di FABIO MORABITO

“Non era stata mai fatta prima una conferenza stampa dell’Inpgi”. Lo ricorda Marina Macelloni, presidente dell’Istituto di previdenza nazionale dei giornalisti, che è anche una veterana del Consiglio d’amministrazione e quindi ha memoria storica. Parla così all’avvio dell’incontro con i giornalisti, il 18 luglio mattina, al quarto piano dell’Istituto a via Nizza, a Roma. Poche testate rappresentate in verità. Anche chi scrive questa cronaca ha un incarico nell’Inpgi come consigliere generale, e propone questo contributo sperando di offrire qualche informazione in più di quello che normalmente si sa.

Il salva-Inpgi. La conferenza stampa è stata decisa “da tutto il Cda” precisa Macelloni, (e il Consiglio d’amministrazione è presente all’incontro, compreso il rappresentante della Fnsi, il segretario generale Raffaele Lorusso) con l’obbiettivo “di illustrare il percorso che abbiamo deciso di fare” in seguito all’entrata in vigore dell’emendamento “Salva Inpgi”, che è stato inserito in sede di conversione – con il voto di fiducia – nel decreto legge “Crescita”. Si vuole rassicurare, rispetto a quanto si può temere (aumento dei contributi degli attivi, taglio delle pensioni per i pensionati): “Non siamo qui per punire un’intera categoria, ma neanche per concedere privilegi”, dice infatti la presidente. “La norma dice che noi dobbiamo valutare, analizzare una serie di misure efficaci sulla sostenibilità nel periodo medio-lungo”.

Dodici mesi di tempo. Non si entra nello specifico degli interventi da fare, ma si sottolinea che ci sarà un calendario stringente di riunioni, e la prima è fissata il 31 luglio. Sarà il Cda a lavorare su quanto richiesto dalla norma con un supporto di tecnici interni e – probabilmente – esterni. “La norma ci dà 12 mesi”. Non è intenzione del governo commissariare l’istituto (in questo le due forze dell’esecutivo sono d’accordo), e la data indicata del 31 ottobre come “rinvio” è un passaggio burocratico che non avrà seguito. E quindi si possono sgomberare – almeno per il momento – due delle ipotesi in campo: il commissariamento e il trasferimento dell’istituto all’Inps (che contemporaneamente contemplava varie possibilità relativa ai tempi, al patrimonio da far valere come “dote” , alla possibilità di avere all’interno dell’Inps un trattamento ad hoc). “Il legislatore – ha spiegato Macelloni – accanto al percorso che ci chiede, ha messo nero su bianco una soluzione: l’allargamento della platea. Una soluzione, ed è l’unica”.

Quali sono le misure da adottare. Ma cos’è questo “percorso” indicato dalla legge? L’Inpgi – dice il legislatore – “è tenuto ad adottare, entro dodici mesi (…) misure di riforma del proprio regime previdenziale volte al riequilibrio finanziario (…) che intervengano in via prioritaria sul contenimento della spesa e, in subordine, sull’incremento delle entrate contributive, finalizzate ad assicurare la sostenibilità economico-finanziaria nel medio e lungo periodo”.

L’altra scadenza. C’è poi un secondo “step”, ed è a 18 mesi: l’Inpgi dovrà trasmettere ai ministeri vigilanti un bilancio tecnico attuariale che dovrà evidenziare la sostenibilità ecnomica-finanziaria. Intanto il governo adotterà uno o più regolamenti diretti a disciplinare “senza nuovi o maggiori oneri ovvero minori entrate per la finanza pubblica, le modalità di ampliamento della platea contributiva dell’Inpgi”. Senza minori entrate? Come sarà possibile? Verranno accantonati dei capitali di soccorso, ma dal 2023 (159 milioni il primo anno, qualcosa in più nei successivi). “Il legislatore – è l’opinione di Marina Macelloni – ha riconosciuto che il problema del nostro istituto non è gestionale, quindi di buona o cattiva amministrazione, ma è un problema di platea”. Vito Crimi, senatore dei 5 Stelle, sottosegretario a Palazzo Chigi con delega all’Editoria, sulla gestione dell’istituto è stato invece polemico anche in occasioni recenti, criticando la gestione degli immobili e accusando i dirigenti di ritardo nelle riforme.

Il governo non ci vuole nell’Inps. No quindi al commissariamento, no al passaggio all’Inps, resta appunto l’ingresso dei cosiddetti “comunicatori” di cui si parla tanto, e che non sarà agevole nè in tempi brevi. Vero che le prime due eventualità sono state più volte escluse dal governo. “Il costo per l’Inps sarebbe di seicento milioni di euro l’anno, tanto è quello che paghiamo in prestazioni” (pensioni ed altro) ha detto la Presidente, anche se non è proprio così, perché la cifra in ballo è meno di duecento milioni (comunque molto elevata, ma equivalente a un terzo) al netto dei contributi, che valgono attorno ai 400 milioni.

La platea che si allarga. Ma quanti saranno i “comunicatori” che potrebbero entrare nell’Inpgi? Risponde la presidente: “Nell’Inpgi 1 si ragiona su una platea di 13.900 nuovi iscritti, nell’Inpgi 2 di 7-8mila”. Siccome l’Inpgi 2 è in attivo, ed è l’Inpgi 1 che è mal ridotta, interessa il primo dato (tutte posizioni attive, ovviamente, perché chi ha già una pensione resterà all’Inps).

L’autonomia dell’Istituto. Tutto questo comporterà un cambiamento dello Statuto, che per ora prevede solo i giornalisti come iscritti. E potrebbe esserci un giorno un presidente dell’Inpgi che non è giornalista? “Eventuali cambiamenti nella governance non sono immaginabili adesso – risponde Macelloni -. Ma se entrano 13mila persone e noi siamo sessantamila mi pare difficile che la presidenza vada al rappresentante dei 13mila”. In realtà quelli che contano sono gli iscritti all’Inpgi 1 che sono attorno ai 25mila, di cui circa 15mila sono gli iscritti attivi, gli altri pensionati. In sede elettorale, sono questi i numeri che contano, e non certo gli iscritti all’Inpgi 2. Infatti lo Statuto prevede che su 62 componenti elettivi del Consiglio generale 50 siano in rappresentanza degli attivi e 10 dei pensionati. E con il calo costante degli iscritti non è improbabile che i “comunicatori” attivi (che già sono quasi quanto i giornalisti attivi) diventino la parte più numerosa in Inpgi 1. Ma certo questo, per chi pensa che sia un problema, è un problema lontano.

(nella foto: Marina Macelloni, presidente dell’Inpgi)