Il Piccolo di Trieste ha una nuova direttrice, Roberta Giani. La redazione le ha dato piena fiducia. Allo stesso tempo, ha protestato con molta durezza contro la proprietà, il Gruppo Gedi di Repubblica e Stampa e Secolo XIX. Per i carichi di lavoro eccessivi e la mancanza di investimenti. Roberta Giani era condirettrice di Omar Monestier, morto improvvisamente lo scorso 1° agosto, per un malore. Triestina, ha lavorato per quindici anni al Piccolo, è passata nel 2018 a la Repubblica e quindi è stata direttore della Gazzetta di Modena. 

Lunedì 14 novembre l’assemblea dei giornalisti del Piccolo ha votato con 25 voti a favore, 1 voto contrario e 1 scheda bianca la fiducia alla nuova direttrice. L’ha ringraziata “per aver assunto con impegno e sacrificio personale” la guida del quotidiano, nel difficile e doloroso frangente della scomparsa del direttore Monestier. La redazione augura buon lavoro a Roberta, triestina e prima donna alla guida del giornale, “attesa alla sfida di una difficilissima transizione in una fase di risorse drammaticamente calanti”.

accelerazione digitale

La maggioranza dei giornalisti ha approvato il piano di riorganizzazione enunciato per linee generali dalla direttrice e auspica un confronto costante con il Cdr: “Il piano sarà d’ora in avanti valutato passo dopo passo nella sua applicazione. La sempre più necessaria integrazione fra carta e digitale impone infatti un ripensamento del lavoro di redazione che non è più rinviabile”.

“La direzione -dice il comunicato dell’assemblea – si troverà a gestire un’accelerazione sul digitale, che è stata più volte annunciata dall’editore con toni trionfalistici, senza tuttavia che siano derivati investimenti e revisioni organizzative conseguenti, che accompagnassero la creazione del nuovo sito del Piccolo e degli altri giornali locali del gruppo. E nemmeno sono emerse parallele strategie di vendita e promozione, volte a contrastare il calo costante della diffusione del giornale di carta, dovuto alla profonda crisi dell’editoria, alla chiusura delle edicole e alla scelta di disinvestire sulle risorse umane. Al contrario di quanto stanno facendo all’estero testate di successo, che puntano il proprio rilancio sulla qualità dei contenuti”.

ridimensionamento da 20 anni

L’editore -sostiene l’assemblea- chiede ai suoi giornalisti di difendere il ruolo dei quotidiani cartacei e affiancare un impegno sempre maggiore sul web, ma ciò non corrisponde a un rafforzamento delle redazioni: “I redattori, i colleghi poligrafici e i collaboratori vengono considerati anzi come un costo da tagliare e sono oggetto di un ridimensionamento che dura da vent’anni. Per chi resta e per i pochissimi nuovi assunti ne derivano ritmi sempre più pressanti, a discapito della qualità del lavoro giornalistico e quindi del prodotto destinato ai lettori. Nonostante le difficoltà, tuttavia, il Piccolo ancora oggi è in grado di portare utili all’editore, grazie alla diffusione delle copie (cartacee e digitali) e alla raccolta pubblicitaria. I carichi di lavoro richiedono però al corpo redazionale sforzi quotidiani e generosi, che si traducono nel ricorso endemico al lavoro straordinario, retribuito con forfait inadeguati e non dignitosi, ben al di sotto della retribuzione oraria prevista dal contratto nazionale. Ne deriva uno svilimento del valore e del ruolo della professione giornalistica, come emerge anzitutto dal trattamento riservato ai collaboratori, precari e sottopagati”.

L’assemblea del Piccolo ricorda che questa presa di posizione si inserisce in un contesto che vede il gruppo Gedi-Gnn affrontare scioperi e stati di agitazione nei quotidiani Repubblica, La Stampa e il Secolo XIX. E ricordano la decisione da parte dell’editore di cedere il centro stampa di proprietà a Padova, per appoggiarsi a una società terza: “Un segno di preoccupante disimpegno dal Nordest, mentre continuano le voci di cessione dei giornali nazionali e locali del gruppo”.

(nella foto, Roberta Giani)

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