(S.A.) La modalità AI di Google sta modificando il modo in cui le persone trovano le ricette online, con effetti diretti sul lavoro e sui ricavi dei food blogger che basano il proprio sostentamento sulla pubblicità digitale. La funzione, attiva da marzo, mostra agli utenti ricette generate dall’Intelligenza artificiale direttamente nella pagina dei risultati, riducendo il numero di visite ai siti originali.
Le ricette proposte da AI non provengono da un singolo autore. Il sistema raccoglie informazioni da più fonti, unisce ingredienti e passaggi simili e crea una versione sintetica del contenuto. In diversi casi, questo processo ha prodotto istruzioni imprecise o incomplete, perché l’algoritmo non distingue sempre tra fonti affidabili e commenti pubblicati sui social o nei forum.
Da tempo, molti autori di ricette pubblicano gratuitamente il proprio lavoro. Le entrate arrivano dagli annunci pubblicitari visualizzati sulle pagine, un modello che funziona solo se gli utenti accedono direttamente ai siti. Con la diffusione delle risposte AI, però, sempre più persone leggono la ricetta senza uscire da Google, interrompendo il flusso di traffico verso i blog. E’ quello che sta succedendo anche in molti altri settori dell’informazione: Google Overview genera risposte complete e gli utenti non visitano più i singoli siti.
Le ricette non sono generalmente protette dal copyright. Le istruzioni pratiche non rientrano nella tutela del diritto d’autore, anche se può esserlo la forma specifica del testo. Questo limite normativo rende difficile per i creatori impedire che il proprio lavoro venga rielaborato o riutilizzato dall’intelligenza artificiale.
Jim Delmage, che gestisce il blog e il canale YouTube Sip and Feast insieme alla moglie Tara, spiega che molti professionisti evitano di esporsi pubblicamente perché il tema riguarda il loro reddito. Matt Rodbard, fondatore del sito Taste, sottolinea l’impatto sul settore: “Per i siti web che dipendono dal modello pubblicitario, penso che questo rappresenti un evento di estinzione sotto molti aspetti”.
Il periodo natalizio è tradizionalmente il momento più redditizio per i blog di cucina. Quest’anno, diversi autori segnalano risultati inferiori alle aspettative. Carrie Forrest, fondatrice di Clean Eating Kitchen, ha dichiarato di aver perso l’80% del traffico negli ultimi due anni. Altri creatori, come Delmage e Karen Tedesco di Familystyle Food, riferiscono invece una situazione stabile, grazie a un pubblico abituale.
Tedesco costruisce le sue ricette sulla base di anni di esperienza professionale, includendo spiegazioni tecniche, immagini dettagliate e video. Cercando “polpette italiane” su Google, il suo sito compare tra i primi risultati. Attivando la modalità AI, la ricetta viene però trasformata in una versione sintetizzata che combina contenuti provenienti da dieci fonti diverse, riducendosi a un elenco essenziale di ingredienti e passaggi.
Secondo Tedesco, anche se le fonti sono indicate, molti utenti non aprono i link. “A questo punto, si fidano ciecamente dei risultati che vengono loro propinati”, afferma. Un fenomeno simile è stato osservato da Adam Gallagher di Inspired Taste, che ha notato un aumento delle visualizzazioni nei risultati di Google ma una diminuzione delle visite effettive al sito.
Dopo aver segnalato la discrepanza sui social, diversi lettori hanno risposto dicendo di non aver notato differenze tra la ricetta originale e quella mostrata da Google. La possibilità di ottenere subito una risposta, senza aprire altre pagine, viene indicata come uno dei motivi principali.
Rodbard riconosce che molti blog di cucina sono diventati complessi da navigare a causa di pubblicità invasive, ma secondo Tom Critchlow, dirigente della società Raptive, il problema principale resta la riduzione della visibilità dovuta alle modifiche dell’algoritmo di Google e all’introduzione della modalità AI.
Un sondaggio condotto su 3.000 adulti statunitensi mostra che quasi la metà degli intervistati considera i contenuti generati dall’Intelligenza artificiale meno affidabili di quelli prodotti da esseri umani. Nonostante questo dato, le alternative per i food blogger restano limitate. Bloccare i crawler utilizzati per addestrare l’AI significa ridurre ulteriormente la presenza nei motori di ricerca. “Non puoi mordere la mano che ti dà da mangiare”, afferma Delmage.
Il passaggio a modelli di abbonamento su piattaforme come Substack o Patreon è un’altra possibilità, ma richiede un seguito già consolidato. Anche il libro di cucina mostra segnali di tenuta: le vendite di titoli dedicati alla pasticceria sono cresciute dell’80% nell’ultimo anno. Tuttavia, anche questi contenuti vengono copiati e rielaborati dall’Intelligenza artificiale, spesso a partire da archivi pirata.
Secondo Critchlow, una maggiore consapevolezza del pubblico potrebbe portare a distinguere più facilmente tra contenuti artificiali e contenuti realizzati da persone. Karen Tedesco osserva che esisterà sempre una fascia di lettori interessata a imparare da fonti riconosciute, mentre il settore del blogging continuerà a muoversi tra cambiamenti e adattamenti.


