di FRANCESCO GARIBALDI

Il futuro del giornalismo? Più digitale e meno cartaceo. Più visual, meno testuale. Soprattutto su Instagram (IG) le piattaforme si stanno moltiplicando: utilizzano la sintesi e la velocità di propagazione dei messaggi, modi che stravolgono l’offerta tradizionale di notizie. Prima attrarre l’attenzione, poi informare.

Dietro, ci sono brillanti studentesse, giovani pubblicisti, personaggi con esperienze in grandi aziende come Publitalia e Mediset. E anche eredi di famiglie come gli Agnelli.

Si possono distinguere piattaforme di “giornalismo informativo” (a commento ed analisi dei fatti di tutti i giorni) e piattaforme che producono “giornalismo divulgativo” (ad approfondimento curiosità e trend su un particolare settore).

Per la prima categoria, come i casi che abbiamo già studiato di Will Ita e Torcha, Factanza è una “social platform” principalmente focalizzata sull’attualità politica ed economica, per scelta dichiarata delle fondatrici Bianca Arrighini e Livia Viganò, studentesse magistrali alla Bocconi di Milano e alla IE di Madrid.

Con lo slogan “L’informazione che crea dipendenza”, Factanza, che intercetta ad oggi circa 32,6mila followers su IG (tra cui, da pochi giorni anche Chiara Ferragni) e sta ancora strutturando la propria pagina Facebook, racconta – soprattutto nelle IG stories – fatti dell’ultima ora in maniera rapida, puntuale e graficamente accattivante.

Sul profilo, a carattere multicromatico, appaiono analisi ed approfondimenti su tematiche che spaziano dal ruolo di Facebook nella disinformazione alla generazione NEET (giovani che non studiano né lavorano).

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Bianca e Livia hanno recentemente inaugurato una collaborazione editoriale con Torcha, grazie alla quale vengono pubblicate 3 news al giorno redatte dalle due fondatrici, supportate per gli altri contenuti da aspiranti giornalisti (nessuno viene pagato) di Factanza.  

In video, è stato inaugurato il ciclo di appuntamenti “#TeLoSpiego: un tema scottante spiegato da una personalità di spicco”. Sono già stati coinvolti, tra gli altri, Carlo Cottarelli (direttore Osservatorio sui conti pubblici della Cattolica di Milano), Lia Quartapelle (parlamentare Pd), Alberto Forchielli (economista e partner fondatore di Mandarin Capital Partners), Francesco Costa (giornalista Huffington Post), Aldo Paparo (professore di Sistema politico italiano alla Luiss – sulle elezioni USA).

Factanza, in attesa di un secondo finanziamento di 30mila euro da un fondo d’investimento milanese (che preferisce non essere citato), sta preparando una rivista digitale (forse anche cartacea) per raccontare questo incredibile 2020.

Nel 2020, si è strutturato un altro esempio di “giornalismo informativo”, molto specializzato: Calcio in Pillole – CIP, “Notizie calcistiche raccontate in pochi caratteri. Quelli che servono”. E’ una realtà nata e cresciuta, non su Instagram, ma sfruttando i 280 spazi per post concessi da Twitter. Fondata dal duo di pubblicisti napoletani, Nicola Raiano e Emilio Rumieri, foto e video raccontano le ultime news dal mondo del pallone approfondendo anche tematiche assenti sulle testate giornalistiche principali, come il video – ripostato dall’account della BCC – sul murales inneggiante a Pelè disegnato a Santos, Brasile, in occasione degli 80 anni del campione.

CIP, testata in fase di registrazione al Tribunale di Napoli Nord, ha lanciato da qualche mese il suo sito www.calcioinpillole.com, aggiornato con le ultime news. I principali articoli confluiscono anche sulla multipiattaforme OneFootball e sono ben indicizzati su Google News e Microsoft News. Già pubblicate interviste con l’ex allenatore della Nazionale Cesare Prandelli e alcuni dei principali giornalisti sportivi tra cui Riccardo Trevisani e Federico Casotti.

Social, sito ma anche podcast: su Spotify è possibile ascoltare tutti i contributi audio della redazione di CIP. Massimo tre minuti di durtata.

Velocità, brevità, colori e grafica sono le nuove frontiere di questo giornalismo. Per chi è abituato a non soffermare troppo a lungo l’attenzione. Vale lo stesso per realtà che non informano sulla mera attualità ma propongono divulgazione per sensibilizzare su una tematica specifica.

Per questa categoria, Freeda più delle altre sta (ormai da anni) giocando un’altra partita rispetto alla concorrenza. Affronta infatti le questioni della parità di genere e il ruolo della donna nella società, e lo fa su multipiattaforma e con risultati invidiabili (1,8 milioni di followers su FB, 1,7 su IG, 240mila sul canale Youtube, e 51 mila su Linkedin), numeri che superano ampiamente quelli di testate giornalistiche come La Repubblica (1,2 mln su IG) e  il Corriere della Sera (885 mila sempre su IG). Nel 2019, ha avuto oltre 100 milioni di interazioni su Instagram, più dei profili di concorrenti come Vanity Fair e Vogue.

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Nata nel 2016 e quindi pioniera delle piattaforme sviluppate negli ultimi tempi, Freeda – ironia della sorte – è stata fondata da due uomini: Andrea Scotti Calderini, già responsabile del branded entertainment di Publitalia 80, e Gianluigi Casole membro dell’investment team di Holding Italiana Quattordicesima (“tesoretto” di Luigi, Barbara ed Eleonora Berlusconi) e fondatore di Ag Digital Media srl, che edita Freeda.

Ma, come già riportato da StartupItalia.eu nel 2018, c’è anche una componente femminile che ha contribuito alla crescita della società: Ginevra Elkann, sorella di John e Lapo, produttrice cinematografica con la sua Good Films, che a fine 2016 aveva investito nel 7,3% dell’Ag Digital Media con un aumento di capitale.

L’editor in Chief di Freeda è una donna, Daria Bernardini, con esperienze di content management in Bookrepublic, Microsoft, Yahoo, che detta la linea editoriale secondo il seguente principio: “dietro ogni grande donna ci sono altre grandi donne. Sono loro che leggono i messaggi prima dell’invio”.

Meme, Stories, Gif, immagini, video e “instant articol” sono i medium prescelti di consigli sui “must have” e su come vivere serenamente la propria fisicità, sul racconto dei successi, delle ansie, dei traguardi, delle crisi, delle testimonianze di donne che possono ispirare la generazione Millennial.

Spazio al corpo (foto con seno reciso post-tumore), spazio alle minoranze (donne albine), spazio all’omosessualità e alla transessualità (foto Transwomen are women), alla diversità. Gli hashtag più usati? #girlpower #inspogirl

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Su IG, Freeda posta in media 5 o 6 post al giorno: è necessario scorrere un bel po’ sulla bacheca per trovarne uno raffigurante o concernente un uomo.   

Il target di riferimento è infatti chiaro, ragazze e donne dai 15 ai 40 anni. Sono loro le destinatarie dei contenuti brandizzati di aziende che stanno investendo in Freeda (specialmente nel canale IG): marchi che spaziano, dall’informazione (Sky Italia) al turismo (Info Dolomiti), dalla cosmetica (Sephora e Valentino Beauty) all’abbigliamento sportivo (Decathlon), dall’automotive (Honda e Alfa Romeo) al jewellery (Pandora).

Post pubblicitari sponsorizzati tutti comunicativamente impattanti: protagoniste sono sempre le donne, raffigurate con disegni grafici cromaticamente ricchi, promoter dell’oggetto in questione. 

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Su Facebook, Freeda opta invece perlopiù per post-video (come la storia di Daniela, mamma della ragazza trans Vittoria), oppure per link ad articoli testuali che atterrano sul sito Freedamedia.it, costruito ad-hoc per ospitare contenuti provenienti dai social.

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Freeda è stata recentemente nominata nella categoria “Miglior prodotto digital” aI Diversity Media Awards (kermesse nata per premiare i contenuti mediali che hanno contribuito ad una presentazione inclusiva e valorizzante delle persone e delle storie per genere) con la docu-serie “Io Sono Martina”, che racconta la storia di una scrittrice disabile e omosessuale.

Restando sulle piattaforme di “giornalismo divulgativo e specializzato”, passiamo da un gigante a un emergente: TalkInPills (18,6k su IG – aperta da poco su FB) approfondisce tematiche come le trasformazioni nel mondo del lavoro, la formazione, l’orientamento alle professioni e ai nuovi mestieri e approfondimenti sulle Università

Consigli, esperienze, job alert, aziende, focus su startup emergenti: dopo CIP ecco quindi “TIP”, fondata da Carolina Sansoni e Ludovica Tofanelli, che propone format interessanti nei post-video (durata un minuto). Esempio, il video scorre in secondo piano, mentre in primo piano il volto di una giornalista racconta la notizia.

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Nelle Stories spesso vengono anticipati e lanciati i post in bacheca, perlopiù post gialli e arancioni (colori del logo), sui lavori di domani e sulle skills richieste, con molti grafici e dati, consigli su come impostare curricula vitae e motivation letter, pillole su nuove startup emergenti. Vengono utilizzati perlopiù post-foto, ma anche qualche video, e qualche grafica semplice ma attraente.

TIP non ha un sito – per scelta e mancanza di tempo, dice Carolina – e ha già però stretto  partnership tramite post sponsorizzati con startup come TooGoodtoGo – l’app che permette a bar, ristoranti, forni, pasticcerie, supermercati ed hotel di recuperare e vendere online il cibo invenduto (a prezzi ribassati)-, Geeks Academy (corsi online per sviluppare competenze digitali), Meta Risorse Umane (azienda specializzata in ricerca, selezione e valutazione delle HR). TalkInPills ha poi deciso autonomamente di approfondire progetti come 42 Roma Luiss, la nuova scuola di coding aperta dall’Università Luiss per formare i professionisti del digitale.

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Attualità, sport, gender, nuovi lavori e startup: sui social, il giornalismo -al momento- è vivo.

(nella foto, Ginevra Elkann)

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