Come affrontare il calo delle copie? I giornali vanno in cerca di altri ricavi. Il Sole 24 Ore vende software e dati alle comunità professionali; Il Fatto Quotidiano (edito da Seif) trasforma i lettori in una “Comunità”; Rcs-Corriere della Sera organizza grandi eventi.
E il prodotto giornale? E’ tuttora insostituibile. E’ la base che genera autorevolezza e presidia un territorio. Da lì si parte per la creazione di tutto il resto. Fino a quando?
Emerge tutto ciò dall’accurata analisi dei bilanci dei quotidiani fatta da Lelio Simi nella sua newsletter Mediastorm. Sole, Fatto e Rcs, tre tentativi diversi per rispondere alle difficoltà del mercato.
Simi scende nel dettaglio dei bilanci d’esercizio: quelli di Rcs e Seif (Il Fatto Quotidiano), tra i pochissimi editori legati a un quotidiano nazionale ancora presenti a Piazza Affari, e il Gruppo Il Sole 24 Ore, che invece nel 2025 ha completato il suo delisting, è uscito dalla Borsa.
tre strade
Simi sintetizza in tre punti principali:
- Carta. La crisi della stampa non è semplicemente “crisi delle edicole”. I bilanci rivelano che portare i giornali nei punti di vendita assorbe una quota enorme del prezzo di copertina. Un costo fisso che spinge gli editori verso il digitale più per fuggire da una logistica “fuori controllo” che per una reale visione del futuro.
- Digitale. L’effetto tapis roulant, “correre per restare fermi”. I volumi delle copie digitali crescono (e per Sole e Fatto superano la carta), ma i margini di guadagno sono sempre più risicati.
- Diversificazione. Il prodotto giornale è la base, ma per sostenere i ricavi non basta più. Le strategia comune è quindi monetizzare un legame identitario, declinato su tre livelli di coinvolgimento e di rischio molto diversi: il Sole utilizza la sua autorevolezza tecnica vendendo software e dati alle comunità professionali; Il Fatto punta sul modello “Community-first”, cercando di trasformare i lettori in superfans; Rcs sfrutta i suoi alti numeri sul mercato dei grandi eventi.
perdite e guadagni
Simi esamina i diversi casi degli editori prescelti.
RCS. I ricavi netti del gruppo sono stati di 787,7 milioni di euro, 31,5 milioni in meno rispetto al 2024 per una flessione del 3,8%. I ricavi delle vendite di copie pesano sul totale per il 39,4%, quelli pubblicitari per il 41,2%, percentuali identiche a quelle dello scorso anno.
In flessione anche i “ricavi diversi” (attività televisive, organizzazione di eventi, vendita di liste clienti) che soffrono un -1,3%. Dato significativo perché interrompe una forte crescita negli ultimi anni – dai 122,2 milioni del 2021 ai 155,1 milioni del 2024 – di questa voce.
Il risultato netto è positivo per 54,8 milioni di euro, in flessione di 7,6 milioni sul 2024.
I ricavi digitali ammontano a 220,1 milioni (il 28% di quelli complessivi), appena 1,1 milioni di euro in più del 2024 (quando erano al 26,7% del totale).
SOLE 24 ORE. I ricavi al 31 dicembre 2025 sono di 213,9 milioni di euro, pressoché identici al 2024 e 2023. Il risultato netto è positivo per 3,96 milioni di euro, -56% sul risultato 2024, ma con una posizione finanziaria netta che torna positiva per 6,1 milioni di euro.
SEIF. L’editore del Fatto Quotidiano ha realizzato nel 2025 ricavi per 28,34 milioni di euro, in flessione rispetto al 2024 di 1,78 milioni (-6%). Il risultato netto è negativo per 2,8 milioni di euro, passivo più pesante rispetto ai -985mila euro del 2024.
I ricavi cartacei ammontano a 14,56 milioni (51,4% sul totale), quelli digitali a 13,04 milioni di euro (46%) e gli “altri” (sfruttamento di contenuti televisivi, spettacoli teatrali ed eventi) a 742mila euro (2,6%). I ricavi della pubblicità sono di 3,49 milioni.
stampa centrale
Per quanto ancora la carta può essere centrale nei ricavi degli editori?
Per Rcs i ricavi dalle attività da stampa pesano il 52,6% sul totale del gruppo; per Seif, il 51,4%; per Il Sole 24 Ore desumere dal documento di bilancio il peso economico complessivo del cartaceo è più complicato: la vendita del quotidiano (edicola, abbonamenti) vale il 7,3% dei ricavi del Gruppo, ma il valore reale è superiore se si aggiungono pubblicità e vendita di libri. Ma i distributori (nazionali e locali) trattengono una fetta enorme del valore prodotto, lasciando margini minimi sia all’editore che all’edicolante finale. E la logistica è rigida: i furgoni devono viaggiare anche per consegnare meno copie.
I ricavi da digitale di Rcs nel 2025 valgono il 28% dei ricavi totali del gruppo, ma in valore assoluto sono sostanzialmente fermi da due anni: i numeri non raccontano una reale transizione digitale, e non lo fa nemmeno il +7,4% dal 2021 a oggi. Eppure il Gruppo dichiara un incremento straordinario degli abbonamenti digitali: il Corriere della Sera è passato da 384mila abbonati digitali nel 2021 a 754mila nel 2025, La Gazzetta dello Sport da 80mila a 267mila e, in Spagna, El Mundo da 80mila a 181mila nel medesimo periodo. Nel frattempo, la raccolta pubblicitaria online è passata dai 149,1 milioni del 2023 ai 138,2 milioni del 2025: negli ultimi due anni il Gruppo ha perso circa 11 milioni di euro di pubblicità digitale.
Il Gruppo -dice Simi- è riuscito finora a proteggere i margini grazie a tagli feroci sul personale poligrafico (dal 2021 al 2025 quasi 1/3 della forza lavoro) e a contributi pubblici (20,7 milioni di proventi per credito d’imposta sull’acquisto della carta incassati nel 2025).
banche dati e software
I ricavi digitali “certi” del Gruppo 24 Ore nel 2025 ammontano a 70,6 milioni di euro, pari al 33,0% del fatturato consolidato (213,9 milioni). Questa cifra aggrega componenti puramente digitali come la diffusione del quotidiano via web (19,5 milioni), l’agenzia di stampa Radiocor (10,2 milioni) e i servizi tecnologici professionali (circa 40,9 milioni tra banche dati e software). Oggi questi ricavi provengono in gran parte da Banche Dati e Software (40,9 milioni nel 2025) con un margine operativo lordo del 28,3% (nettamente superiore al 7,5% del quotidiano digitale).
Al Fatto i ricavi digitali sono passati dai 10,02 milioni di euro del 2021 ai 10,95 milioni del 2025, una crescita del 9,3% nei quattro anni. Ma mentre i ricavi dagli abbonamenti digitali, nello stesso periodo, sono riusciti a crescere del 33%, il valore della pubblicità sul sito del Fatto ha, invece, subito una flessione del 27%, “mangiandosi” poco più della metà di quella crescita.
gamification e battaglie
Per questo a Seif la parola d’ordine è diventata “community-first”: cercare di estrarre più valore da ogni singolo membro della propria comunità di lettori attraverso: Gamification (introduzione dei Punti Loyalty FQ che premiano le azioni dei fan con badge e servizi); Data ownership (creazione di una piattaforma di petizioni proprietaria (ioscelgo.org) per raccogliere dati internamente invece di lasciarli a terzi e legare il brand a cause sociali); Monetizzazione verticale (vendita di contenuti di approfondimento e abbonamenti correlati alle battaglie della community).
È una strategia -sostiene Simi- che ricorda (in parte) quella delle piattaforme di streaming video e audio: la crescita non passa più da nuovi utenti generici, ma dalla capacità di trasformare i lettori attuali in superfan disposti a spendere per formazione, eventi e servizi esclusivi. Per sopravvivere Seif punta tutto sulla fedeltà “militante” della sua comunità di lettori.






Professione Reporter è fatto
molto bene. Complimenti.