Dopo anni e anni di dibattiti e convegni per l’ennesima volta come giornalisti ci troviamo del tutto inadeguati e sorpresi dinanzi all’ennesima capriola della tecnologia.

Da almeno 4 anni, diciamo dalla conclusione dell’ultima edizione  del 2022, sappiamo che nel giugno del 2026 ci sarebbero stati i campionati mondiali di calcio, questa volta in Nord America (Usa, Messico e Canada).

Come italiani l’evento ci coinvolgerà solo da neutrali spettatori, visto che la nostra nazionale ha trovato il modo di essere esclusa per la terza volta.

grande attrazione

Ma da sportivi inevitabilmente saremo coinvolti in uno spettacolo che esercita sempre una grande attrazione su gran parte dell’umanità.

Un’altra cosa che era nella comuni previsioni è che questa edizione dei mondiali avrebbe registrato una straordinaria e inedita presenza di tecnologie.

La prevedibilità di questi dei fenomeni – Coppa del mondo più tecnologie- non ha scosso la sensibilità di quei soggetti che in qualche modo da tempo si lamentano di essere vittime di un processo innovativo che li penalizzi. Come appunto i giornalisti, e con essi, ad esempio, le emittenti di servizio pubblico e  più complessivamente le reti televisive generaliste.

mestiere rimodulato

A un mese dall’inizio dello spettacolo scopriamo che sta andando in scena la più poderosa rassegna di prodotti digitali destinati a rimodulare radicalmente sia il mestiere di giornalista che la funzione della stessa televisione, introducendo forme e contenuti del tutto eversivi, rispetto ai codici tradizionali, del modo di vedere, documentare e discutere le performance sportive.

Si annuncia, secondo il presidente della Fifa, la Federazione mondiale del calcio, Infantino, uno svizzero italiano di cuore ma americano di portafoglio, una sequenza equivalente “a 104 Super Bowl”.

super bowl

Il riferimento è allo spettacolo sportivo per antonomasia negli Usa: la finale del campionato federale di football americano. Un evento unico nel suo genere dove prestazione atletica e ricchezza spettacolare si fondono in una messa in scena che per almeno 4 ore tiene incollati agli schermi 80 milioni di spettatori. Fino ad ora tale stressante manifestazione si riusciva ad allestire una volta all’anno. Ora, dice Infantino, ogni partita di calcio avrà quella potenza evocativa e attrattiva, prima, durante e dopo la sua realizzazione.

Infatti per le 104 partite previste da metà giugno, si sta organizzando la definitiva omologazione del calcio alle metriche espressive e riproduttive delle Intelligenze artificiali.

sei miliardi

I 90 minuti della tradizionale partita saranno un tenero ricordo di generazioni in graduale uscita. I 6 miliardi di spettatori che seguiranno l’evento globale saranno perfettamente allineati, per percezioni, emozioni e vicinanza ad ogni singolo gesto calcistico, ai 6 milioni che avranno comprato i carissimi biglietti per andare allo stadio. Il nesso che legherà indissolubilmente il divano e la tribuna sarà appunto la risorsa di Intelligenza artificiale che permetterà ad ognuno dei due gruppi di re-impaginare, in diretta, ogni frammento di incontro. Sulla base di dati e riprese tv multiple che renderanno il giocatore che colpisce la palla il terminale di un racconto avvolgente che conviverà con la visione ravvicinata del gesto sportivo.

Qualcuno potrà sbuffare dicendo: ma io voglio vedere la partita. Si ricordi come il Var o la moviola decenni fa hanno rotto l’unità temporale dell’avvenimento, costringendo tutti noi ad rivedere e rivalutare retroattivamente i momenti salienti di una partita.

nitide e stabilizzate

Ora si rilancia: mediante una tecnologia basata su forme di AI potremo vedere in diretta riprese stabilizzate e nitidissime dal punto di vista dell’arbitro, combinando con le diverse inquadrature che circa 50 telecamere in campo ci proporranno. Il match diventa un video game in diretta che per almeno le ultime generazione avrà un linguaggio visivo, un impatto retinico, dicono quelli che sanno, molto coerente e analogo ai frame che usano quotidianamente.

Non a caso i due media partner della manifestazione per la prima volta sono due piattaforme come Tik Tok e You Tube, due modalità diverse fra loro ma perfettamente complementari, per metabolizzare e sminuzzare uno spettacolo nei suoi componenti primari.

partita aumentata

La partita sarà infatti scomposta e riconfigurata mediante l’intreccio degli episodi di campo con il back stage preparatorio di quell’azione, la sua geometrica programmazione e preparazione, la valutazione dell’interpretazione che ne ha dato il singolo giocatore. Il pubblico, ma anche lo spettatore allo stadio, mediante il suo smartphone, avrà anche l’accesso alla partita aumentata, potendosi aggirare  fra i flussi di dati che in diretta orientano le decisioni degli allenatori, avendo cosi la sensazione di partecipare ai conciliaboli in panchina. 

Ma la soluzione che probabilmente produrrà una narrazione del calcio completamente diversa, riguarda gli avatar dei calciatori. Tutti i componenti delle 48 squadre che partecipano al mondiale saranno riprodotti a 3D. La procedura viene giustificata semplicemente con la necessità di avere parametri fisici degli atleti per poter più precisamente rilevare il fuori gioco mediante la triangolazione delle camere in campo. In realtà è evidente che avendo un tale patrimonio subito dopo il mondiale avremo un nuovo linguaggio con cui saranno riprodotte le stesse partite con i gemelli dei giocatori, e poi, sulla base dei dati statistici, saranno anticipate e pre-giocate nel prossimo futuro.

spettacolo autonomo

In sostanza si sta sostituendo la mediazione tradizionale che legava ogni spettatore al fenomeno calcistico dalle figure professionali giornalistiche agli automatismi visivi, che consegnano all’utente il kit per crearsi autonomamente lo spettacolo esperienziale.

In questo scenario brilla l’assenza totale del mondo giornalistico che pure poteva essere co-protagonista di un adattamento di queste risorse a modelli integrati e accompagnati da supervisione umana. Ancora oggi sarebbe plausibile che nelle diverse aziende si definissero intese e accordi, sulla falsariga di quelle che hanno composto la rivolta di attori e sceneggiatori ad Hollywood, per civilizzare questa trasformazione.

format tradizionali

Non meno problematico lo scenario di propone per le aziende televisive generaliste che si troveranno del tutto sorpassate da queste soluzioni e difficilmente potranno combinare risorse tecnologiche ai propri format tradizionali, basati sulla rimasticatura in studio di quanto è accaduto.

In meno di qualche settimana ci troveremo sbalzati in un nuovo tempo e questa volta non potremmo certo dire che la storia ci ha sorpreso.

(nella foto, Gianni Infantino, Presidente Fifa)

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