(A.F.) Non solo i media contestano Trump per le sue bugie e le sue tesi avventate e le accuse di brogli non comprovate, non solo le tv staccano la spina interrompendo la trasmissione dei suoi discorsi mentre Twitter blocca e censura i suoi messaggi, ma ora accade anche che qualcuno faccia marcia indietro e cambi linea.

Sta accadendo all’ultraconservatore e trumpianissimo “New York Post”. Ne dà notizia un articolo che appare sul sito del New York Times, (“Il New York Post è diventato critico mentre il presidente Trump si avvia verso la sconfitta e un caporedattore ha intenzione di ritirarsi”, il titolo) nel quale la giornalista Katie Robertson racconta che giovedì “il grintoso tabloid di Rupert Murdoch ha pubblicato due articoli con tono completamente diverso”. Ovvero? Ovvero, se lo scorso mese il New York Post ha definito il presidente Trump “un eroe invincibile, che non solo è sopravvissuto a ogni sporco trucco che i democratici gli hanno lanciato, ma anche al virus cinese”, nei due articoli pubblicati giovedì uno ha accusato il presidente di fare una “affermazione infondata che i nemici politici stavano cercando di rubare le elezioni”, l’altro ha accusato: “Trump abbattuto fa affermazioni infondate di frode elettorale nel discorso della Casa Bianca” (il titolo).

Secondo Robertson “il presidente sembra che stia andando giù, e The Post non ha intenzione di andarci con lui”. 

Ma non è tutto: “Oltre al cambio di tono, ci sarà un cambio di personale: Col Allan, il mago dei tabloid australiano che una volta era stato visto nella redazione del Post indossare un cappellino “Make America Great Again”, metterà fine alla sua carriera di oltre 40 anni nei giornali di Murdoch a New York e Sydney perché “ha confermato il suo ritiro previsto in un’intervista via e-mail”. “Il Post non è perfetto”, ha detto Allan. “Ma articola una visione che non è obbediente all’ortodossia liberale. Quindi è pericoloso. So dove preferirei essere ora…”.

(nella foto, Rupert Murdoch)

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