Il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti ha approvato a maggioranza una mozione presentata da Matteo Pucciarelli, Angela Caponnetto, Fulvia Caprara e Danilo De Biasio. Il Presidente Carlo Bartoli e la Segretaria Paola Spadari hanno votato a favore.
L’Ordine “abbandona” la definizione di antisemitismo dell’IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance) adottata tre anni fa e aderisce alla Jerusalem Declaration. Nella definizione dell’IHRA si declina l’antisemitismo in undici esempi specifici, sette dei quali sono incentrati non solo sugli ebrei in quanto tali ma anche sullo stato di Israele. “Una commistione pericolosa per gli ebrei stessi -si legge nella mozione- e che rischia di criminalizzare posizioni e sensibilità altrimenti legittime”. La definizione IHRA è stata appena approvata al Senato in una legge, che dovrà andare ora alla Camera.
dibattito pubblico
L’Ordine è favorevole “a combattere ogni forma di antisemitismo e razzismo, ma senza che questo diventi uno strumento per comprimere il dibattito pubblico”. Il Consiglio nazionale dell’Ordine dunque “si avvarrà prioritariamente della definizione di antisemitismo così come enunciata ed esemplificata dalla ‘Jerusalem Declaration on Antisemitism’, documento sottoscritto da circa duecento studiose e studiosi in tutto il mondo che si occupano di storia dell’antisemitismo, della Shoah, degli ebrei e delle vicende mediorientali. Una definizione che, nell’intento dei suoi sottoscrittori, pone una correlazione tra lotta all’antisemitismo, contrasto di ogni forma di odio, difesa della libertà di parola, protezione dei diritti umani di tutte e tutti, senza eccezioni”.
codice deontologico
Il Codice deontologico della professione, entrato in vigore il 1° giugno 2025 all’articolo 9 obbliga il giornalista a rispettare il diritto della persona a non discriminare nessuno per razza, religione, opinioni politiche, sesso e condizioni personali. Al contempo tutelare la libertà di espressione e di critica è un caposaldo della professione, nonché della nostra Costituzione. Si tratta di “un diritto insopprimibile dei giornalisti”, nel rispetto della “verità sostanziale dei fatti e della buona fede”.
Volontà del Consiglio dell’Ordine “è rendere il contrasto al sentimento antiebraico più focalizzato e rigoroso senza che si sconfini in censure o autocensure”.
passaggio alla camera
A marzo 2026, il Senato italiano ha approvato il disegno di legge (DDL S.1004) “Disposizioni per la prevenzione e il contrasto dell’antisemitismo”. La legge adotta la definizione operativa di antisemitismo elaborata dall’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA), utilizzandola come base per la Strategia nazionale di lotta. Alcuni esperti e giuristi hanno espresso dubbi sulla precisione giuridica della definizione IHRA, temendo che possa limitare la libertà di espressione, in particolare riguardo alle critiche alla politica dello Stato di Israele. La legge dovrà ora passare all’esame della Camera.
tutelare l’autonomia
In questa occasione Innamorati ha sollevato la stessa obiezione: non andava bene la dichiarazione dell’Ihra ieri, non va bene la Jerusalem Declaration oggi, anche se nel merito è meno discutibile. In questo senso si sono espressi anche altri colleghi, come Daniele Cerrato e Alessandro Sansoni.
Alla fine su 56 presenti i sì sono stati 25, i no 8, gli astenuti 4, mentre gli altri 19 presenti non hanno partecipato al voto.






Il voto del Consiglio Nazionale dell’Ordine (CNOG) è piuttosto inquietante. Risultato: 25 voti a favore, 8 contro e 4 astenuti. Totale 37 su 52 aventi diritto di voto. Ben 15 dunque si sono eclissati. Inoltre non è vero che l’Ordine intenda abbandonare la definizione di antisemitismo dell’IHRA.
Infatti nella mozione c’è scritto che “il CNOG non intende rinnegare lo scopo originario che si era prefisso la definizione dell’IHRA”, un testo piuttosto ambiguo che non è una vera condanna della definizione dell’IHRA.
Certo è un passo avanti, ma il voto mostra come le resistenze siano ancora piuttosto consistenti.