Oltre la metà dei giornalisti ritiene che gli standard etici della professione si siano indeboliti e cresce il peso attribuito alle pressioni economiche.

I giornalisti chiedono più formazione professionale, soprattutto su Intelligenza artificiale, fact-checking e geopolitica.

La popolazione giornalistica in Italia mostra un progressivo invecchiamento: gli over 60 sono più che raddoppiati rispetto al 2013 e oggi rappresentano il 20,5%. Il lavoro autonomo è ormai la modalità occupazionale prevalente sia tra i giornalisti sia tra i comunicatori (51,7%). Parallelamente il 30% dei giornalisti è impegnato in attività di web journalism, ivi compresi newsletter e podcast, e, tra gli under 40, le fonti digitali superano per la prima volta quelle tradizionali. 

motori di ricerca

Sono fra i risultati principali della quarta edizione dell’Osservatorio sul Giornalismo, realizzata dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni con il supporto della Fondazione sul giornalismo italiano “Paolo Murialdi”. Il questionario su cui si è basato il nuovo Osservatorio è stato diffuso nell’ultimo trimestre del 2025 e ha ricevuto 1.771 risposte. I risultati sono stati riponderati da Istat rispetto alla popolazione dei giornalisti attivi censita da Inpgi e Inps al 31 dicembre 2024.

Nell’uso quotidiano degli strumenti online, prevalgono motori di ricerca (utilizzati dal 78% dei giornalisti) e sistemi di messaggistica istantanea (68%), mentre cresce l’utilizzo professionale di Instagram e delle chatbot di intelligenza artificiale. I social network vengono utilizzati soprattutto per reperire informazione e monitorare le discussioni online sui temi di proprio interesse. Allo stesso tempo, solo il 16% dei giornalisti raggiunge un livello di competenza digitale medio-alto o alto e quasi la metà si colloca sotto la media (49%). Ne deriva una forte esigenza di formazione.

traduzione automatica

A fronte di poco meno di un terzo di giornalisti (30,8%) che non utilizza l’Intelligenza artificiale (percentuale che sale al 42,1% tra gli over 60 e scende al 19,9% tra gli under 40), la maggior parte dei professionisti dell’informazione utilizza le chatbot di IA per attività di traduzione automatica, seguite da attività di ricerca e verifica, di editing e di raccolta e analisi dati. Gli strumenti di AI sono invece meno utilizzati per attività di produzione di testi, contenuti per social media e immagini, video o suoni.

Sullo sfondo resta il problema della sempre più difficile sostenibilità del lavoro giornalistico: i ricavi dei quotidiani si sono ridotti drasticamente tra il 2021 e il 2025 (da 1,494 a 1,059 miliardi di euro) e il lavoro autonomo presenta una retribuzione media molto inferiore a quella dei dipendenti (-76%).

attivi in aumento

Nel 2024 i giornalisti attivi in Italia sono 39.207, in aumento rispetto alle precedenti edizioni dell’Osservatorio. L’età media degli iscritti attivi (dipendenti e autonomi) si colloca intorno ai 50 anni. La distribuzione per genere resta lievemente sbilanciata a favore degli uomini (57,1% dei giornalisti attivi), mentre quella territoriale resta fortemente concentrata in Lombardia e nel Lazio che, da sole, raccolgono circa il 45% della popolazione giornalistica.

La maggioranza dei giornalisti attivi opera esclusivamente per testate giornalistiche, che assorbono il 65,2% della popolazione. La restante quota si divide quasi equamente tra chi lavora esclusivamente in agenzie di comunicazione o uffici stampa (17,6%) e chi combina attività giornalistica e comunicazione (17,2%).

quotidiani soprattutto

I quotidiani restano il principale ambito di attività dei giornalisti italiani (29%), mentre cresce il peso delle testate online e dei nuovi formati informativi digitali. Anche nelle testate tradizionali emerge una forte integrazione tra attività offline e online: il 60% dei giornalisti opera su entrambe le versioni della testata.

Cronaca, politica e temi sociali si confermano le principali aree di specializzazione dei giornalisti italiani, mentre risultano meno diffusi gli ambiti economici, scientifici e tecnologici.

Le fonti dirette personali restano il principale riferimento per l’attività giornalistica (68,5%), davanti a comunicati stampa e agenzie di informazione.

sardegna e sicilia

Il 16% dei giornalisti dichiara di avere subito almeno una forma di minaccia o intimidazione nei dodici mesi precedenti la rilevazione. In particolare, considerando coloro che hanno subito ritorsioni nell’esercizio della professione giornalistica, un quinto dei giornalisti residenti in Sardegna e Sicilia è stato vittima di questi fenomeni e anche al Sud la quota di giornalisti vittime di ritorsioni è superiore alla media nazionale.

Il 72% dei giornalisti possiede un titolo di studio superiore al diploma e, tra i laureati, prevalgono nettamente i titoli di studio in discipline umanistiche.

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