di ANDREA GARIBALDI

Il Comitato di redazione del Corriere della Sera ha firmato l’accordo sui prepensionamenti. Erano 50, sono diventati 38. La riduzione è dovuta anche all’intervento della Fnsi, che riteneva troppo alta la richiesta di Rcs (70 esodi in tutto, compresi quelli per Gazzetta e per i periodici).

I prepensionamenti sono volontari, cioè se ne andranno soltanto i giornalisti che vogliono. Al loro posto saranno assunti, uno per ogni due uscite, giornalisti praticanti o professionisti, mentre le norme varate dal governo in Finanziaria permettevano anche l’assunzione di tecnici digitali, informatici, non giornalisti insomma. 

L’accordo, frutto di lunghe e faticose trattative,  prevede anche 5 giorni di cassa integrazione per tutti i giornalisti del Corriere (meno il direttore Luciano Fontana) e un poderoso smaltimento di ferie arretrate. Nel testo c’è già un appuntamento fra azienda e cdr, entro giugno, per discutere delle conseguenze del Coronavirus. Sembra l’annuncio di altri tagli.

Su questo accordo pesa la decisione del gruppo Rcs e del suo principale azionista Urbano Cairo di distribuire 15 milioni di dividendi a seguito dei risultati positivi del bilancio 2019. Con una mano si chiedono fondi pubblici per ristrutturare l’azienda, con l’altra si premiano i soci per i buoni risultati. Il cdr possiede alcune azioni di Rcs e chiederà ufficialmente all’assemblea del gruppo, prevista online a fine aprile, di rinunciare alla distribuzione dei dividendi.

Utile di 68,5 milioni

Il caso dividendi è un altro dei motivi per cui la Fnsi ha annunciato che non avrebbe firmato l’accordo sui prepensionamenti. L’utile netto Rcs per il 2019 è stato di 68,5 milioni di euro. Ma alla base della richiesta di prepensionamenti Rcs cita i dati economici dei primi nove mesi del 2019: venti milioni di ricavi perduti rispetto al 2018, fra vendite e pubblicità.

Il vero problema risiede nelle norme varate a fine anno dal governo, che fanno accedere ai prepensionamenti finanziati da fondi pubblici “le aziende che presentano piani di ristrutturazione o riorganizzazione aziendale”. Non c’è bisogno, dunque, di essere in difficoltà economiche: un grande, speciale, favore, agli editori.

Il cdr del Corriere della Sera e l’azienda Rcs hanno appuntamento al ministero del Lavoro il 22 aprile. Sarà il ministero a decidere in via definitiva se concedere l’accesso ai fondi per i prepensionamenti.

Il 16 aprile alle 15,30 su Teams ci sarà l’assemblea in redazione e il 20 aprile, due giorni prima del meeting al ministero l’accordo sarà sottoposto a referendum fra i giornalisti.

In un lungo comunicato il cdr ha spiegato alla redazione perché ha deciso di firmare: “Pensiamo che questo accordo metta in sicurezza la redazione rispetto a pericoli maggiori. La crisi che attraversa il settore dell’editoria rischia di aggravarsi in modo drammatico per l’emergenza coronavirus. Ci sono già le prime evidenze, soprattutto sulla pubblicità. Affrontare questa situazione avendo a disposizione un accordo che, pur con sacrifici per la redazione, si basa sull’attivazione di una misura non traumatica (i prepensionamenti su base volontaria), se non annulla del tutto i rischi futuri, sicuramente li attenua”.

assemblea e ministero

E la questione dividendi? “È una cosa che ci ha lacerati. Ma abbiamo scelto di operare con lucidità, tenendo separate le questioni. Non abbiamo avuto esitazioni nello scrivere un comunicato molto duro sul giornale, restando comunque al tavolo con l’azienda. Abbiamo scelto di chiudere l’accordo e di continuare a insistere sul tema dei dividendi. Ricordiamo che si tratta di una proposta fatta dal Cda che deve ancora essere deliberata dall’assemblea degli azionisti. Come cdr (con le poche azioni che abbiamo) andremo in assemblea Rcs e formalizzeremo la richiesta di bocciarla. Un’azione simbolica, ma dal forte impatto, visto che molti azionisti di minoranza nelle loro aziende hanno scelto di non staccare dividendi. Per questo vorremmo che non fosse un’iniziativa solo del cdr, ma il frutto di un documento votato da tutta l’assemblea dei  giornalisti del Corriere”. Il cdr chiederà che l’utile destinato ai dividendi sia invece utilizzato per investimenti e innovazione sul giornale.

L’accordo -dice il cdr- è stato concepito con l’obiettivo di preservare al massimo l’unità della redazione. Al Corriere ci sono situazioni contrattuali e retributive molto diversificate: “Per questo abbiamo cercato di tenere assieme le esigenze di giovani, meno giovani e precari. Dove è stato possibile abbiamo anche introdotto delle misure di perequazione e progressività”.

collaboratori pensionati

Ed ecco i punti dell’accordo:  

Prepensionamenti. Il numero scende da 50 a 38. Viene sancito il principio della volontarietà. Nessuno potrà essere forzato ad andare in prepensionamento, neanche attraverso un utilizzo punitivo della cassa integrazione. Il prepensionamento si prospetta come un’opportunità data ai colleghi che hanno maturato i requisiti di legge.

Assunzioni. Le norme varate dal governo prevedono una assunzione ogni due prepensionamenti. Dopo il raggiungimento del ventottesimo esodo, le assunzioni riguarderanno 9 precari scelti dal direttore nel bacino dei precari e collaboratori “storici” del giornale. Tutti gli assunti saranno solo giornalisti articolo 1 o praticanti. Le norme del governo prevedevano invece anche la possibilità di assumere personale non giornalistico.

Cassa integrazione a rotazione. Sono previsti per tutta la redazione 5 giorni di cassa integrazione nel biennio: 2 giorni nel 2020; 3 nel 2021.

Ferie. Smaltisce più ferie chi ha un monte arretrato più alto e chi rientra nella platea dei possibili prepensionati.

Stage. Congelati per altri due anni.

Premio di risultato. Congelato per il 2021. Ma ai giornalisti con reddito imponibile sotto gli 80 mila euro verranno corrisposti 300 euro in buoni carburante.

Collaborazioni. Impegno dell’azienda per una stretta sulle collaborazioni più blasonate e soprattutto su quelle di ex colleghi pensionati che in alcuni casi svolgono mansioni di redattori e inviati, anche in ruoli delicatissimi: “Su questo tema abbiamo fatto nostre le sollecitazioni di tanti colleghi che si sentono mortificati dal fatto che alcuni ex colleghi pensionati continuino ad essere utilizzati come se non fossero mai andati in pensione, bloccando spesso la crescita professionale di tanti redattori e persino di inviati ancora in servizio. Azienda e direzione non hanno assunto un obbligo stringente, ma lo riteniamo un impegno politico sul quale vigileremo”.

Investimenti. L’azienda si è impegnata a destinare più di 4 milioni di euro di investimenti prevalentemente all’ammodernamento del sistema editoriale.

Scontrini e auto. Resta il rimborso di 2700 euro l’anno per aggiornamento professionale.

Auto aziendale. Resta, per la parte di redazione che ne mantiene il diritto, l’attribuzione di un’auto aziendale.

Incentivo all’esodo. Messa soltanto a verbale la proposta del cdr: per incentivare le uscite e compensare anche quanto i colleghi perdono sull’importo della pensione rispetto a quello che maturerebbero al raggiungimento dell’età pensionabile, incentivo pari ad un anno di retribuzione con un meccanismo a scalare al trascorrere del tempo tra la maturazione dei requisiti e l’effettiva uscita per prepensionamento.

(nella foto, Alfio Sciacca, membro del Comitato di redazione del Corriere della Sera)

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