, ma che sembra trovare consensi anche presso l’opposizione. Potrebbe essere varata in primavera dal Senato ed essere approvata anche dalla Camera entro l’anno. “Condivido sostanzialmente lo spirito della proposta per una nuova legge sul giornalismo” ha aggiunto. A non considerare possibile, oggi come oggi, un qualsiasi intervento, si è detta invece l’onorevole Valentina Grippo (Azione) vicepresidente della Commissione Cultura della Camera: “Non è il momento giusto per toccare pilastri come l’attuale legge del 1963: semplicemente, non ci sono le condizioni. Si rischia di partorire un provvedimento che non faccia nemmeno un metro in più. Quanto alle leggi delega, non sono salvifiche: quella sulla disabilità, ad esempio, non ha ancora prodotto norme in vigore”.
uccisi e minacciati
Molti gli interventi dei rappresentanti delle associazioni. Per Paola Spadari, Segretaria nazionale dell’Ordine dei giornalisti, “occorre far capire che proteggere le informazioni è importante per tutti”. Ma la Segretaria ha anche voluto ricordare “le centinaia di colleghi uccisi a Gaza e nel mondo, e i colleghi italiani sottoposti a minacce”. Fabrizio Carotti, direttore della Fieg, la Federazione degli editori, ha sostenuto che “la domanda di informazioni non è diminuita ma aumenta” e ha denunciato la “cannibalizzazione di Google, Meta e altri, che sfruttano il lavoro editoriale per diffondere contenuti che non sono loro sui social: urge una regolamentazione. Carotti ha anche attaccato “la pirateria dei giornali e delle rassegne stampa messi gratuitamente a disposizione sul web”.
senza presidenza
Alessandra Costante, Segretaria della Fnsi, il sindacato dei giornalisti, ha sostenuto che “il finanziamento alle aziende attraverso la legge 416 rattrappisce l’informazione, e i 60 milioni di euro dati agli editori vengono usati solo per i prepensionamenti”. Roberto Natale, consigliere di amministrazione della Rai, ha osservato tra l’altro come da un anno e mezzo l’azienda sia senza presidenza. Stefano Ferrante, Segretario dell’Associazione stampa romana, ha annunciato per martedì prossimo, nella chiesa di San Lorenzo in Lucina a Roma, un importante convegno sulla crisi delle edicole. E Giancarlo Tartaglia, direttore della Fondazione Murialdi, ha insistito sul ruolo decisivo che deve avere la formazione dei giornalisti.
Sono circolate anche le prime copie di “Notizie da salvare” il nuovo libro di Vittorio Roidi, edito proprio da All Around, Quaderni Murialdi. All’incontro, al quale hanno assistito un centinaio di giornalisti, ha dato un apporto organizzativo di importanza decisiva Anna Maria Sersale.





