Il coronavirus ha creato in Italia uno stato di tensione, di apprensione diffusa, molto simile ad una psicosi collettiva. Il fatto è oggettivamente grave. Né il Governo, né le Regioni e forse neppure gli scienziati, erano pronti a reagire e qualche errore lo hanno commesso. Al di là dalle polemiche e delle faziosità espresse da alcuni, soprattutto politiche, domandiamoci se hanno sbagliato anche i giornalisti. Professione reporter ha raccolto alcune opinioni ed altre ne pubblicherà.

Ferruccio De Bortoli

“Sì, stiamo esagerando con titoli apocalittici e racconti bellici.  L’informazione responsabile, ben documentata, non manca. Ma c’è un problema di misura, di senso di responsabilità per gli effetti di angoscia e in qualche caso di panico, di una copertura degli avvenimenti senza sosta. Mi colpisce anche l’approssimazione colpevole della politica che con misure decisamente eccessive alimenta fenomeni di isteria, se non peggio. Mi domando come recupereremo la normalità. Ora attenuare i toni rischia di suscitare il sospetto di forme di censura, che sono peraltro impossibili. In più i cosiddetti esperti litigano tra loro, specialmente sui social network (se la situazione è così grave perché perdono tempo su Twitter?). Il danno è potenzialmente enorme”.

Andrea Scanzi

“E’ vero, in certi casi abbiamo sbagliato anche noi con titoli troppo vistosi”.(durante Carta Bianca, Rai 3) 

Carlo Verna (presidente Ordine)

“La prima emergenza per un virus all’epoca dei social richiama i giornalisti professionali ad un eccezionale sforzo di comprensione equilibrio e responsabilità. E’ necessaria un’informazione piena e verificata, senza sottacere gli eventuali rischi e le cautele  da attuare,  ma sono assolutamente da evitare enfatizzazioni e allarmismi. Siamo noi giornalisti professionali a  dover costituire un modello  anche  per chi comunica attraverso i social, e da quella comunicazione  dobbiamo evitare di correre il rischio di uscirne condizionati. L’appello è quello ad usare le regole di sempre, applicando un’accurata e scrupolosa verifica delle fonti”. (tratto da Odg.it)

Maurizio Belpietro

“Può darsi che qualcuno abbia sbagliato anche fra noi. Ma non è colpa dei giornalisti se alle isole Mauritius hanno mandato indietro un gruppo di turisti italiani”. (durante Carta Bianca) 

Raffaele Fiengo

“Il buon giornalismo è fondamentale servizio a rilevanza pubblica in queste situazioni.  Più valore aggiunto nell’area di servizio. Spiegare bene quali siano le mascherine giuste e in quali occasioni usarle (con filtro, senza, sigle da cercare sui prodotti, prezzi), come usarle (lavarle, buttarle, dopo quanto). Aiutare a conoscere e leggere i dati certi (Segnalare il sito ufficiale www.worldometers.info e come usarlo). Dare un senso al numero “contagiati” rispetto ai tamponi fatti, cercando i dati dei diversi paesi europei. Andare a vedere chi fabbrica le mascherine, le tute di protezione, chi produce l’amuchina, come arriva ai supermercati. Essere punto reale di riferimento (col sito) se l’autorità pubblica fosse in difficoltà: es. telefoni irraggiungibili. Raccontare di più quali sono i rapporti fra il Nord Italia e la regione di Wuhan. Ricordare il famoso il caso del Times Picayune per l’alluvione Katrina di New Orleans (2005). Il giornale aveva le rotative sott’acqua e uscì solo online, collegò 24 ore su 24 i cittadini tra loro e i dispersi. Vinse il Pulitzer”.

Vittorio Roidi

“Un grande sforzo sul piano operativo: agenzie sotto stress, molte pagine dei quotidiani, testate tv che mandano inviati dappertutto. Però spesso ho notato enfasi, titoli eccessivi, scarsa misura. Con il rischio di provocare panico. Se faccio un servizio in un supermercato in Lombardia dove gli scaffali sono vuoti, va bene. Ma se nello stesso pomeriggio ne trasmetto altri tre, finisco per scatenare la corsa e l’ansia. Grazie a Dio non è arrivato il colera! Ci sono reti Rai che non parlano d’altro per ore. Tutti i programmi, giornalistici e non, sembrano convinti di dover parlare sempre e solo di mascherine, di dover intervistare medici e virologi. Non succede altro nel mondo? La Libia che fine ha fatto? I ghiacciai continuano a sciogliersi?”.