Un giornalista e una professoressa arrestati per un grave caso di abusi: secondo le indagini dei carabinieri la donna inviava al suo compagno materiale pedopornografico relativo alla stessa figlia e ai nipotini, che spesso le venivano affidati.

Perché nessun media pubblica i nomi? I giornalisti proteggono i giornalisti? 

L’Adnkronos, diretta da Davide Desario, ha dato una spiegazione ai lettori: “La tutela dei minori è una priorità assoluta. Sono la figlia e i nipotini della donna le prime vittime e i soggetti fragili di cui bisogna ad ogni costo evitare l’identificazione. Lo impone la deontologia professionale, che ogni giornalista ha il dovere di rispettare”.

I nomi dei due arrestati, un giornalista 48enne, ex vicedirettore di un telegiornale nazionale, e una professoressa di liceo 52enne di Treviso, accusati di concorso di violenza sessuale nei confronti di minori, pornografia minorile, detenzione e accesso a materiale pornografico, sono finiti al centro di un’inchiesta avviata a Roma, un fascicolo che potrebbe essere trasferito alla procura di Venezia, competetente per i reati distrettuali. A far partire le indagini è stata la denuncia presentata dall’ex compagno della donna: la figlia gli aveva raccontato di aver trovato sul pc della madre una chat in cui venivano scambiate foto e messaggi a sfondo sessuale che ritraevano minori, tra i quali anche lei e i suoi due cugini di 5 e 8 anni.

Il Codice deontologico dei giornalisti vieta, nelle vicende “che coinvolgono persone minorenni, sia in qualità di protagonisti che di vittime o testimoni”, di diffondere dati personali e “ogni altra circostanza ed elemento che possano, anche indirettamente, consentire la loro identificazione, avendo cura di evitare sensazionalismi e qualsiasi forma di speculazione”. La necessità di tutela, si spiega, “è finalizzata ad impedire che l’informazione possa incidere sull’armonico sviluppo della loro personalità, turbare il loro equilibrio psico-fisico e influenzare negativamente la loro crescita”.

Anche la Carta di Treviso, documento che punta proprio a proteggere i minori quando sono oggetto di informazione, ricorda che “va garantito l’anonimato del minore coinvolto in fatti di cronaca” e va anche “evitata la pubblicazione di tutti gli elementi che possano con facilità portare alla sua identificazione” come ad esempio “le generalità dei genitori”, “l’indirizzo” o “la scuola”. 

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