(A.F.) Per la Gazzetta del Mezzogiorno ha inizio l’era Ecologica. Il Tribunale fallimentare di Bari ha deciso di omologare la proposta di concordato della società Ecologica spa del gruppo Miccolis (autobus, lavori portuali, bonifiche e smaltimento dei rifiuti) nell’ambito della procedura fallimentare della società Mediterranea, proprietaria della Gazzetta del Mezzogiorno. La decisione dei giudici fallimentari, che hanno rigettato l’opposizione della società Ledi srl degli imprenditori Ladisa (smaltimento e trasformazione energetica dei rifiuti), ha stabilito che sarà  Ecologica il futuro editore della testata, non più in edicola dall’1 agosto. Nel frattempo e quasi in contemporanea, Ledi Servizi Editoriali Spa, che avrebbe comunque avuto 30 giorni a disposizione per poter impugnare il provvedimento del tribunale e fare reclamo, ha comunicato che non procederà con l’impugnazione del provvedimento e non farà alcun tipo di ricorso. Probabilmente la rinuncia dipende anche dai contenuti delle motivazioni della sentenza dei giudici, molto articolata, e che in diversi punti bocciava pesantemente il piano di rilancio del giornale proposto dalla stessa Ledi dei Ladisa.

spirale giudiziaria

Si conclude così, per la soluzione del tribunale e anche per l’abbandono del campo della controparte Ladisa, una vicenda intricata che dopo il fallimento dell’editore siciliano Mario Ciancio, negli ultimi anni ha visto la testata pugliese in una spirale giudiziaria fatta di offerte e controfferte, sentenze e ricorsi. Ora la proposta di Ecologica, che ha ottenuto il voto dei creditori, prevede il pagamento integrale dei crediti chirografari (non assistito da alcuna causa legittima di prelazione), ad accezione dei creditori della fallita Edisud, la vecchia società  editrice del giornale, soddisfatti al 50,384%. Adesso la società del gruppo Miccolis si è inoltre impegnata ad acquistare l’archivio, mantenere i livelli occupazionali di giornalisti e poligrafici senza procedere a licenziamenti per 24 mesi, attivando eventuali prepensionamenti. La proposta è  stata garantita con 2 milioni di euro tramite assegni circolari, la metà dei quali, come emerso dagli accertamenti della Guardia di Finanza, proveniente dal conto corrente di una diversa società, la Cisa dell’imprenditore tarantino Antonio Albanese, che risulterebbe indagato dalla Procura di Lecce per “traffico di rifiuti” e dalla Procura di Taranto per altri reati ambientali.

pronti a lavorare

Per i giornalisti della Gazzetta la sentenza dei giudici fallimentari ha messo un punto fermo e permesso di tirare un sospiro di sollievo. In un comunicato il Comitato di redazione dichiara che si tratta di “uno spiraglio di luce dopo anni di buio e sofferenze”. Ovvero, “il provvedimento spazza via ogni incertezza e qualsiasi polemica, ora siamo pronti a lavorare con il nuovo editore per riportare in edicola il nostro giornale”. 

Ma la partita potrebbe non essere ancora finita, secondo le indiscrezioni fornite dall’Adnkronos. Per l’Agenzia di stampa La Gazzetta del Mezzogiorno potrebbe anche finire nelle mani alla famiglia dei costruttori Angelucci, già editori dei quotidiani Libero, Il Tempo e il Corriere dell’Umbria, interessati a rilevare la parte editoriale e a permettere alla storica  testata pugliese di tornare in edicola. Si tratterebbe quindi di una compartecipazione alle attività editoriali attraverso l’acquisizione della Edisud che faceva capo all’editore siciliano Ciancio Sanfilippo. La trattativa tra Ecologia e la società Tosinvest degli Angelucci è però appena all’inizio. Tuttavia, nei pochi mesi di gestione e fino alla chiusura del giornale l’1 agosto con la conseguente messa in cig a zero ore dei giornalisti e dei poligrafici, Ladisa ha fatto terra bruciata di tutte le attività editoriali della Gazzetta, che vanno ricostruite di sana pianta: dalla stampa alla distribuzione alla raccolta pubblicitaria.  

appalti pubblici

Sulle colonne de Il Fatto Quotidiano, nella sua rubrica “Il sabato del villaggio”, Giovanni Valentini, già direttore de L’Espresso, tra i primi arrivati a la Repubblica con Eugenio Scalfari il 14 gennaio 1976, si chiede “che cosa può spingere due imprenditori della ristorazione, collettiva e commerciale, ‘presenti in scuole, università, ospedali, ministeri, Forze dell’ordine, Forze armate, Enti pubblici in genere’, come si legge testualmente nel loro sito aziendale, ad avventurarsi sul terreno minato dell’informazione per cercare d’impadronirsi di uno storico quotidiano come La Gazzetta del Mezzogiorno, il più diffuso in Puglia e Basilicata?” La risposta, secondo Valentini, “si può sintetizzare in due parole: appalti pubblici”. Vale a dire, “contratti, autorizzazioni, concessioni, licenze. E quindi, grandi affari. Tutt’altro che l’editoria intesa come attività di produzione e diffusione di notizie, opinioni, commenti, cultura e servizio ai cittadini, ma piuttosto come strumento di potere o di pressione”. Ciò rende palese che “oggi la maggior parte dei giornali si trova in mano a gruppi industriali o finanziari, una ‘razza padrona’ o ‘padroncina’ in conflitto d’interessi e in affari con l’Amministrazione pubblica: sanità, trasporti, edilizia, strade e autostrade, automobili, telecomunicazioni, energia, rifiuti. Un assalto alla diligenza a mezzo stampa; un’emergenza democratica che compromette l’autonomia e l’indipendenza dell’informazione”, sostiene il giornalista, secondo cui “in attesa di quello ‘Statuto dell’impresa editoriale’ che la Federazione della stampa invoca da tempo, sarebbe opportuno approvare la proposta di legge presentata dal senatore Primo Di Nicola (M5S), per limitare al 10 per cento la partecipazione azionaria dei ‘soggetti che svolgono, in settori diversi da quello editoriale, attività economiche con fatturato eccedente 1.000.000 di euro annui’”.

(nella foto, una sede del gruppo Miccolis)

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