Una scelta radicale e quasi unica nel panorama dell’informazione italiana. La testata L’Indipendente vive da cinque anni grazie agli abbonamenti, ai donatori e –adesso– a un sistema di azionariato diffuso. Quotidiano online, mensile cartaceo, piattaforma social e piccola casa editrice, questa realtà editoriale si è guadagnata il rispetto di molti lettori, con questa filosofia giornalistica: zero inserzioni pubblicitarie, rinuncia alla dittatura dei click e distanza da qualsiasi partito. Il nome è lo stesso del defunto giornale milanese guidato anche da Vittorio Feltri, ma la storia è totalmente diversa e le due testate non hanno alcun tipo di legame. In home page l’8 agosto si trova, fra l’altro, “Roma, a dieci giorni dallo sgombero di Spin Time centinaia di persone non hanno ancora una casa”, “L’app che confronta i prezzi dei distributori di carburante in tutta Italia”, “Il governo Meloni ha venduto un’azienda militare strategica agli Usa”, “La militarizzazione della valle del Sacco: nuove fabbriche di esplosivi tra Anagni e Colleferro”.
Direttore dell’odierno L’Indipendente è il giornalista Andrea Legni, che l’ha fondato nel 2021 insieme a Matteo Gracis, che ricopre il ruolo di amministratore delegato, e a Giuni De Cesero, responsabile commerciale.
Classe 1982, romagnolo di Cesena, Legni si laurea in Antropologia culturale e poi frequenta il Master in Giornalismo alla Cattolica di Milano. Freelance per circa dieci anni, firma vari documentari d’inchiesta, in Kosovo, Bosnia e Kurdistan e pubblica reportage, fra gli altri, per la Repubblica e il Corriere della Sera. Dal 2021 la nuova avventura.
“L’idea era quella di provare a fare un giornale differente -racconta- Avevamo una grande insoddisfazione per lo stato del giornalismo italiano e non solo, troppo legato ai desideri di sponsor e partiti. Anche a causa della crisi del settore, in troppi sacrificano il loro compito di essere guardiani della democrazia, finendo per essere eccessivamente accondiscendenti verso il potere. Noi volevamo solo fare giornalismo, e volevamo farlo senza nessun tipo di pubblicità”.
Quali sono i numeri della vostra realtà?
“Noi non inseguiamo il traffico. Pubblichiamo una decina di articoli al giorno e non ci occupiamo di nessuna delle famose S –sangue, sesso, soldi– ma solo dei contenuti che riteniamo importanti per comprendere il mondo. Malgrado ciò, superiamo mediamente i 3 milioni di pagine lette al mese”.
E i vostri introiti derivano esclusivamente dai lettori.
“C’è una piccola parte composta da donazioni –meno del 5% del totale– e poi ci sono gli abbonamenti nelle varie formule, mensili, annuali e premium. Oggi sono più di 10.000”.
Poi c’è la campagna di finanziamento.
“Esatto. Come ho spiegato nel dettaglio sul nostro sito, nelle scorse settimane L’Indipendente ha venduto una parte delle sue quote, precisamente il 18,18% delle azioni societarie, attraverso un’operazione di equity crowdfunding, ossia una campagna di finanziamento collettivo. L’obiettivo era raccogliere una somma compresa tra 250 e 500 mila euro in un mese: ci siamo riusciti in 12 giorni. Una somma che utilizzeremo al 100% per continuare a crescere e per avviare nuovi progetti, come alcuni podcast che partiranno in autunno, e il primo festival de L’Indipendente, che si svolgerà dal 28 al 30 maggio 2027 a Pianoro, in provincia di Bologna. Gli oltre 600 investitori non volevano ‘aiutare’ il giornale, ma fare un investimento economico. Dalla fondazione a oggi, il numero dei lettori abbonati è cresciuto costantemente, il fatturato è aumentato in media del 25% l’anno ed è sempre stato reinvestito per potenziare l’attività giornalistica”.
I vostri abbonati che vantaggi hanno?
“Abbiamo una newsletter quotidiana: una rassegna stampa in formato testuale che viene inviata agli abbonati alle sei del mattino. Ci sono poi i contenuti del sito riservati agli iscritti, in particolare la sezione ‘focus’ dedicata agli approfondimenti, anche se spesso ‘apriamo’ a tutti le inchieste particolarmente rilevanti. Inoltre, gli abbonati annuali –che attualmente pagano 80 euro all’anno– ricevono il nostro mensile in formato pdf, mentre quelli premium –150 euro– il cartaceo. Il mensile de L’Indipendente è nato a febbraio 2025, ma date le difficoltà e i costi di distribuzione si trova molto poco nelle edicole e nei punti vendita. È acquistabile nel nostro negozio online o con un abbonamento specifico”.
Da qualche tempo siete anche una casa editrice.
“Sì, pubblichiamo solo libri scritti dalle nostre firme. In due anni abbiamo venduto circa 26.000 copie complessive, e da poco abbiamo lanciato il sesto volume. Ma anche quelli dei social sono numeri interessanti: tra le varie piattaforme superiamo il mezzo milione di utenti. La nostra app è nella classifica delle app di informazione più scaricate, con oltre 100.000 download”.
Da chi è composta la vostra redazione?
“La parte giornalistica vanta una dozzina di persone, tra redattori fissi e collaboratori assidui. Poi, come in tutte le redazioni, ci sono autori saltuari specializzati in alcuni temi, oltre agli addetti al comparto tecnico e ai social”.
Sul vostro sito elencate i temi su cui avete deciso di concentrarvi, come ambiente, diritti, movimenti sociali, lavoro, salute. Avete una sensibilità politica che vi accomuna?
“Diciamo che l’importante è non avere un’appartenenza partitica. Per me fare un giornalismo ‘neutrale’ –ammesso e non concesso che esista– non è necessariamente un valore. L’importante è fare un giornalismo ‘imparziale’. Fare giornalismo imparziale significa non piegare i fatti alle proprie opinioni, non prendere in giro il lettore distorcendo la realtà, non selezionare le cose in maniera politicamente orientata. Essere neutrali, invece, significa non schierarsi. E noi siamo un giornale che si schiera. Non avendo editori che ci dettano la linea, possiamo coprire alcuni temi che spesso non vengono coperti e lo facciamo in modo piuttosto netto. Per quanto ci riguarda, il dovere del giornalismo è difendere l’interesse pubblico, i diritti umani e quelli democratici”.
Per esempio?
“Il modo in cui abbiamo seguito quello che è successo in Palestina dal 7 ottobre in poi. Siamo stati il primo media italiano a intervistare Francesca Albanese, relatrice Onu per i territori palestinesi occupati. Abbiamo cercato fin dall’inizio di documentare quanto accadeva. Siamo stati tra i pochissimi media ad avere per oltre un anno una corrispondente fissa dalla Cisgiordania. Tanti lettori, conoscendo la situazione di Gaza, hanno iniziato a chiederci cosa potessero fare. Per questo abbiamo anche pubblicato un libro, ‘Boicottare Israele’, insieme a Bds, l’organizzazione che cura a livello internazionale il boicottaggio, il disinvestimento e le sanzioni contro l’occupazione israeliana. Tra i doveri del giornalismo, almeno per come lo intendo io, c’è anche quello di fornire ai lettori degli strumenti per esercitare il ruolo di cittadini attivi e provare a incidere sulla realtà”.
Altre inchieste degne di nota?
“Il 22 giugno abbiamo pubblicato un pezzo che ha fatto molto rumore ed è stato ripreso da vari media: “A Modena un’azienda con un capitale di soli 10.000 euro produrrà droni kamikaze”. Il gruppo industriale aveva diffuso un comunicato stampa e organizzato una conferenza sulle nuove attività, ma tralasciando i dettagli più spinosi. Abbiamo effettuato una visura camerale e contattato le singole ditte, scoprendo la vera natura del progetto. Risultato? Scandalo cittadino, interrogazioni comunali e il ritiro di un partner dalla joint venture. Per un giornalista la soddisfazione più grande è vedere che il proprio sforzo ha un impatto reale sulla comunità”.
La vostra redazione è aperta a nuove leve?
“Siamo pronti a valutare nuove collaborazioni. Possono scriverci a info@lindipendente.online. Quello che cerchiamo maggiormente è qualcuno che non sia solo interessato ai macrotemi geopolitici o alle analisi, ma sappia riconoscere anche il valore dei territori. I fatti locali hanno effetti molto più rilevanti di quanto sembri, come dimostra la storia di Modena appena citata. L’Italia è ricchissima di vicende apparentemente piccole, ma che raccontano moltissimo della politica e del mondo in cui viviamo”.
(nella foto, Andrea Legni)





