(V.R.) Un caso raro.Un giornalista che dopo essere arrivato un gradino sotto la vetta della carriera, vicedirettore del Tg1, ha lasciato l’incarico. Ha chiesto di andare a Gerusalemme a fare il corrispondente. E’ tornato sul campo. A 65 anni, non soddisfatto di organizzare una grande redazione, ha preferito andare a raccogliere notizie, in uno degli scenari più delicati del panorama internazionale.
Raffaele Genah ha chiesto di lasciare Saxa Rubra. “Il direttore Carboni non voleva lasciarmi andare, ma ho insistito. Sentivo da parecchi anni il desiderio di tornare a lavorare sul campo”.
Una storia professionale che non può essere sintetizzata in poche righe. “Ho cominciato nel 1987 facendo una trasmissione con Giuliano Ferrara. Fui assunto nell’88. Per alcuni anni fece il Tg2 con Alberto La Volpe, poi fu chiamato da Carlo Rossella, che voleva rimettere in piedi <Tv 7>, la trasmissione di Zavoli e di tutti i grandi”. Nella testata principale, la portaerei della Rai, Genah è stato capo degli speciali, caporedattore centrale e per 19 anni vicedirettore. Ha vissuto sulla propria pelle tutti gli avvenimenti di questo martoriato paese. “L’11 settembre del 2001 ero solo davanti alla tragedia delle Torri Gemelle”. Un volto che abbiamo visto a lungo sugli schermi dei tg, un giornalista divenuto poi quello che si definisce un prezioso uomo macchina. E’ stato il responsabile dell’organizzazione circa 600(!) trasmissioni dirette, tutti i viaggi dei Papi, i Conclave, l’insediamento dei presidenti della Repubblica, gli avvenimenti più rilevanti divenuti momenti appassionanti di giornalismo. Tanti ricordi terribili, come la morte in Egitto di Marcello Palmisano nella vicenda da cui si salvò Carmen Lasorella. Qualche storia da dimenticare, ad esempio allorché Augusto Minzolini gli tolse la vicedirezione del tg, assegnata ai capiredattori, questione che si risolse con una spiacevole (anche se vinta) vertenza per demansionamento.

La spianata delle moschee

Una vita professionale lunga, sofferta perché il giornalismo propone difficoltà ed è insieme entusiasmante, come sa chi fa questo mestiere o lo ha fatto (magari proprio all’interno di mamma Rai).
Poi la decisione, maturata da tempo. Spiega Genah, al telefono da Gerusalemme: “Ritengo di essere stato un privilegiato, ho fatto un po’ di tutto, ma ho pensato che la mia stagione era finita. Sono stato uomo d’azienda, quello che ho realizzato come organizzatore mi è piaciuto. Mi restano due anni e prima che l’età mi costringa ad abbandonare, ho chiesto di venire qui, ci pensavo, ho letto molto, mi sono preparato, sono argomenti che conosco”. Così il direttore si è arreso e lo ha lasciato andare.
E’ arrivato in Israele prima che scoppiasse il caso Marrazzo, sospeso in attesa che venga chiarito un problema amministrativo legato ad un producer della Rai. Genah divide l’incarico di corrispondente con Carlo Paris, un altro che d’improvviso ha cambiato strada ed ha scelto di andare a Gerusalemme dopo aver fatto il direttore di Rai Sport. “Ci dividiamo sportivamente il lavoro, spiega Genah – che è il responsabile della sede – e mentre ti parlo Paris è andato alla spianata delle moschee dove ci sono stati dei tafferugli”.

Tre religioni nel bagaglio

Ho chiesto a Genah: l’essere di religione ebraica ti può favorire in qualche modo? No, risponde deciso e spiega: “Ho studiato, conosco certe culture, certi meccanismi, ma la mia preparazione è stata anche altra. Sono nato in Libia, a Tripoli, e ho avuto la possibilità di conoscere la religione islamica e il mondo arabo, che ho continuato a d approfondire durante la mia preparazione e poi a Roma”. Ma è uno che ha studiato dalle suore e si è occupato della religione, dei Papi, dei fatti del mondo cattolico. Pochi possono vantare un bagaglio di conoscenze così adatto a chi deve presidiare e raccontare Gerusalemme, un nodo dove si intrecciano tante culture e religioni.
Ancora storie da raccontare, in prima persona. Indietro non si torna. I ricordi sono tanti, ma c’è almeno un passaggio che Genah ci tiene a ricordare di tutta la sua esperienza. Questo: “Quando ero capo della cronaca del Tg2, dopo la vicenda di Mani Pulite. Ho fatto una trasmissione ideata da Alberto La Volpe, che si chiamava Lezioni di mafia, otto puntate che ho costruito con Giovanni Falcone. Lo incontravo nel suo studio in via Arenula. Un rapporto che mi ha impegnato fino all’ultimo, il terribile 23 maggio 1992, quando gli dovevo una risposta su un aspetto tecnico che mi aveva sottoposto. Lo chiamai al telefono, ma la segretaria mi disse che aveva appena preso l’aereo che lo avrebbe portato per l’ultima volta a Palermo”.

(nella foto: Raffaele Genah con David Sassoli, ex collega Rai, ora presidente del Parlamento europeo)

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