La Stampa del 18 giugno pubblica un’intervista allo storico Carlo Ginzburg, morto appena da 24 ore. L’intervista è di tre anni prima e lo stesso quotidiano spiega che Ginzburg, dopo averla rilasciata, aveva qualche perplessità sulla pubblicazione. Perplessità sull’interesse di ciò che aveva detto. Il giorno dopo, 19 giugno, La Stampa pubblica la breve lettera della moglie, delle due figlie e della sorella di Ginzburg: “Gentile direttore, con amaro sconcerto e profondo sdegno registriamo, alla viglia del funerale di Carlo Ginzburg, la pubblicazione dell’intervista da lui rilasciata in data 1/6/2023: un testo che, come voi ricordate, lui stesso aveva esplicitamente chiesto di non pubblicare. Violare le esplicite volontà di un intervistato a poche ore dalla sua morte, gesto che affermate compiuto ‘con rispetto’ sarebbe stato un tempo impensabile sul vostro giornale”. Luisa Ciammitti, Silvia, Lisa e Alessandra Ginsburg.
La lettera che nel giugno 2023 Ginsburg inviò all’intervistatore Francesco Rigatelli è questa: “Grazie per la nostra conversazione di ieri: è stato come incontrarsi in un bar e chiacchierare prendendo un caffè a distanza. Mi rendo conto però che il risultato non sia pubblicabile -per colpa mia, intendiamoci. Le banalità che ho detto sulla situazione presente non meritano di essere diffuse”.

La Stampa, pubblicando l’intervista a tre anni di distanza, la ricorda e aggiunge: “Allora assecondammo il pudore del professore emerito di Storia alla Normale di Pisa e all’Università di Los Angeles, celebre per i suoi libri su folclore, magia e religione nel ‘500. Oggi con rispetto pubblichiamo l’intervista, non trattandosi di banalità ma di fuochi nella notte”.

L’intervista per la verità è bella e interessante. Ginzburg diceva, fra l’altro, che il fascismo ha purtroppo un futuro, che la retorica di Trump è fascista, che l’idea del presidenzialismo in Italia è inquietante. Parla del suo timore per l’apatia dei giovani, in particolare riguardo alla politica, che Meloni è abile e competente, ma orientata verso un presidenzialismo aggressivo. Diceva di essere ateo, ebreo, ma non ebraico.

A La Stampa dal 1° luglio arriva il nuovo Direttore Antonio Di Rosa, nominato dalla nuova proprietà, Sae di Alberto Leonardis.

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