di EMILIO ALBERTARIO

Nell’intervista dell’ex ministro socialista Rino Formica sul Corriere della sera dell’8 luglio si parla della prigione dove fu segregato per 55 giorni Aldo Moro e dell’ipotesi che lo Stato non abbia fatto tutto il necessario trovarla. Mi ha fatto tornare in mente una storia, che contiene una notizia e racconta una Rai poco conosciuta.
La notizia è questa: in 40 anni di giornalismo in Rai non sono mai stato censurato da nessun direttore. La mia e’ sicuramente una esperienza personale e non escludo di essere stato fortunato.
Il 7 giugno 1988, come accade a molti cronisti, mi capita di sbattere contro una informazione fuori dalla portata della mia esperienza di allora. Ma non la evito e nessuno mi impedisce di farlo.
Dalla sala stampa della Procura di Roma, allora definita “porto delle nebbie”, registro dal telefono a gettone, un servizio per il Gr2 delle 12.30. All’ascolto più di tre milioni di persone.
Lo spericolato, ma libero, cronista racconta, complice una linea senza scrosci, che: “Al Ministero dell’Interno durante il sequestro Moro esisteva un comitato di crisi per la gestione delle informazioni, che si scoprirà poi essere composto da iscritti alla loggia P2 e che tra questi non sarebbe mai emerso il cognome di un personaggio eccellente”.

Dopo un’ora Scoppia il finimondo

Non passa un’ora e scoppia il finimondo. I vertici Rai mi chiedono una relazione, i capi non mi sconfessano. Nessun provvedimento disciplinare, ma il messaggio subliminale e’: la voce di Albertario deve scomparire per un po’ dal Gr2.
Come eravamo arrivati a tutto questo? Scrive Giorgio Balzoni, amico da anni, nel suo libro “Moro, il Professore” (2016), da cui è stata tratta la fiction in onda su Rai Uno l’anno scorso, nel quarantennale della strage di Via Fani: “Ero nel Transatlantico di Montecitorio e doveva essere un venerdì perché la Camera era deserta… Seduto sul divano, solo soletto, c’era Umberto Cavina, durante il sequestro Moro capo ufficio stampa del segretario della Dc, Zaccagnini… Ci mettiamo a chiacchierare e a un certo punto mi dice: “Guarda, noi lo sapevamo che nel superconsiglio di Cossiga, al Ministero dell’Interno, c’era Licio Gelli”. Era -aggiunge Balzoni- una notizia clamorosa per due ragioni: la prima che nessuno l’aveva mai detto e la seconda che Cossiga era seduto in quel momento sul Colle piu’ alto, al Quirinale.
Balzoni lavorava al “Popolo”, il quotidiano della Dc. Pochi mesi prima che lui entrasse in Rai, Balzoni aveva deciso di raccontarmi questa storia, poiché mi riteneva affidabile. Allora io ero cronista al Gr e capo ufficio stampa del professor Giuliano Vassalli, uno dei politici socialisti che si era battuto per la trattativa per liberare Moro.
Narra ancora Balzoni nel suo libro: “Quando comincio a raccontare Emilio mi chiede: “Posso scriverlo?”. E io rispondo: “Certo!”. Era l’inizio del giugno 1988.
Il 7 giugno faccio il servizio sul comitato di crisi infiltrato dalla P2. Poco dopo, alle 14,30 di quel giorno, i carabinieri invitano Albertario e Balzoni a presentarsi presso la procura generale in Piazza Adriana, a Roma, per essere ascoltati dai magistrati Priore e Sica, che indagano sul sequestro Moro. Avevo chiesto a Balzoni se potevo citarelo come fonte e lui aveva detto di sì.
Tra stucchi, quadri antichi e grandi specchi, due ore di deposizione separata e poi a casa.

Nessun problema di carriera

La stampa si scatena per giorni nelle congetture più varie fino a lambire il Colle poi, d’improvviso, la bufera passa.
Per qualche settimana Albertario scomparirà dal Gr e non accompagnera’ Vassalli nelle cerimonie istituzionali.
Ogni 16 marzo e 9 maggio, inizio e fine di quella che fu definita “la notte della Repubblica”, qualche particolare riemerge e i dubbi rimangono gli stessi.
La mia carriera non subì contraccolpi. Un po meno la serenità personale, dato che per 7 anni mi fu assegnata una scorta dai magistrati antiterrorismo.
L’ex ministro Rino Formica torna in queste ore, intervistato da Veltroni, sul buco nero della prigione di Roma e sulle lacune di inchieste giudiziarie chiuse, riaperte, abbandonate.
Lo Stato e i suoi vertici di allora, vengono definiti inadeguati, se non qualcosa di peggio.
I veri segnali, anche dall’estero, non vennero mai presi in considerazione.
Giovanni Galloni, noto esponente Dc, da poco scomparso, in una intervista a Rainews 24 del 2004 afferma che Moro prima di morire gli aveva rivelato che alcuni agenti di servizi segreti stranieri si erano infiltrati nelle Br.
L’onorevole Tina Anselmi, presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sulla P2, dichiarò nel 1988 al Messaggero: “Lo scoprite solo ora? Nei documenti della Commissione c’è’ tutto. Andate a rileggerli. Anche i magistrati dovrebbero farlo.”
Il giovane cronista del Gr2 all’epoca fece il suo mestiere. Non ha schivato la notizia è nessuno gli chiese di farlo.
Trovare la verità giudiziaria non era il suo compito.

(nella foto: Francesco Cossiga e Aldo Moro)