C’è anche il quotidiano Avvenire a rispondere al leader della Lega sull’aborto. Salvini domenica 16 febbraio ha detto che “ci sono delle donne, non italiane, che si sono presentate al pronto soccorso per la sesta volta per una interruzione di gravidanza: non puoi arrivare a prendere il pronto soccorso come la soluzione a uno stile di vita incivile per il 2020″. Il giornale dei vescovi prende le distanze. E poi le prende anche dalle reazioni della sinistra. Le parole di Salvini -scrive Antonella Mariani- sono “inesatte o addirittura fuorvianti. Le donne non vanno ad abortire al pronto soccorso. Il fenomeno delle ‘recidive’ in Italia è decisamente meno frequente che in altri Paesi: lo 0,9 per cento delle donne sottoposte a Ivg nel 2017 avevano avuto 4 o più aborti precedenti, l’1,4 ne aveva avuto 3 precedenti, il 5,1 ne aveva avuti 2 precedenti”. Riguardo agli “stili di vita incivili”, “se è indubbio che per una (minima) parte di donne e dei loro uomini l’aborto è vissuto come contraccezione d’emergenza, la situazione più frequente è quella di povertà materiale e culturale, solitudine e sopraffazione”. Ragazze dalle quali lo sfruttatore finale – italiano – pretende rapporti non protetti. Giovani immigrate che svolgono lavori non regolari, sottoposte a duri ricatti sulla propria vita personale.

Deludente per Avvenire anche la replica della sinistra, “con un contro-slogan del leader del Pd, ‘Giù le mani dalle donne’, ugualmente fuorviante. Il riflesso condizionato della sinistra, quando si parla di aborto, è alzare le barricate in difesa dell’autodeterminazione delle donne, della libertà/diritto di scegliere e della intangibilità della legge 194”. Invece, “rovesciamo lo slogan: non ‘Giù le mani dalle donne’, bensì ‘Mani tese alle donne’, soprattutto a quelle più fragili. Con i sostegni per altro previsti e mai attuati dalla 194, che non a caso si intitola ‘Legge contenente norme per la tutela sociale della maternità’”.