Diverse intimidazioni a mezzo social (e non solo) hanno raggiunto Nello Trocchia, inviato di Domani. Lo denuncia lo stesso quotidiano, riferendo sabato 18 aprile che tutti i messaggi minatori sono confluiti in un fascicolo d’indagine della Direzione distrettuale antimafia di Roma. “Tu lo sai che mori”. “Giornalista terrorista. Tanto sai chi so, ognuno si sceglie il suo destino”. “Ce sentimo presto, infame”: queste alcune delle minacce rivolte a Trocchia, minacce che, scrive Domani, arrivano “da esponenti di spicco del mondo della malavita, ma anche da membri del mondo ultras”.
In un altro pezzo, pubblicato lo stesso giorno, il vicedirettore Giovanni Tizian richiama “la protezione necessaria per uscire dalla paura e dall’isolamento” e la necessità di “tutelare i cronisti perché questi possano scrivere e scrivere ancora di chi i territori li usa come feudi, impoverendoli, e sottrae il futuro delle generazioni future”. E ancora: “Avremmo preferito parlare di fatti che non riguardano cronisti di Domani, ma siamo obbligati a farlo perché la situazione in cui si trova il nostro inviato Nello Trocchia è seria”.
Al fianco del collega si schiera il presidente Fnsi, Vittorio di Trapani, che sui social rileva come “il quadro di minacce e intimidazioni rivolte a Nello Trocchia” sia “inquietante”, auspicando “una reazione immediata e adeguata delle istituzioni”. Di Trapani ricorda che “i nostri timori per la sicurezza di Nello Trocchia li abbiamo affidati più volte all’Osservatorio cronisti minacciati. Ora servono fatti e azioni”.
Accanto all’inviato di Domani anche Stampa Romana: “Nonostante riceva da tempo minacce e intimidazioni dovute alle sue inchieste sulla criminalità” non ha ancora “una adeguata protezione”. Stampa Romana chiede alle autorità “di dare un messaggio chiaro: lo Stato difende chi denuncia la criminalità, garantisce la libertà di informazione”.

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