di ANDREA GARIBALDI

Il Biondo e l’Imprenditore operaio.

Hanno comprato da John Elkann, che pensa in inglese e scrive in francese, quattro dei giornali locali che un tempo facevano parte dell’impero di carta del principe Carlo Caracciolo, cognato di Gianni Agnelli. Tirreno, Nuova Ferrara, Gazzetta di Reggio Emilia, Gazzetta di Modena.

Per fare cosa? Gli editori? A luglio hanno formato una società a responsabilità limitata, Sae (Sapere Aude editori, osa di essere saggio). Il Biondo è il regista. L’Imprenditore operaio, con la società Toscana sviluppo 2.0, ha il 37,5 per cento del capitale. Poi, al 25% c’è Econet, società aretina di reti di telecomunicazioni, energia e trasporti e con un altro 25% c’è Portobello spa, società quotata in borsa che fa magazine di annunci economici. Con il tre percento c’è anche il piccolo editore Giulio Fascetti, che pubblica libri e riviste di fotografia, pesca, ufo, storia, scienza, archeologia, orologi.

Leonardis e soci di Sae fanno intendere che da questi quattro quotidiani sono partiti, ma vogliono allargare ancora il business (Tirreno e Nuova Ferrara hanno bilanci in rosso, gli altri due hanno piccoli attivi). Sae sarà trasformata in spa e ricapitalizzata. L’operazione con Elkann andrà chiusa entro il 30 novembre, il prezzo pattuito -secondo quanto risulta ai cdr dei quotidiani venduti- sarebbe di nove milioni. I giornalisti dei quattro giornali hanno già fatto 4 giorni di sciopero.

la spiaggia e il poker

Il Biondo a L’Aquila e in Abruzzo, dove è nato (54 anni fa) e cresciuto, lo chiamano tutti così. Per i capelli, lisci e divisi da una riga a sinistra, biondi (oggi un po’ meno). Il nome all’anagrafe è Alberto Leonardis. Figlio di un rinomato anestesista. Chiunque lo abbia conosciuto dice la stessa cosa: è molto simpatico. Seduttore, conquistatore. Con un forte senso dell’amicizia. La predisposizione di un giocatore di poker. L’abitudine a divertirsi e a far divertire. Grandi feste, come quella per il suo secondo matrimonio, sulla spiaggia, a Pescara.

Leonardis ha già provato a fare l’editore. Poi ci ha ripensato. Una storia che può essere utile per cercare di capire quella di oggi. Anno 2016. Il gruppo Gedi di De Benedetti si fonde con Itedi (La Stampa e Secolo XIX) di Fiat. La nuova azienda deve vendere qualche testata, altrimenti valica il limite delle tirature previsto dalla legge sull’editoria. Una prescelta per l’alienazione è Il Centro di Pescara. Si fa avanti Carlo Toto, imprenditore di Chieti, costruttore, già proprietario di Air One, concessionario delle autostrade d’Abruzzo. La trattativa sembra destinata a buon fine, ma Giovanni Legnini, politico influente della zona (Pd, è stato sottosegretario e vicepresidente del Csm), fa sapere che sarebbe meglio per Il Centro una proprietà pluralista, più imprenditori. 

tessere rapporti

Entra in scena Leonardis. Mette insieme una società con Cristiano Artoni, distributore del giornale, Luigi Palmerini, costruttore aquilano e Luigi Pierangeli, titolare della tv privata Rete 8 e, soprattutto, di alcune case di cura private. I quattro acquistano Il Centro e due anni più tardi Leonardis, che aveva una piccola quota, lascia. La società scivola facilmente nelle mani di Pierangeli, oggi detentore del maggior potere dentro il giornale. 

Quando va via, il Biondo dice che si è trattato di “un’esperienza molto importante”, ma che lui ora ha due progetti: una piattaforma con sedi nella Silicon Valley e a Milano con giornalisti specializzati che forniranno a società, media, cittadini articoli on demand sui temi scelti dal cliente; e un centro servizi a Milano collegato a un network di emittenti radiofoniche italiane per realizzare trasmissioni e idee comuni. 

Ultimi capitoli di una lunghissima serie. E’ lo stesso Leonardis a dare di sé, sulla rivista Abruzzo Economia, una definizione che appare calzante: “La mia ricetta economica e di vita è un combinato disposto di esperienza e disponibilità innata nel tessere rapporti. Sono un uomo che sulla base delle proprie idee o quelle degli altri, mette insieme capitali e imprenditori per nuovi progetti”. E’ quello che fa, in un turbine di iniziative, che pian piano si sono spostate dai monti e dal mare dell’Abruzzo a Milano. 

contro il dolore

Dalla sua autobiografia: si laurea in pedagogia con specializzazione in filosofia, segue un master in comunicazione delle imprese, si specializza in comunicazione alla scuola superiore di Telecom Italia, fa corsi di giornalismo a Bruxelles. Responsabile delle relazioni esterne alla scuola Telecom a L’Aquila, crea il Consorzio italiano del Telelavoro, consulente di Microsoft, Siemens, Enrst & Young. E’ editore del Corriere delle Comunicazioni e azionista dell’agenzia Dire. Realizza le “Stanze contro il dolore”, coltivando l’esperienza del padre Giovanni nelle terapie del dolore: la Giovanni Leonardis Welfare sviluppa sensori per ridurre o eliminare le sofferenze. Membro del Comitato territoriale Centro-sud di Banco Bpm. Supporta nel suo sviluppo la private equity LBO France Investiment Company. Guida Almi srl, società specializzata nella ricerca di opportunità per capitali privati e fondi immobiliari. Insomma “umanista, comunicatore d’impresa, innovatore”, scrive Abruzzo Economia. Supporta la multinazionale cinese ZTE nei rapporti istituzionali e commerciali. Porta a L’Aquila una delegazione di imprenditori cinesi, in testa il sindaco della città di Zibo, “per permettere alle aziende abruzzesi di trovare le condizioni di investire a Zibo”.

Al Centro Leonardis ha lasciato il campo a Pierangeli. L’uomo che stavolta potrebbe succedere a Leonardis nella gestione dei giornali locali venduti da Elkann è Maurizio Berrighi. Sessantuno anni, erede di generazioni di barrocciai e cavatori della Val di Cornia, parte sud della provincia di Livorno, laddove si edita il Tirreno. “Da bambino- racconta li stesso- sempre in cantiere, dopo la scuola, a giocare, respirando mattoni e cemento”. Poi il padre, che aveva la quinta elementare, e aveva avviato l’azienda edile lo prese a fare l’apprendista, l’operaio, l’impiegato. E ora è il capo, costruisce villaggi turistici, porti turistici, residence, hotel. Partnership con Antinori, Ferragamo, Falck.

Berrighi è vicino al Pd, condivide con Massimo D’Alema la passione per le barche, nel Natale 2014 comprò 500 bottiglie del vino che l’ex premier produce in Umbria nella sua azienda La Madeleine, “per regalarle ai collaboratori e agli amici“. Anche il Biondo ha buoni rapporti nel Pd, con Giovanni Legnini e Giovanni Lolli, ex parlamentari abruzzesi, per esempio. Ha detto di aver aiutato Fassino per la sua campagna elettorale a Torino. Lo hanno sentito raccontare cene con D’Alema, ma recentemente anche con il leghista Giorgetti. L’advisor per la vendita da Elkann alla Sae è stato Enrico Scio, amministratore delegato della società che edita La Verità, il quotidiano diretto da Maurizio Belpietro, non ostile alla Lega. 

Leonardis, il Biondo, è un uomo di relazioni. 

(nella foto, Alberto Leonardis)

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