Olimpiadi invernali al centro della Rassegna stampa sui generis, di GiULiA Giornaliste, che esamina le notizie sulle donne dal 9 al 14 febbraio 2026 su Il Corriere della Sera, La Repubblica, La Stampa, Il Giornale, Il Messaggero, L’Avvenire, Domani, il Fatto quotidiano, Il Sole 24 ore, Qn, Il manifesto, Libero, La Verità, La Gazzetta dello Sport, Tuttosport, Il Corriere dello sport, con uno sguardo al web. 

Firme in prima pagina, questa settimana: uomini 1076, donne 307; editoriali, commenti, analisi: uomini 195, donne 43; interviste: a uomini 256, a donne 110. 

Sulla Gazzetta dello Sport 117 firme maschili in prima pagina e 19 femminili. Su Domani  le firme delle giornaliste hanno superato quelle maschili. E c’è parità negli editoriali.

MITI E FIABE. Gli aggettivi scelti per descrivere le campionesse vincenti sono spesso superlativi ripetitivi (“favolose, leggenda, mito…”), o legati all’immaginario magico, fiabesco (“la Regina, Il filo d’Oro…”) e creativo (“L’Orobrigida, Goggia a pioggia…”). Obiettivo anche sulle caratteristiche “fuori campo” (“Super mamma, acconciature stravaganti, superstar, rimmel…”).

Vengono considerati come straordinari per le atlete comportamenti insiti nello spirito sportivo (“determinazione, abnegazione, audacia, coraggio…”). Emanuela Audisio su Repubblica punta sull’impresa di Federica Brignone dopo l’infortunio: “Le donne emotive? Ma dove, ma quando? Continuano a vincere, a tenere testa al mondo, a provarci e a riuscirci. Non da ragazzine che vogliono strafare, ma da donne mature”.

La Rassegna stampa sui generis nota che per le donne nei ruoli tecnici e organizzativi dello sport la norma è l’invisibilità. Le citazioni più volte non riportano il nome con il cognome, o solo il nome e utilizzano l’articolo determinativo femminile (“la” più il cognome).

ASILI IN RITIRO. Il rapporto fra la vita di atleta e quella di mamma viene evidenziato dai due ori di Francesca Lollobrigida con un figlio di 3 anni appresso. Brutale la sua analisi sul Corriere: “Un’atleta senza aiuti non sarà mai madre”. La campionessa dice di aver potuto fare un figlio perché ha trovato il supporto della Federghiaccio. Non tutte le Federazioni hanno il progetto maternità. Ci sono atlete che, quando comunicano al club di aspettare un bambino, perdono lavoro e stipendio. E poi sottolinea l’assenza di asili nei ritiri per gli atleti in Italia: “In Norvegia ai mondiali di Hamar dell’anno scorso, la palestra aveva un nido incorporato, con le maestre per intrattenere i bimbi per il tempo necessario”. 

TUTTO E MEGLIO. Andrea Sorrentino sul Messaggero commenta: “Le medaglie delle donne italiane sono ormai una certezza. Perché le nostre ragazze sanno fare tutto e meglio degli uomini, da un pezzo. E li hanno sorpassati alla grande. Nella vita di tutti i giorni, com’è sempre più chiaro da un milione di segnali e di storie, e anche nello sport che ci spiega, spesso in anticipo, il mondo in cui viviamo. Già alle Olimpiadi estive di Parigi 2024 si era capita la tendenza: 17 medaglie su 40 alle donne, che avevano anche vinto 7 dei 12 ori totali, compresi quelli storici nella pallavolo e nel tennis sempre negati agli uomini”. 

SQUID GAME. Caso Epstein. Aldo Cazzullo sul Corriere: “Il vero punto del caso Epstein è l’esistenza di un’élite internazionale ormai convinta della disuguaglianza tra gli esseri umani. Persone ricche e potenti sicure di poter disporre del corpo e della vita di altre persone, spesso povere e fragili. Leader convinti di vivere in un’assoluta impunità. Un ambiente da Squid Game, in cui un pugno di uomini dispone della massa, pescando a scelta le vittime”. L’altra riflessione è quella di Carlotta Cossutta sul manifesto, secondo cui la mole di dossier dell’inchiesta “è una cartografia dell’impossibilità di disgiungere il sessuale dall’economico. Impossibile separare i corpi dal potere. L’uso dei corpi femminili non è il prodotto perverso di un accumulo di potere e di una logica capitalistica, ma ne è il fondamento. Il capitale non è pensabile senza il dominio patriarcale. Quindi la questione degli abusi sulle bambine e sulle donne non è morale ma politica, non è culturale ma profondamente materiale”.

il Giornale parla del caso Epstein ai fini di propaganda politica: quando è uscito nei file il nome di Rula Jebreal (per altro solo per aver partecipato a cene di rappresentanza) ne ha fatto un articolo con grande foto titolando “Così prova anche lei la gogna mediatica”.

CACCIA ALLA STREGA. Caso Francesca Albanese. Sono state attribuite alla relatrice speciale Onu sui territori palestinesi occupati al forum di Doha – “Israele nemica dell’umanità” – poi rivelatesi una estrapolazione manipolata.

Praticamente tutte le testate riportano la protesta di Francia, Germania e Italia, che chiedono le dimissioni della giurista. La “caccia alla strega” lanciata dalle testate di destra è cavalcata anche quotidiani più autorevoli. Antonio Polito sul Corriere la accusa di antisemitismo e schieramento pro-Hamas.

Il Fatto Quotidiano è tra i pochi a fare una ricostruzione diversa: la relatrice Onu è stata “linciata” in primis dalla Francia perché denunciò l’export di armi verso Israele di un colosso d’oltralpe. Elnet (gruppo europeo di lobbying pro-Israele) ha pagato i viaggi pure a deputati di Macron. E Travaglio denuncia il taglia e cuci fatto sulle dichiarazioni di Albanese per farle dire quello che non ha detto

PATRIARCATO BATTUTO. Giuliano Giubilei su Il Giornale rilancia un articolo del settimanale tedesco Die Zeit che elogia “le sorelle d’Italia” — Meloni, Arianna Meloni e Marina Berlusconi , intervistata dal Corriere — come prova che la destra starebbe “battendo il patriarcato”. Qui l’argomento è chiaro: non serve definirsi femministe per emanciparsi; la destra avrebbe costruito una classe dirigente femminile più efficace della sinistra. Repubblica e Domani sono più scettici: la leadership femminile non è di per sé emancipatoria. Il Corriere della Sera presenta nel frattempo una nuova figura di dirigente politica, Annamaria Frigo, vicina alle posizioni tradizionaliste di Vannacci, che propone un modello di donna legato alla maternità e alla dedizione domestica.

UNICA TRA MASCHI. Tra il 13 e il 14 febbraio i principali quotidiani convergono su un punto: la centralità di Giorgia Meloni nello scenario politico internazionale. Il Messaggero la racconta al tavolo europeo sulla competitività come leader pragmatica e determinata, impegnata a spingere l’UE verso interventi rapidi su automotive, energia e industria. Colpisce anche l’immagine: unica donna tra i partecipanti, in un contesto ancora prevalentemente maschile. Avvenire racconta il vertice Italia-Africa in Etiopia, dove Meloni appare come artefice del Piano Mattei e protagonista di una strategia che intreccia sviluppo, cooperazione e gestione dei flussi migratori. Anche qui è l’unica donna tra i leader presenti.

UOMO NERO. Il caso di Zoe Trinchero, la diciassettenne uccisa a Nizza Monferrato si è chiuso con la confessione dell’amico Alex Manna. Zoe era ancora viva quando è stata gettata nel canale dopo essere stata colpita con pugni. Molti quotidiani (Corriere, Repubblica, La Stampa) hanno sottolineato il tentativo dell’assassino di incolpare un giovane musicista di origini africane, Naudy Carbone. Domani e La Stampa hanno analizzato come la “caccia all’uomo nero”sia stata una reazione razzista che strumentalizza il corpo della donna bianca, vista come “proprietà del gruppo” per sfogare odio xenofobo, ignorando invece i femminicidi commessi da italiani. La Stampa sottolinea la tendenza ad accusare gli stranieri come capri espiatori. Dal caso di Erika e Omar, all’omicidio di Meredith alla strage di Erba. E’ sempre colpa dell’uomo nero.

MINACCE E TORTURE. A Roma un uomo di 62 anni è stato arrestato dai carabinieri per aver aggredito e minacciato con un coltello la compagna, davanti al figlio di dieci anni. Lo racconta il Corriere. Il Messaggero e Avvenire scrivono di una ragazza segregata, torturata e stuprata dall’ex a Sassari. Repubblica e La Stampa sulla vicenda di un uomo che ha seppellito la mamma, raccontando poi che era partita per un viaggio. Si indaga. Il caso della bambina di 2 anni morta a Bordighera ha acceso un dibattito sulla figura materna. Vittorio Feltri su Il Giornale ha sostenuto che la violenza non ha genere e che l’idealizzazione della madre come soggetto incapace di nuocere porti a ignorare i segnali di pericolo. 

UNA SU DUE. A Brescia, l’arresto di un padre che ha abusato della figlia minorenne fino a metterla incinta ha scosso l’opinione pubblica (Avvenire, La Verità). La Verità riporta anche il commento l’eurodeputata Lara Magonidi, Fdi: “Un crimine mostruoso. Dobbiamo rafforzare la prevenzione e intercettare subito i segnali di disagio”. Il rapporto Save The Children – Ipsos citato da Avvenire traccia un quadro allarmante: una ragazza su due subisce avances indesiderate e il 37,6% delle giovani ha subito violenza fisica o sessuale negli ultimi 5 anni. Lo psicologo Matteo Lancini su La Stampa suggerisce che la violenza dei giovani maschi oggi derivi da un ”vuoto identitario”; e da una gestione patologica del rifiuto, definendo il ritiro sociale come l’equivalente maschile dell’anoressia.

BRAVE E MALPAGATE. Di donne e professioni si è parlato molto in questa settimana in occasione della Giornata mondiale delle donne e delle ragazze nella scienza, in particolare per il rapporto Almalaurea ripreso da tutti. I dati da anni certificano che le ragazze sono più brave ma poi sono costrette a fermarsi: le donne sono il 60 per cento di chi accede alla laurea, il 60,9 per cento si laurea in corso (55, 4 per cento gli uomini) e con un voto migliore (104 su 110 contro 102 su 110). Il rapporto sottolinea che per le ragazze la laurea funziona di più come ascensore sociale: mentre il 36 per cento dei maschi laureati ha almeno un genitore laureato, nel caso delle ragazze è solo il 29,7. Dopo di che il primato si ribalta. Le laureate Stem sono il 41 per cento del totale e il 36,7 per cento dei dottori in ricerca. Gli stipendi degli uomini sono in media del 15 per cento in più. In media i laureati di primo livello guadagnano 1.935 euro mensili contro i 1.686 euro delle ragazze; mentre quelli di secondo livello ne percepiscono 2.012 euro contro i 1.722 delle coetanee. Se poi le donne, insieme alla carriera, hanno anche la pretesa di avere dei figli, lo svantaggio raddoppia: 34,3 per cento. A spiegare il gender gap nell’area stem su La Stampa è Alessia Ciancio, professoressa dell’Università di Torino che studia le malattie del fegato e vincitrice del bando Fellowship: in Italia la ricerca è caratterizzata da lunghi periodi di precarietà che penalizzano in modo sproporzionato le donne, soprattutto negli anni in cui carriera scientifica e vita privata si intrecciano. Lei stessa alla prima gravidanza ha temuto di non farcela, ma la determinazione conta.

Sulla questione del gender pay gap notizia della settimana è il recepimento della direttiva europea sulla trasparenza salariale: le imprese dovranno indicare la retribuzione negli annunci di lavoro e fornire informazioni sui criteri retributivi e sui salari medi per genere.

Il Sole recensendo il libro “Nessuna fuori dal codice” di Alessia Canfarini e Simona Rossitto scrive: nel mondo dell’Ai a livello globale le donne sono solo il 22%, il rischio di amplificazione dei bias cognitivi è molto alto.

La “Rassegna sui generis” è frutto del lavoro di squadra di Luisa Brambilla, Laura Fasano, Paola Farina, Elisa MessinaPaola Rizzi, Luisella Seveso, Maria Luisa Villa, Agnese Zappalà. Ha collaborato Claudia Giordani, vicepresidente del Coni.

1 commento

  1. Un’analisi molto interessante su come le donne vengano raccontate nello sport 🙂 È importante riflettere sul linguaggio e sugli stereotipi che ancora influenzano la narrazione mediatica. Articolo stimolante e attuale.

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