Non capita tutti i giorni. Su la Repubblica del 18 ottobre, paginone della Cultura, si discute sul giornalismo. L’editorialista e rubrichista (“L’amaca”) Michele Serra ha scritto una lettera al suo Direttore Maurizio Molinari e Molinari gli ha risposto sul giornale. Si apre un dibattito probabilmente, molto interessante. Anche se questo primo atto appare basato su qualche incomprensione. Serra affronta il tema della caccia ai clic sull’edizione online, anche a costo di pubblicare e ripubblicare foto di due assassini. Molinari risponde che si deve guardare in faccia il Male per poterlo evitare. Vediamo.

profondo rispetto

Serra chiede al Direttore “che il mio giornale, edizione online, non pubblichi più fotografie dei fratelli Bianchi, specie quella canonica che li ritrae affiancati in posa da combattimento”. I fratelli Marco e Gabriele Bianchi sono stati condannati all’ergastolo per aver ucciso a calci il ventunenne Willy Monteiro Duarte a Colleferro (Roma) il 6 settembre 2020. Continua Serra: “Quasi ogni giorno, da molti mesi, vedo i loro tatuaggi, la loro aggressività palestrata, la loro postura da bulli, campeggiare sul video del mio computer… Ho profondo rispetto per chi lavora alla nostra edizione online… So benissimo che è soprattutto il grande traffico dei clic a garantirci la pagnotta, almeno per il momento. Ma non ad ogni costo. Il costo non può essere convivere, per mesi, con i fratelli Bianchi”. E più avanti: “Se proprio si deve parlare quasi ogni giorno dei fratelli Bianchi, si pubblichi la foto della vittima, Willy Monteiro. Si chiama: scelta. Discutiamo tutti insieme, noi che lavoriamo nei media, se esiste ancora questo concetto: scegliere. Io sono sicuro di sì. perché se così non fosse, avrebbero vinto i fratelli Bianchi”.

giusto e opportuno

Molinari risponde che Serra “pone una domanda cruciale: se dobbiamo conoscere il Male, se dobbiamo guardarlo nel volto, se gli dobbiamo permettere di entrare nella nostra mente, nelle nostre vene. Se dobbiamo esporci o meno al rischio di venirne contagiati, perché ognuno di noi è vulnerabile al contagio dell’odio per il prossimo”. Risposta? “La risposta è che è giusto, opportuno, necessario conoscere il Male e guardarlo negli occhi. Innanzitutto perché il Male è presente fra noi e conoscerlo aiuta a proteggersi dalla sua moltiplicazione. In secondo luogo perché celarlo, nasconderlo farebbe il suo gioco, ovvero gli consentirebbe di diffondersi contando sempre sulla capacità di sorprendere le vittime. Infine, perché credo nel fatto che ognuno di noi posto di fronte alla scelta fra Bene e Male deve poter scegliere perché è questa scelta che lo definisce”. Poi Molinari fa l’esempio di una donna migrante che perde il figlio nelle acque del Mediterraneo e si trova davanti all’immagine del suo corpicino su una spiaggia sperduta: “Quella donna vuole o no che la sua tragedia sia conosciuta? Io credo che lo voglia. E quella donna vorrebbe o no che fosse noto a tutti il volto del trafficante di esseri umani che l’ha trasportata? Credo ancora di sì, lo vorrebbe”.

Serra, però, aveva posto il problema della reiterazione della pubblicazione delle foto dei fratelli Bianchi per catturare clic.

(nella foto, Michele Serra)

1 commento

  1. La reiterazione, e la scelta del mostro in posa genera il mito o come diceva il Poeta crea nei suoi coetanei “crea esempi di comportamento negativi”.

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