Walter Molino, che si chiama come un grande illustratore della Domenica del Corriere del secolo scorso (ma non è parente), è il giornalista dell’anno, secondo il parere di Professione Reporter.

E’ andato in Calabria per il programma di Rai3 “Titolo V”, condotto da Francesca Romana Elisei e Roberto Vicaretti, ha fatto delle domande ben documentate al commissario alla sanità della Calabria. Ha svelato l’inadeguatezza del commissario a ricoprire la carica, tanto che il Presidente del consiglio Conte ha chiesto le immediate dimissioni. Un pezzo giornalistico chiaro, semplice, ben realizzato. Un pezzo girato per la Rai, che svolge in questo caso perfettamente il suo ruolo di servizio pubblico, come ha sottolineato il direttore di Rai 3, Franco Di Mare (già inviato e giornalista d’inchiesta). Qui si dimostra che potenza può avere la professione, se indirizzata nei punti giusti. Quale utilità e ruolo per migliorare il funzionamento della democrazia.

Walter Molino, si siede la sera del 6 novembre davanti a Saverio Cotticelli, generale dei carabinieri in pensione con numerosi incarichi di prestigio alle spalle (comandante delle Regioni Piemonte e Lazio, comandante del Nucleo sanità e antisofisticazioni). Nominato il 7 dicembre del 2018, dal primo governo Conte (giallo-verde), commissario alla disastrata sanità calabrese.

Molino: In Calabria c’erano 107 posti in terapia intensiva. Adesso quanti sono?

Cotticelli: “Li abbiamo raddoppiati”.

Molino: Quindi sono 214?

Cotticelli: “Sono 150 già attivi, ma siamo pronti ad attivarne ancora”.

Molino: Secondo le strutture sanitarie sono 113.

Cotticelli: “Lo verifico e le darò il dato esatto”.

Molino: Il piano nazionale prevede per la Calabria 280 posti di terapia intensiva. Secondo il commissario Arcuri avreste dovuto fare i bandi entro il 3 novembre. Di questi bandi non c’è traccia.

Cotticelli: “Stiamo verificando che siano fatti. Non mi sono ancora documentato. Le darò una risposta a stretto giro”.

Molino: Il 3 novembre, ci siamo.

Cotticelli si rivolge a una persona non inquadrata, il sub commissario Maria Crocco: “Quanti posti letto in terapia intensiva abbiamo attivato, Marì’?”.

Marì’: “Quelli previsti dal piano”.

Molino: Ma oggi quanti sono i posti attivati?

Risponde un uomo fuori campo: “Oggi 55 posti letto, per un totale di 161”.

Molino: Qual è la fonte?

Stesso uomo fuori campo: “No, io faccio un altro mestiere, l’usciere”.

Nella parte iniziale del servizio Molino dice a Cotticelli: A giugno lei si accorge che la Calabria non ha un piano Covid. E che fa?

Cotticelli: “Si erano dimenticato di dare indicazioni alle regioni commissariate. Ho inviato un quesito al ministero: chi deve fare il programma operativo?”.

Molino: Il ministero cosa ha risposto?

Cotticelli si alza, va dalla subcommissaria, che gli dice: “La devi finire! Ci devi andare preparato a fare queste cose!”.

Molino: Cosa le dicono? Chi deve fare questo piano?

Cotticelli: “Io”.

Legge la lettera dei ministeri della Salute e dell’Economia: “Nelle strutture commissariate il potere-dovere di predisporre il programma operativo Covid compete esclusivamente alla struttura commissariale”.

(Qui scatta, negli spettatori, un sentimento di imbarazzata tenerezza).

Cotticelli dice: “Lo sto realizzando. La settimana prossima è pronto”.

Molino: Si rende conto che questa è una cosa grave?

Cotticelli: “Che cosa le devo rispondere, dottore? Domani mattina sarò cacciato da qui”.

Un pezzo tragico. Grande televisione.

Molino ha 49 anni, è palermitano. Ha lavorato per 10 anni alle trasmissioni di Michele Santoro, da “Annozero” in poi, come autore e inviato. In Rai ha lavorato come collaboratore a “Petrolio” di Duilio Giammaria e ora collabora a “Titolo V”. Ha scritto tre libri: “Disinformation tecnology” (2003), con Stefano Porro, sulla fabbrica delle false notizie; “Taci infame” (2010), su vite di cronisti al Sud; “Protocollo fantasma” (2013), sulla trattativa Stato-mafia e le minacce al procuratore Di Matteo.

(nella foto, il generale Saverio Cotticelli intervistato da Walter Molino)

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