Gli estremi non sempre si toccano. O almeno non soltanto. Lo spiega Gianluca Ansalone, manager, docente e già consigliere diplomatico del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nel suo libro “Estremi. Il mondo in bilico tra caos e polarizzazione”. Edito da Guerini e Associati, con la prefazione di Francesco Rutelli, presidente del Soft Power Club.
Qui gli estremi non solo si toccano, ma si incontrano, si scontrano, si confondono per generare il caos, provocando una polarizzazione talmente netta da mettere in crisi le istituzioni democratiche. E tra gli estremi -il clima, la politica, la guerra, la popolazione, la religione, la tecnologia- c’è la comunicazione.
parola di reagan
Nel 1989 il presidente americano Reagan disse: “Il Golia del controllo totalitario sarà a breve abbattuto dal Davide del microchip. L’informazione è l’ossigeno dell’età moderna. Passa attraverso i muri e scavalca i fili spinati. Buca qualsiasi frontiera o confine e scorre perfino attraverso la Cortina di Ferro”.
Profetico, ma solo fino ad un certo punto, perché l’ottimismo sulla circolazione dell’informazione e delle idee, che permeò gli anni novanta e la prima decade del nuovo millennio con l’espandersi della rete internet, finirà ben presto per cedere il passo al realismo ed alla consapevolezza che nell’era dell’infodemia, dell’eccesso di informazioni, molte vengono utilizzate per “manipolare, indirizzare e controllare, per plasmare o imporre un ordine sociale o, piuttosto, per generare caos”.
aspetti del disordine
I social e poi l’Intelligenza artificiale hanno messo in crisi il modello della comunicazione tradizionale e aperto la strada alla diffusione di misinformazione, malainformazione e disinformazione, i tre principali aspetti del disordine informativo individuati dal Consiglio d’Europa per catalogare le fake news. Concetti che nella loro applicazione pratica da parte di potenze straniere hanno generato effetti negativi per la tenuta sociale e per le istituzioni democratiche.
Gianluca Ansalone cita diversi esempi, dai disordini del luglio 2024 a Londra e nelle principali città inglesi al condizionamento delle elezioni in Romania e Moldova del 2025, fino al deepfake della candidata favorita alle elezioni politiche in Irlanda, Catherine Connolly, che in un video prodotto dall’AI annuncia il ritiro della sua candidatura.
l’esca della rabbia
Come reagire alla diffusione di contenuti d’odio -talmente diffusi che l’Oxford English Dictionary ha identificato il sostantivo ragebait, letteralmente “esca della rabbia”, come parola dell’anno 2025- e come limitare l’impatto sociale di algoritmi che premiano la diffusione di contenuti più estremi senza ledere il principio della libertà dell’espressione e scivolare verso una censura arbitraria dei contenuti e delle emozioni?
Ci ha provato il premier britannico Keir Starmer, da poco ex, che ha studiato alcune strategie per inasprire le norme sulla sicurezza di internet nel Regno Unito, convinto che la disinformazione sia stata la prima causa dell’ondata di violenze anti-immigrazione che ha tenuto per giorni in ostaggio le principali città del Regno. Ha chiesto ai giganti del web di esercitare una sempre maggiore autoregolazione. Lo ha fatto l’Unione Europea, introducendo sanzioni pesanti per quelle piattaforme che decidono di non cancellare messaggi di incitazione alla violenza e alla rivolta. Ma “molti mesi dopo l’avvio di questi esercizi -scrive Ansalone- nessuna norma è stata però introdotta né si può dire che i progressi in termini di gestione della comunicazione estrema siano fino a oggi rilevanti”.
articoli anonimi
Il dibattito prosegue e saranno i fatti a rendere indispensabile una sintesi. “I proprietari delle piattaforme -conclude Ansalone- hanno un ruolo non diverso da quello degli editori dei grandi giornali o delle televisioni e radio. Nessuno, in quei contesti, accetterebbe di ricevere un articolo, un editoriale o un video in forma anonima. E di pubblicarlo”.




