Un magistrato a Parigi ha ordinato la censura preventiva di un articolo di inchiesta che doveva apparire sul giornale online Mediapart.fr.
Il 18 novembre un ufficiale giudiziario si è recato nella sede di Mediapart per consegnare un atto giudiziario in cui veniva ordinato di non pubblicare l’inchiesta. Un’inchiesta, precisa Mediapart, ”di pubblico interesse, censurata su espressa richiesta della personalità interessata, senza che le argomentazioni di Mediapart venissero ascoltate. È stata violata in questo modo una libertà fondamentale, disciplinata dalla legge 29 luglio 1881″.
L’ordinanza è stata emessa lo stesso 18 novembre da Violette Baty, magistrato delegato dal presidente della Corte di giustizia di Parigi, Stéphane Noël. Il provvedimento accoglieva d’urgenza una richiesta depositata lo stesso giorno dall’avvocato del sindaco di Saint-Etienne, Gaël Perdriau e ingiungeva di “non pubblicare sotto pena di 10mila euro per estratto pubblicato” le nuove rivelazioni sulle pratiche politiche del sindaco di Saint-Étienne, basate in particolare sulle stesse registrazioni che avevano permesso a Mediapart di svelare uno scandalo di cui fu vittima il deputato centrista Gilles Artigues, già suo vice.

L’inchiesta è partita lo scorso agosto. Mediapart ha pubblicato la registrazione di una confessione di un membro del Consiglio comunale di Saint-Etienne (circa 175.000 abitanti vicino Lione) su alcuni eventi accaduti nel 2017. Questi sosteneva di aver fatto filmare, per ricattarlo, Artigues mentre era in un hotel con un escort. Il tutto su richiesta di Perdriau, e usando fondi pubblici come pagamento. A seguito dell’inchiesta e delle successive indagini della Procura di Lione, un terremoto politico ha investito il paese. L’autore del ricatto è stato costretto a dimettersi, mentre il sindaco ne è uscito molto indebolito, sebbene sia ancora in carica. Mediapart ora era pronta, basandosi sulle stesse registrazioni, a pubblicare altre rivelazioni sull’attività del sindaco Perdriau. Questa volta bersaglio sarebbe stato il presidente della regione Alvernia-Rodano-Alpi, Laurent Wauquiez.
Il provvedimento di censura ha sollevato in Francia un’ondata di proteste da parte del mondo giornalistico e dei sindacati, ma anche dell’Associazione degli avvocati e di molte organizzazioni di attivisti per la libertà di espressione e stampa.

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